Matera Capitale

I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

wikimatera.it

wikimatera.it
Nuova collaborazione dal 15 Gennaio 2022

domenica 12 aprile 2026

 

LA CITTADELLA DA ANTICO PRIMO RIONE 

A CUSTODE DEL PIÙ GRANDE SEGRETO

Il Gaudioso descrive Ferrandina come una delle più grandi e popolate città della Lucania, ascendendo il numero di cittadini a 5000 circa. La città viene eretta nel 1492, con il più antico dei rioni odierni, “LA CITTADELLA”, e con essa, una serie di famiglie nobili ergono i loro palazzi Gentilizi con relative case, stalle e magazzini sottostanti, tanto da popolare l’intero agglomerato e renderlo un piccolo abitato urbano.

Le famiglie nobili saranno molteplici, a cominciare dai De Leonardis, ai San Mauro, ai Sanseverino, e successivamente dai D’Amato-Cantorio, i Centola, i Mastromattei, i De Pace, i Siviglia ed i Piccinni-Lavecchia.

Oltre a famiglie nobili, la Cittadella si anima anche di monasteri e chiese, il Monastero delle Clarisse di Santa Chiara, con la piccola, ma tanto ricca di arte e storia, chiesetta consacrata con lo stesso nome, il Convento di San Domenico con annessa l’omonima chiesa caratterizzata dalla maestosa cupola maiolicata che sovrasta sovrana tutta la vallata, guadagnandosi di diritto il titolo di simbolo incontrastato della città aragonese.

Insomma, ogni angolo, ogni muro, ogni piccolo dettaglio, nel rione “La Cittadella” parla di storia cinquecentesca, fatta soprattutto da Reali, Cavalieri e famiglie Nobili, e anche di particolari nascosti, come cunicoli, sottopassaggi e viadotti sotterranei che nessuno osa nominare… potere dalla storia antica…

E di antiche leggende come quella che riporto di seguito…  

Nel cuore del Cinquecento, quando il rione la Cittadella di Ferrandina brillava di potere, fede e mistero, si narrava una storia che nessuno scrivano osò mai scrivere, ma che sussurrava tra le pietre antiche e le ombre dei vicoli.

Si diceva che sotto la città, ben oltre le cantine dei palazzi gentilizi e le fondamenta delle chiese, esistesse una rete segreta di cunicoli, non semplici passaggi per sfuggire ai pericoli, ma vie sacre, tracciate secondo un disegno antico, forse anteriore alla stessa fondazione della città.

Le grandi famiglie, De Leonardis, San Mauro, Sanseverino, D’Amato-Cantorio, Centola, Mastromattei, De Pace, Siviglia e Piccinni-Lavecchia, ne conoscevano l’esistenza, non era un segreto tramandato con orgoglio, ma un peso condiviso, custodito in silenzio da ogni generazione, ed ogni casato possedeva una chiave, non una chiave comune, ma un oggetto unico, chiavi forgiate in metalli diversi, oro, argento, ferro brunito, ognuna incisa con simboli arcani, solo riunendole tutte si poteva accedere al cuore dei cunicoli, un luogo che veniva chiamato “Il Respiro della Terra”…

La leggenda racconta che tutto ebbe inizio quando, una notte senza luna, una luce irreale cominciò a filtrare dalle grate della chiesa di Santa Chiara, le monache Clarisse, svegliate da un canto profondo e armonioso, scesero nelle cripte e videro la pietra pulsare come fosse viva, contemporaneamente, nella chiesa di San Domenico, la grande cupola maiolicata tremò lievemente, e una voce… né umana né divina… risuonò tra le navate… “È tempo…”, i capifamiglia furono convocati in gran segreto, per la prima volta, tutte le casate nobili si riunirono non per potere o rivalità, ma per qualcosa che li trascendeva.

Scendendo nei cunicoli, uno dopo l’altro, portarono le loro chiavi… il cammino era lungo, oscuro, ma stranamente non incuteva paura, le pareti erano ornate da simboli esoterici sconosciuti, che brillavano al passaggio delle torce, come se riconoscessero i visitatori, giunti al centro, trovarono una sala immensa, impossibile da immaginare sotto la cittadella, al centro, una porta di pietra, antichissima, con nove serrature… uno ad uno, inserirono le chiavi… e quando l’ultima serratura scattò, la porta si aprì senza rumore… dentro, non c’erano tesori, né reliquie… c’era luce, una luce calda, viva, che sembrava respirare, e in quella luce, apparvero visioni… la città nel futuro… distruzioni evitate, carestie superate, vite salvate, ma soprattutto… videro Ferrandina prosperare… quando le famiglie avrebbero scelto l’unione invece della divisione, compresero allora la verità, i cunicoli non erano vie di fuga, ma un patto, un legame invisibile che obbligava i potenti a custodire non solo il proprio nome, ma il destino comune della città.

Da quella notte, qualcosa cambiò, le rivalità si attenuarono, le alleanze si rafforzarono, e la Cittadella fiorì come mai prima, nessuno parlò apertamente di ciò che accadde, ma ogni famiglia continuò a custodire la propria chiave… e si dice che ancora oggi, sotto Ferrandina, i cunicoli esistano ancora… silenziosi… vivi… in attesa del giorno in cui le chiavi dovranno essere riunite ancora una volta, ma questa volta… non per aprire una porta… bensì per salvare ciò che resta della luce…

Nessun commento:

Posta un commento