QUANDO FINISCE UNA
VITA, NON C’È MAI UN VERO SILENZIO
C’è
piuttosto un rumore sottile, quasi impercettibile, come un bicchiere che si
incrina senza rompersi del tutto…
C’era una
stanza con una finestra socchiusa, le tende si muovevano piano, come se qualcuno
stesse ancora respirando lì dentro, sul
comodino, un bicchiere d’acqua a metà, due pillole dimenticate e un telefono
che non avrebbe più squillato per quella voce, potrebbe essere chiunque , aveva
passato una vita intera a rimandare, una telefonata, n viaggio, un “ti voglio
bene” detto senza fretta, pensava sempre… magari domani, ma il domani è una
promessa fragile, e a volte si spezza senza fare rumore.
Fu una
mattina come tante, il mondo fuori continuava a funzionare regolarmente,
autobus in ritardo, gente che correva, qualcuno che rideva troppo forte al
telefono, nessuno si accorse che, in quella stanza, qualcosa si era fermato,
non c’è mai un annuncio per queste cose, la vita non manda notifiche, il tempo,
invece… sì.
Le persone
arrivarono dopo, prima un familiare, con quella strana esitazione nel bussare,
poi un medico, poi altri volti, e poi il vuoto… non il vuoto della stanza,
quello si riempie di oggetti, di ricordi, di vestiti piegati che nessuno avrà
il coraggio di buttare , ma il vuoto negli altri, perché quando finisce una
vita, in realtà, si spezzano tante piccole vite attorno, la mamma che
continuerà a cucinare per uno in più per settimane, l’amico che rileggerà
vecchi messaggi cercando un segnale che non aveva visto, qualcuno che penserà…
avrei dovuto chiamarlo ieri, e quella frase diventa una condanna silenziosa.
Il dramma
non è solo nella fine, è in tutto ciò che resta incompiuto, un libro iniziato e
mai finito, un amore che non ha fatto in tempo a diventare coraggio, una lite
che nessuno ha più potuto riparare.
Le vite non
finiscono pulite, restano aperte, come porte socchiuse che nessuno richiuderà
mai davvero, ma poi, lentamente, accade
la cosa più crudele, il mondo dimentica, non per cattiveria, ma perché deve
andare avanti, le persone smettono di pronunciare quel nome ogni giorno, poi
ogni settimana, poi solo in certe date, finché resta sospeso, come una
fotografia che sbiadisce senza sparire del tutto.
Ma c’è una
verità che ci riguarda tutti, ogni vita che finisce lascia un’eco, sta nei
gesti imparati, nelle parole dette per caso, nei difetti copiati senza
accorgersene, sta nel modo in cui qualcuno, un giorno, riderà come rideva lui,
o nel modo in cui qualcuno amerà, male o bene, proprio come faceva lui, quando
finisce una vita, non finisce davvero tutto, finisce la possibilità di
aggiungere altro… e questo è il vero dolore, perché all’improvviso, tutto ciò
che sei stato… è definitivo, e allora forse la tragedia più grande non è morire…
è accorgersi, troppo tardi, che avevamo tempo… e abbiamo vissuto come se fosse
infinito.
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