IL TRAUMA DEL
RISVEGLIO D’AVANTI ALLO SPECCHIO
Quando mi
sveglio la mattina e mi guardo allo specchio, succede sempre la stessa cosa,
per qualche secondo rimaniamo entrambi in silenzio, io e il mio riflesso, come
due sconosciuti che si sono incontrati per sbaglio in ascensore… Lui mi guarda…
Io lo guardo, lui sembra stanco… Io pure, a quel punto parte il dialogo
interiore… “Chi sei?”… “E tu?”, mi avvicino un po’, cercando di mettere a fuoco,
il riflesso fa lo stesso, sospetto subito che mi stia copiando… persona
sospetta.
I capelli hanno
deciso di fondare una repubblica indipendente durante la notte, c’è una ciocca
che punta a nord, una a sud e una che probabilmente ha già chiesto asilo
politico dietro l’orecchio, gli occhi sono socchiusi, tipo “non firmo nulla
senza il mio avvocato”, la faccia… beh, sembra quella di uno che ha combattuto
una battaglia epica contro il cuscino e ha perso.
A quel punto
provo a sorridere, il riflesso risponde con un mezzo sorriso, come a dire: “Non
esageriamo, è ancora presto per queste emozioni forti”, mi lavo la faccia, lui
pure, mi sistemo i capelli, lui insiste nel sabotarmi, a un certo punto mi
arrendo e gli dico… “Guarda, oggi dobbiamo collaborare, là fuori c’è gente”, e
lui, con quell’aria un po’ cinica, sembra rispondermi… “Fai tu, io ti
rappresento solo visivamente”.
Alla fine,
dopo un paio di tentativi, raggiungiamo un accordo, io mi occupo del caffè, lui
cerca di sembrare una persona presentabile, non sempre ci riusciamo, ma almeno
ci proviamo.
E ogni
mattina è così, un piccolo confronto, una breve trattativa diplomatica… e una
silenziosa promessa reciproca di sopravvivere alla giornata senza fare troppi
danni… a volte falliamo… ma con stile.
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