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I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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domenica 12 aprile 2026

 

LA LEGGENDA DIETRO L’ABSIDE DELLA CHIESA MADRE

L’organo a canne della Chiesa Madre di Ferrandina si trova imponente nell’abside dell’altare principale, risalente al 1970 (XX secolo) ed è stato realizzato e installato dalla famosa Ditta Fratelli Ruffatti.

È un organo a trasmissione elettrica con 21 registri (cioè diversi tipi di suoni), composto da circa 200 canne in metallo (latta), tutte di dimensioni diverse e disposte in un unico corpo a pavimento, dispone di due tastiere e di una pedaliera per i toni bassi, con una consolle indipendente (separata dall’organo).

Sempre nell’abside, davanti all’organo, si trova un coro in legno finemente intarsiato a mano, sopra di esso si elevano imponenti le statue lignee dei reali Federico d’Aragona e Isabella Del Balzo, realizzate dallo scultore Altobello Persio di Montescaglioso, promotori della costruzione di detta Chiesa Madre.

DISPOSIZIONE FONICA

Inevitabilmente, nel corso degli anni, tutto ciò ha generato delle leggende, tramandate dai posteri sino a oggi, una di queste è quella che segue…

Nelle sere silenziose della Chiesa Madre, quando l’ultimo fedele lasciava l’abside e le luci si affievolivano, accadeva qualcosa che pochi avrebbero osato immaginare… l’organo a canne, immobile durante il giorno, iniziava a respirare, un soffio leggero percorreva le sue canne di metallo, trasformandosi in una melodia profonda, antica come la pietra stessa della chiesa, non era musica suonata da mani umane, ma un canto vivo, come se lo strumento custodisse un’anima.

Di fronte a lui, il coro ligneo intarsiato sembrava ascoltare, le sue decorazioni, scolpite a mano con pazienza certosina secoli prima, prendevano vita nella penombra, volti, foglie, simboli sacri si animavano lentamente, seguendo il ritmo della musica.

Poi, dall’alto, accadeva il prodigio… le statue dei reali, di Federico d’Aragona e Isabella Del Balzo, scendevano dal loro silenzio eterno, non si muovevano come uomini, ma come ricordi che prendono forma, leggeri, solenni, sospesi tra passato e presente… Federico, con sguardo fiero, si avvicinava all’organo… “Ancora canti per questa chiesa, come il primo giorno,” diceva con voce che sembrava fatta di eco, e l’organo rispondeva, non con parole, ma con una nota profonda che riempiva l’abside, Isabella, invece, si fermava davanti al coro ligneo, sfiorando con la mano le sue incisioni… “Qui vive la memoria degli uomini”, sussurrava… “Ogni intaglio è una preghiera che non è mai finita”.

Allora il coro rispondeva con un leggero scricchiolio, come un respiro antico, e le sue forme si illuminavano appena, poi insieme, organo e coro iniziavano un dialogo… musica e silenzio, suono e legno, spirito e materia, i reali ascoltavano, custodi eterni di quel luogo che avevano voluto costruire.

Si dice che, se qualcuno restasse nascosto nella chiesa durante la notte, potrebbe udire quella melodia, ma non tutti la riconoscerebbero… perché non è solo musica… è la voce della storia.

E all’alba, quando la prima luce entra dalle finestre, tutto torna immobile, l’organo tace, il coro si ferma, e i reali riprendono il loro posto… Ma chi osserva attentamente giura che, per un istante, le loro espressioni sembrano diverse… come se, durante la notte, avessero davvero vissuto…

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