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I Sassi di Matera

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I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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sabato 4 aprile 2026

 

LE MEMORIE DI EUSTACHIO, CONTE DI CORLENZIO

Nell’anno del Signore 1847, quando le carrozze risuonavano ancora sui ciottoli delle grandi città europee e le candele illuminavano i salotti dell’alta società, viveva un uomo di grande distinzione: **

Eustachio, Conte di Corlenzio.

Il Conte Eustachio apparteneva a un’antica famiglia nobiliare le cui radici affondavano nei secoli passati, tra cavalieri, ambasciatori e consiglieri di sovrani. Il suo palazzo, situato su una dolce collina circondata da cipressi e vigneti, dominava la valle come un guardiano silenzioso della storia.

Le grandi sale erano ornate di ritratti degli antenati: uomini con armature lucenti e dame avvolte in sete preziose. Eustachio non era soltanto un aristocratico di nascita, ma anche un uomo di spirito raffinato. Parlava correntemente il francese, il latino e il tedesco, leggeva filosofia nelle lunghe sere d’inverno e amava ricevere nel suo salotto poeti, musicisti e diplomatici. Si diceva che il Conte possedesse uno sguardo capace di comprendere l’animo umano.

Dietro i suoi occhiali dorati osservava il mondo con calma e intelligenza, mentre accarezzava pensieroso il piccolo pizzetto che gli ornava il mento.

Ogni domenica pomeriggio, nella grande sala con i lampadari di cristallo, si riuniva l’élite della regione. Tra il profumo del tabacco da pipa e il suono di un pianoforte viennese, si discuteva di politica, arte e dei cambiamenti che agitavano l’Europa.

Ma il Conte Eustachio non amava soltanto la vita mondana. Spesso lo si vedeva passeggiare nei suoi giardini all’alba, con il lungo cappotto scuro e le mani dietro la schiena, riflettendo sul destino della sua casata e sul futuro del mondo. Coloro che lo incontravano per la prima volta percepivano subito una presenza nobile e autorevole. Non era un uomo che alzava la voce: bastava una sua parola, pronunciata con calma, per ottenere rispetto.

Ancora oggi, nelle cronache locali, si racconta che il Conte di Corlenzio fosse uno degli ultimi veri gentiluomini dell’Ottocento, un uomo in cui eleganza, cultura e dignità vivevano come tre colonne della stessa anima.

Genealogia della Nobile Casata di Corlenzio

La casata dei Conti di Corlenzio affonda le proprie origini nei secoli medievali, quando i primi membri della famiglia erano signori di terre e difensori dei confini delle loro province. La genealogia tramandata nei registri di famiglia racconta una linea di uomini e donne che servirono con onore sovrani, città e popoli.

Capostipite della casata

Rinaldo di Corlenzio (1472–1538)

Cavaliere e capitano al servizio di un ducato dell’Italia settentrionale. Ricevette il primo titolo nobiliare dopo aver difeso una rocca durante una guerra di confine.

Seconda generazione

Alessandro I di Corlenzio (1508–1579)

Figlio di Rinaldo. Diplomatico e uomo di corte. Fu il primo a stabilire la residenza di famiglia nella grande villa collinare che divenne poi il palazzo dei Corlenzio.

Terza generazione

Giovanni Battista di Corlenzio (1554–1626)

Umanista e mecenate. Fece ampliare la biblioteca di famiglia e accolse artisti e studiosi nel suo palazzo.

Quarta generazione

Lorenzo I Conte di Corlenzio (1603–1678)

Con lui il titolo di Conte venne ufficialmente riconosciuto. Governò le terre familiari con grande abilità amministrativa.

Quinta generazione

Federico di Corlenzio (1650–1719)

Militare e colonnello. Partecipò a campagne militari europee e portò prestigio alla casata.

Sesta generazione

Ottavio di Corlenzio (1702–1776)

Illuminista e studioso di scienze naturali. Trasformò il palazzo in un centro di discussione culturale.

Settima generazione

Carlo Emanuele di Corlenzio (1765–1821)

Riformatore e proprietario terriero. Modernizzò le proprietà agricole della famiglia.

Ottava generazione

Eustachio, Conte di Corlenzio (1809–1884)

Gentiluomo dell’alta borghesia ottocentesca, noto per la sua cultura, eleganza e per i suoi celebri salotti letterari frequentati da artisti, filosofi e diplomatici.

Con lui la casata dei Corlenzio raggiunse uno dei momenti di massimo splendore sociale e culturale.

Motto della casata:

“Virtus et Honos Aeterni”

(La virtù e l’onore sono eterni)

LA LEGGENDA DI RINALDO, IL CAVALIERE DI CORLENZIO

Molto prima che il nome dei Corlenzio fosse pronunciato nei salotti eleganti dell’Ottocento, esso era già temuto e rispettato sui campi di battaglia del tardo Medioevo.

La leggenda narra che il primo grande antenato della casata fosse Rinaldo di Corlenzio, nato intorno all’anno 1472 in un piccolo borgo circondato da boschi e colline.

Fin da giovane Rinaldo dimostrò un coraggio fuori dal comune. Si racconta che all’età di diciotto anni salvò alcuni viandanti da una banda di briganti lungo una strada di montagna. Armato soltanto della sua spada e del suo cavallo nero, affrontò gli assalitori senza esitazione.

La sua fama giunse presto alle orecchie del duca della regione, che lo fece entrare tra i suoi cavalieri.

Ma la vera leggenda nacque alcuni anni dopo.

Durante una guerra di confine, un castello chiamato Rocca delle Tre Torri fu assediato da un esercito numeroso. All’interno della fortezza si trovavano pochi soldati e molti abitanti del villaggio, destinati a soccombere.

Rinaldo guidava una piccola compagnia di cavalieri. Vedendo il fumo dell’assedio salire nel cielo, decise di tentare un’impresa che molti giudicarono impossibile.

Nella notte, sotto una pioggia battente, Rinaldo e i suoi uomini attraversarono un antico passaggio nascosto nella roccia. Entrarono nel castello senza essere visti e all’alba aprirono i cancelli dall’interno.

La battaglia fu feroce, ma la sorpresa cambiò il destino dello scontro. Gli assedianti furono respinti e la fortezza salvata.

Il duca, impressionato dal coraggio del giovane cavaliere, lo convocò alla sua corte.

Davanti ai nobili riuniti proclamò:

“Da oggi, Rinaldo non sarà soltanto cavaliere, ma signore di Corlenzio, e la sua famiglia porterà per sempre il segno dell’onore.”

Secondo la tradizione di famiglia, fu proprio in quell’occasione che nacque lo stemma con i leoni dorati, simbolo di coraggio e protezione.

Ancora oggi, nelle cronache della casata, si dice che nelle notti di tempesta il cavallo nero di Rinaldo galoppi tra le colline di Corlenzio, come a vegliare sulle terre dei suoi discendenti.

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