LA LEGGENDA DIETRO L’ABSIDE DELLA CHIESA MADRE
L’organo a canne della Chiesa Madre di Ferrandina si trova
imponente nell’abside dell’altare principale, risalente al 1970 (XX secolo) ed
è stato realizzato e installato dalla famosa Ditta Fratelli Ruffatti.
È un organo a trasmissione elettrica con 21 registri (cioè
diversi tipi di suoni), composto da circa 200 canne in metallo (latta), tutte
di dimensioni diverse e disposte in un unico corpo a pavimento, dispone di due
tastiere e di una pedaliera per i toni bassi, con una consolle indipendente
(separata dall’organo).
Sempre nell’abside, davanti all’organo, si trova un coro in
legno finemente intarsiato a mano, sopra di esso si elevano imponenti le statue
lignee dei reali Federico d’Aragona e Isabella Del Balzo, realizzate dallo
scultore Altobello Persio di Montescaglioso, promotori della costruzione di
detta Chiesa Madre.
DISPOSIZIONE FONICA
Inevitabilmente, nel corso degli anni, tutto ciò ha generato
delle leggende, tramandate dai posteri sino a oggi, una di queste è quella che
segue…
Nelle sere silenziose della Chiesa Madre, quando l’ultimo
fedele lasciava l’abside e le luci si affievolivano, accadeva qualcosa che
pochi avrebbero osato immaginare… l’organo a canne, immobile durante il giorno,
iniziava a respirare, un soffio leggero percorreva le sue canne di metallo,
trasformandosi in una melodia profonda, antica come la pietra stessa della
chiesa, non era musica suonata da mani umane, ma un canto vivo, come se lo
strumento custodisse un’anima.
Di fronte a lui, il coro ligneo intarsiato sembrava
ascoltare, le sue decorazioni, scolpite a mano con pazienza certosina secoli
prima, prendevano vita nella penombra, volti, foglie, simboli sacri si
animavano lentamente, seguendo il ritmo della musica.
Poi, dall’alto, accadeva il prodigio… le statue dei reali,
di Federico d’Aragona e Isabella Del Balzo, scendevano dal loro silenzio eterno,
non si muovevano come uomini, ma come ricordi che prendono forma, leggeri,
solenni, sospesi tra passato e presente… Federico, con sguardo fiero, si
avvicinava all’organo… “Ancora canti per questa chiesa, come il primo giorno,”
diceva con voce che sembrava fatta di eco, e l’organo rispondeva, non con
parole, ma con una nota profonda che riempiva l’abside, Isabella, invece, si
fermava davanti al coro ligneo, sfiorando con la mano le sue incisioni… “Qui
vive la memoria degli uomini”, sussurrava… “Ogni intaglio è una preghiera che
non è mai finita”.
Allora il coro rispondeva con un leggero scricchiolio, come
un respiro antico, e le sue forme si illuminavano appena, poi insieme, organo e
coro iniziavano un dialogo… musica e silenzio, suono e legno, spirito e materia,
i reali ascoltavano, custodi eterni di quel luogo che avevano voluto costruire.
Si dice che, se qualcuno restasse nascosto nella chiesa
durante la notte, potrebbe udire quella melodia, ma non tutti la
riconoscerebbero… perché non è solo musica… è la voce della storia.
E all’alba, quando la prima luce entra dalle finestre, tutto
torna immobile, l’organo tace, il coro si ferma, e i reali riprendono il loro
posto… Ma chi osserva attentamente giura che, per un istante, le loro
espressioni sembrano diverse… come se, durante la notte, avessero davvero
vissuto…
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