IL SANTUARIO DELLA
MADONNA DEI MALI DI FERRANDINA...
UNA AVVINCENTE
LEGGENDA AL LIMITE DELLA REALTÀ
Il Santuario
della Madonna dei Mali di Ferrandina, di fattura cinquecentesca datato 1616,
vanta una serie di affreschi riguardanti la vita della Madonna con svariati
Santi, alcuni attribuiti al Lucano Pietro Antonio Ferro, nella chiesetta è
presente la scritta… “mala nostra pellit, bona cuncta poscit”, egli scaccia via
i nostri mali, esige ogni cosa buona.
Ogni
Ferrandinese è legato a questo Santuario un tempo considerato miracoloso per la
sua sorgente di acqua santa che in molti casi produsse guarigioni inspiegabili,
paragonato al Santuario di Lourdes, un antico adagio cantato dalle donne
anziane diceva… “quisquis hoc Templum beneficia petiturus ingreditur cuncte se
impetrasse laetetur” (Chiunque entra in questo Tempio per chiedere benefici si
rallegri come se li avesse già ottenuti), e come nel santuario di Lourdes è
attraverso l' Acqua che l' aiuto materno della vergine si fa tangibile… “O
malorum medicina, pulchra rosa sine spina, o fons aquae salutaris, nos a
cunctis serva malis”, "O medicina contro i mali, bella rosa senza spine, o
sorgente di acqua curativa, salvaci da ogni male", cantavano le donne
Ferrandinesi.
La leggenda…
Tra le
colline silenziose che circondano Ferrandina, dove il vento sembra sussurrare
nomi dimenticati, sorge il Santuario della Madonna dei Mali, era il 1616 quando
venne consacrato, ma già da tempo la gente del posto parlava di quella sorgente
d’acqua che sgorgava poco lateralmente la chiesetta, limpida e fredda anche
nelle estati più aride.
Si racconta
che un pastore, colpito da una febbre che lo stava consumando, si accasciò
proprio accanto alla fonte, in un sogno, o forse in una visione, una figura
velata gli apparve, indicandogli l’acqua, quando si risvegliò, bevve, e il
giorno dopo, la febbre era svanita.
Da allora,
iniziarono i pellegrinaggi, arrivavano da ogni angolo del Regno, zoppi che
camminavano, ciechi che vedevano, donne sterili che stringevano figli tra le
braccia, Le voci del popolo parlano di guarigioni inspiegabili, di voti
lasciati tra le pietre del santuario, di ceri che si accendevano da soli nelle
notti di preghiera, ma non tutti i racconti erano di luce divina, alcuni
giuravano che, dopo il tramonto, l’aria intorno al santuario cambiava, i cani
si rifiutavano di avvicinarsi, e i pellegrini più audaci parlavano di ombre che
si muovevano tra gli ulivi, senza corpo né rumore, c’era anche chi diceva di
aver visto una donna vestita di nero camminare verso la fonte, per poi svanire
nell’acqua stessa, un frate del santuario, padre Michele, annotò in un suo
diario, poi misteriosamente scomparso, che non tutte le guarigioni erano di
dono divino, e scrisse di persone tornate “cambiate”, con occhi vuoti e sorrisi
innaturali.
Una notte,
secondo i pochi che lessero quelle pagine, egli stesso udì voci provenire dalla
sorgente, non preghiere, ma sussurri profondi, come se qualcosa sotto la terra
stesse cercando di rispondere, e non passò molto tempo prima che padre Michele improvvisamente
sparì.
Alcuni
dissero che fosse fuggito, altri che fosse stato chiamato altrove, ma una vecchia
del paese giurò di averlo visto, una notte di luna piena, inginocchiato accanto
alla fonte, non pregava… ma ascoltava.
Ancora oggi,
chi visita il santuario racconta che l’acqua è fresca, pura… e stranamente viva,
c’è chi beve e sente una pace profonda, e chi, invece, giura di aver udito, tra
il gorgoglio della sorgente, una voce che sussurra il proprio nome, e se ti
avvicini troppo, nelle notti senza vento, potresti sentire qualcosa rispondere ai
tuoi pensieri, o peggio…potresti sentire voci spettrali… che vorrebbero rubarti
l’anima.
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