LA CITTADELLA DA ANTICO PRIMO RIONE
A CUSTODE DEL PIÙ GRANDE SEGRETO
Il Gaudioso descrive Ferrandina come una delle più grandi e
popolate città della Lucania, ascendendo il numero di cittadini a 5000 circa.
La città viene eretta nel 1492, con il più antico dei rioni odierni, “LA
CITTADELLA”, e con essa, una serie di famiglie nobili ergono i loro palazzi
Gentilizi con relative case, stalle e magazzini sottostanti, tanto da popolare
l’intero agglomerato e renderlo un piccolo abitato urbano.
Le famiglie nobili saranno molteplici, a cominciare dai De
Leonardis, ai San Mauro, ai Sanseverino, e successivamente dai
D’Amato-Cantorio, i Centola, i Mastromattei, i De Pace, i Siviglia ed i
Piccinni-Lavecchia.
Oltre a famiglie nobili, la Cittadella si anima anche di
monasteri e chiese, il Monastero delle Clarisse di Santa Chiara, con la
piccola, ma tanto ricca di arte e storia, chiesetta consacrata con lo stesso
nome, il Convento di San Domenico con annessa l’omonima chiesa caratterizzata
dalla maestosa cupola maiolicata che sovrasta sovrana tutta la vallata,
guadagnandosi di diritto il titolo di simbolo incontrastato della città
aragonese.
Insomma, ogni angolo, ogni muro, ogni piccolo dettaglio, nel
rione “La Cittadella” parla di storia cinquecentesca, fatta soprattutto da
Reali, Cavalieri e famiglie Nobili, e anche di particolari nascosti, come
cunicoli, sottopassaggi e viadotti sotterranei che nessuno osa nominare… potere
dalla storia antica…
E di antiche leggende come quella che riporto di seguito…
Nel cuore del Cinquecento, quando il rione la Cittadella di
Ferrandina brillava di potere, fede e mistero, si narrava una storia che
nessuno scrivano osò mai scrivere, ma che sussurrava tra le pietre antiche e le
ombre dei vicoli.
Si diceva che sotto la città, ben oltre le cantine dei
palazzi gentilizi e le fondamenta delle chiese, esistesse una rete segreta di
cunicoli, non semplici passaggi per sfuggire ai pericoli, ma vie sacre,
tracciate secondo un disegno antico, forse anteriore alla stessa fondazione
della città.
Le grandi famiglie, De Leonardis, San Mauro, Sanseverino,
D’Amato-Cantorio, Centola, Mastromattei, De Pace, Siviglia e
Piccinni-Lavecchia, ne conoscevano l’esistenza, non era un segreto tramandato
con orgoglio, ma un peso condiviso, custodito in silenzio da ogni generazione,
ed ogni casato possedeva una chiave, non una chiave comune, ma un oggetto unico,
chiavi forgiate in metalli diversi, oro, argento, ferro brunito, ognuna incisa
con simboli arcani, solo riunendole tutte si poteva accedere al cuore dei cunicoli,
un luogo che veniva chiamato “Il Respiro della Terra”…
La leggenda racconta che tutto ebbe inizio quando, una notte
senza luna, una luce irreale cominciò a filtrare dalle grate della chiesa di
Santa Chiara, le monache Clarisse, svegliate da un canto profondo e armonioso,
scesero nelle cripte e videro la pietra pulsare come fosse viva, contemporaneamente,
nella chiesa di San Domenico, la grande cupola maiolicata tremò lievemente, e
una voce… né umana né divina… risuonò tra le navate… “È tempo…”, i capifamiglia
furono convocati in gran segreto, per la prima volta, tutte le casate nobili si
riunirono non per potere o rivalità, ma per qualcosa che li trascendeva.
Scendendo nei cunicoli, uno dopo l’altro, portarono le loro
chiavi… il cammino era lungo, oscuro, ma stranamente non incuteva paura, le
pareti erano ornate da simboli esoterici sconosciuti, che brillavano al
passaggio delle torce, come se riconoscessero i visitatori, giunti al centro,
trovarono una sala immensa, impossibile da immaginare sotto la cittadella, al
centro, una porta di pietra, antichissima, con nove serrature… uno ad uno,
inserirono le chiavi… e quando l’ultima serratura scattò, la porta si aprì
senza rumore… dentro, non c’erano tesori, né reliquie… c’era luce, una luce
calda, viva, che sembrava respirare, e in quella luce, apparvero visioni… la
città nel futuro… distruzioni evitate, carestie superate, vite salvate, ma
soprattutto… videro Ferrandina prosperare… quando le famiglie avrebbero scelto
l’unione invece della divisione, compresero allora la verità, i cunicoli non
erano vie di fuga, ma un patto, un legame invisibile che obbligava i potenti a
custodire non solo il proprio nome, ma il destino comune della città.
Da quella notte, qualcosa cambiò, le rivalità si
attenuarono, le alleanze si rafforzarono, e la Cittadella fiorì come mai prima,
nessuno parlò apertamente di ciò che accadde, ma ogni famiglia continuò a
custodire la propria chiave… e si dice che ancora oggi, sotto Ferrandina, i
cunicoli esistano ancora… silenziosi… vivi… in attesa del giorno in cui le
chiavi dovranno essere riunite ancora una volta, ma questa volta… non per
aprire una porta… bensì per salvare ciò che resta della luce…
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