LA LEGGENDA DEL
CONVENTO DI SANTA CHIARA
Si racconta
che, molto prima che il tempo smussasse le pietre del Convento di Santa Chiara
a Ferrandina, quel luogo non fosse soltanto un rifugio di preghiera e silenzio,
ma il cuore pulsante di un segreto troppo grande per restare sepolto.
Le famiglie
gentilizie dei Cantorio e dei De Lorenzis, unite da interessi e terre, decisero
di edificare il convento non solo per amministrare i loro vasti possedimenti,
ma per vigilare su qualcosa che nessun documento ufficiale avrebbe mai
nominato.
L’enorme
porticato interno, con le sue arcate che sembrano rincorrersi all’infinito, fu
costruito secondo proporzioni precise, quasi matematiche, come se fosse stato
progettato con una mappa nascosta, e la torre di avvistamento, così alta da
sfiorare il cielo lucano, non serviva soltanto a controllare i campi, ma a
scrutare qualcosa di ben più lontano… o forse più vicino di quanto si creda.
Si dice che
sotto il convento esistano passaggi segreti, scavati nella roccia viva, dove i
Cantorio e i De Lorenzis custodivano un’antica reliquia, non era oro, né pietra
preziosa, era un oggetto oscuro, capace,
secondo la leggenda, di svelare il destino di chiunque osasse guardarlo…
ma a un prezzo.
Le monache
clarisse, ignare all’inizio, cominciarono a percepire strane presenze, nei
corridoi si udivano passi quando nessuno camminava, e nelle stanze più remote
il freddo si faceva innaturale, anche d’estate, alcune giuravano di aver visto
ombre sostare sotto il porticato, ferme, come in attesa, fu allora che nacque
il divieto, nessuno doveva salire sulla torre dopo il tramonto.
Ma i
divieti, si sa, attirano i più inquieti, tra le due famiglie, vi erano due
giovani, Isabella Cantorio e Matteo De Lorenzis, cresciuti tra le stesse mura,
tra i saloni che oggi ospitano eventi e mostre, si amarono in segreto, il loro
amore era puro, ma ostacolato da rivalità mai sopite tra i casati, e una notte
d’inverno, spinti dal desiderio di sfuggire ai loro destini già scritti,
decisero di salire sulla torre, volevano vedere il mondo dall’alto, immaginare
una fuga, una vita lontana da obblighi e silenzi, ma quella notte la torre non
mostrò loro il mondo… mostrò il futuro.
Si dice che,
arrivati in cima, trovarono una luce impossibile, sospesa nell’aria, e in
quella luce, videro sé stessi… separati, Isabella costretta al convento, Matteo
morto in circostanze mai chiarite, disperati, tentarono di fuggire da quella
visione, ma qualcosa li trattenne, le campane non suonarono per niente quella
notte, nessuno udì le loro voci.
Il mattino
seguente, della coppia non c’era più traccia…
Da allora,
nelle notti più silenziose, chi attraversa il porticato giura di sentire due
passi leggeri che si rincorrono, e un sussurro appena percettibile, come una
promessa mai mantenuta.
E c’è chi
dice che, salendo sulla torre al calar del sole, si possa ancora vedere una
luce tremare nel vuoto… e due figure immobili, che guardano lontano, incapaci
di raggiungersi.
Oggi il
convento è pieno di vita, con mostre, eventi e un Museo di vecchi mestieri, ma
non ha mai dimenticato… e ne mai
lasciato andare… chi ha osato sfidare il suo segreto.
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