LA RELIQUIA DEL SACRO LEGNO MIRACOLOSO,
LA SALVEZZA DEI FERRANDINESI
La Chiesa Madre di Ferrandina conserva al suo interno una
preziosissima reliquia, custodita da una “Stauroteca” composta da cilindri in
cristallo di rocca incrociati contenenti frammenti di sacro legno della croce
di Gesù Cristo, contornata da una cornice in argento a raggiera, con una base
quadrata con una scritta incisa… “+ ECCE: LIGNUM: CRUCIS: VENITE: ADOREMUS:
ECCE: LIGNUM: CRU”, è protetta da una custodia in “Marocchino marrone”,
interamente rivestita da un “Broccato rosa”, e con uno stemma gentilizio di
origine della famiglia “PURPURA”, oltre alla data 1630 e all’iscrizione “IN
HOCSIGNO VINCENS”, e al disotto “MODUMR. V.I.D. THOMA PURPURA ARCHIPRESBITERO”,
(All’Arciprete Tommaso Purpura) che appare come il donatore della reliquia.
Il Sacro legno in origine era custodito nell’antica Chiesa
Madre del “Castrum” di Uggiano (la vecchia Ferrandina), successivamente trasferita dai Reali Federico D’Aragona e
Isabella del Balzo nella nuova Chiesa Madre della nuova Ferrandina per motivi
mistici, dopo aver causato due inspiegabili miracoli, il primo quello di essere
scampata ad un incendio che divorò completamente la chiesa dove era custodita,
tranne la stauroteca che risultò intatta, il secondo, durante l’assalto di
Saraceni provenienti da “Montepeloso” (l’antica Irsina), al Castello di
Uggiano, che dopo parecchi giorni di assedio, si affidarono al Sacro legno per
liberarsi dalla morsa del terribile nemico, lo introdussero in processione nel
combattimento, e inspiegabilmente i cavalli dei Saraceni caddero in ginocchio,
causando l’immediato ritiro del nemico che scappò a gambe levate.
Da qui partì la devozione dei Ferrandinesi, che da allora
ogni volta che se ne presentava il bisogno, tutti correvano al cospetto di
detta reliquia.
Si racconta
che, nel cuore antico di Ferrandina, quando il vento scende dalle colline e le
campane suonano più lente del solito, la Stauroteca non sia solo un oggetto
sacro… ma qualcosa che ascolta.
Non tutti osano
avvicinarsi, la reliquia, racchiusa nei suoi cilindri di cristallo di rocca,
riflette la luce in modo strano, quasi vivo, chi la guarda troppo a lungo giura
di vedere il legno pulsare, come se custodisse ancora un respiro antico, e c’è
chi dice che non sia solo memoria… ma presenza.
La leggenda
narra che dopo i due miracoli, il fuoco che divorò tutto tranne lei, e i
cavalli inginocchiati davanti al sacro legno, qualcosa cambiò per sempre nei
ferrandinesi, non fu solo fede. Fu bisogno…
un bisogno
viscerale.
Da allora,
ogni volta che una sciagura si avvicinava, carestie, malattie, guerre, persino
tempeste improvvise, la gente non pregava più soltanto, correva, scalza,
disperata, con le mani tremanti, si accalcava davanti alla Stauroteca come se
da essa dipendesse il respiro stesso del paese… e forse era così.
Le
processioni divennero sempre più frequenti, non più solo nei giorni solenni, ma
ogni volta che qualcuno sognava ombre, sentiva voci, o vedeva presagi, le madri
portavano i figli malati, gli anziani sussurravano preghiere fino a perdere la
voce, e gli uomini più forti abbassavano lo sguardo davanti a quel frammento di
legno, si dice che chi tocca la teca con troppa insistenza, chi prega non per
fede ma per ossessione, inizi a cambiare, c’è chi ha visto persone tornare ogni
giorno, sempre più pallide, sempre più silenziose, non chiedevano più grazie…
ma presenza, restavano ore immobili, fissando la reliquia, come in attesa di
una risposta che non arrivava mai… o che forse arrivava troppo lentamente per essere
compresa, eppure, nessuno smette, perché ogni tanto, qualcosa accade, una
febbre che cala all’improvviso, un incidente evitato, una guerra che non arriva,
piccoli segni, sufficienti a nutrire una devozione che non è più solo fede… ma
dipendenza.
Gli anziani
del paese raccontano a bassa voce che la reliquia non protegge soltanto… ma pretende,
pretende sguardi, preghiere, presenza, pretende di essere cercata, invocata,
quasi nutrita dalla devozione stessa dei fedeli, e quando il paese si
allontana, quando per troppo tempo nessuno si inginocchia… allora tornano i
segni, le paure, i presagi, come un richiamo.
Così
Ferrandina vive da secoli in un equilibrio sottile, tra fede e timore, tra
grazia e ossessione, e la Stauroteca, immobile al centro della Chiesa Madre,
continua a splendere nella penombra…
silenziosa,
intatta, e mai sazia… delle preghiere della propria Comunità…
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