LA LEGGENDA DEL
CAVALIERE ERRANTE DI VIA VITTORIO VENETO…
Nella
vecchia Ferrandina, allora chiamata “Troilia”, quando le strade erano
illuminate solo da torce e luna, nel primo agglomerato urbano costruito dal
nome “LA CITTADELLA”, nacque la “Via Vittorio Veneto”, era già un sentiero di
pietra consumato dal tempo, le case di pietra viva guardavano la valle come
antichi testimoni, e al civico 36 viveva una fanciulla la cui bellezza era
raccontata come una preghiera… il suo nome era Iselda.
Gli anziani
del borgo dicevano che i suoi occhi avevano il colore dell’alba d’inverno, e
che chiunque li incontrasse sentiva il cuore battere come tamburi di guerra, ma
Iselda non apparteneva al borgo, apparteneva al vento.
Una notte
d’autunno, quando la luna sembrava un velo d’argento sospeso sopra i calanchi,
un cavaliere arrivò dalle strade lontane, nessuno conosceva il suo nome, tutti
lo chiamavano soltanto… il Cavaliere Errante, il suo cavallo nero respirava
nebbia, e l’armatura portava i segni di mille strade percorse, ma quando giunse
davanti al numero 36 di Via Vittorio Veneto, il guerriero non sembrava più un
uomo di guerra, bensì, un uomo innamorato.
Aveva
incontrato Iselda mesi prima, alla fontana del paese, un solo sguardo era
bastato per accendere qualcosa che né distanza né paura avevano saputo
spegnere, ma il padre di lei, uomo duro come le rocce dell’appennino Lucano,
l’aveva promessa a un signore potente, così l’amore era rimasto nascosto come
brace sotto la cenere, fino a quella notte.
Il cavaliere
fischiò piano, la finestra del civico 36 si aprì lentamente, Iselda apparve con
un mantello chiaro, i capelli sciolti come fiume nella notte, non disse nulla,
non servivano parole, il cavaliere le tese la mano, lei scese dalla finestra
con il cuore che tremava tra paura e felicità, e quando la prese tra le braccia
per sollevarla sul cavallo, sembrò che tutta la via trattenesse il respiro, poi
partirono al galoppo, gli zoccoli batterono sulla pietra antica, e Via Vittorio
Veneto li vide correre via come due stelle cadute nella notte.
Attraversarono
colline, uliveti e sentieri di terra, guidati solo dalla luna e dal desiderio
di una vita lontana da chi voleva separarli, ma le leggende non sempre hanno un
lieto fine , e quando arrivarono sulla cresta di una collina sopra Troilia,
Iselda si voltò un’ultima volta verso il suo paese, e una lacrima le attraversò
il viso, il cavaliere capì… capì che l’amore non è solo fuggire insieme… È
anche lasciare qualcosa dietro.
Iselda posò
la fronte contro la sua, «Se restiamo insieme» sussurrò «il mondo ci inseguirà
sempre», il cavaliere la guardò come si guarda il sole prima dell’addio, e fece
la cosa più difficile che un uomo innamorato possa fare, la riportò indietro, e
prima che spuntasse l’alba… la lasciò davanti alla porta del numero 36, dove
l’aveva presa, non le disse addio… Le baciò soltanto la mano, poi montò a
cavallo, Iselda lo guardò allontanarsi lungo la via ancora vuota, e giurò che
non avrebbe mai amato nessun altro.
Da allora…
Gli anziani di Troilia e successivamente di Ferrandina, raccontano che, nelle
notti di luna piena, lungo Via Vittorio Veneto, si può ancora sentire il rumore
lontano di zoccoli di cavallo in corsa, e qualcuno giura che davanti al civico
36 si vede per un attimo l’ombra di una donna alla finestra, che aspetta
ancora… Non perché il cavaliere torni… Ma perché l’amore vero, quello che nasce
una sola volta nella vita… non va mai via.
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