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I Sassi di Matera

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Nuova collaborazione dal 15 Gennaio 2022

domenica 1 marzo 2026

 

ATTACCO DI USA E ISRAELE ALL’IRAN

COME SIAMO ARRIVATI FIN QUI

Quali sono le motivazioni dell'escalation e cosa aspettarsi ora a livello regionale e internazionale

Focus Medio Oriente e Nord Africa · Relazioni Transatlantiche

Stati Uniti e Israele hanno avviato una vasta offensiva congiunta contro l’Iran. L’operazione, chiamata “Ruggito del Leone” e preparata da tempo, è scattata in mattinata e – secondo fonti israeliane – dovrebbe protrarsi per almeno quattro giorni. L’azione avrebbe dimensioni e intensità superiori rispetto all’attacco condotto a giugno dall’amministrazione Trump contro siti nucleari, poiché questa volta nel mirino ci sarebbero Teheran e varie città e aree del Paese. Tra i possibili obiettivi figurerebbe anche la guida suprema Ali Khamenei, che però, secondo fonti iraniane, sarebbe stato trasferito in un luogo protetto. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che si tratta di “un’azione preventiva” volta a neutralizzare le minacce contro Israele, proclamando lo “stato di emergenza immediato” e ipotizzando una possibile reazione da parte di Teheran. Il presidente statunitense, Donald Trump, ha confermato l’operazione, sostenendo che sia necessaria per tutelare i cittadini americani. Secondo Trump, l’Iran avrebbe tentato di espandere il proprio programma nucleare: “Non ci riusciranno mai”, ha affermato, ribadendo che Teheran avrebbe respinto ogni proposta di accordo nei round di colloqui che si sono tenuti nelle ultime settimane. L’offensiva, stando alle prime ricostruzioni, si starebbe sviluppando sia via mare che via terra. Il New York Times riferisce che sarebbero in corso numerosi attacchi americani condotti da velivoli decollati da basi in Medio Oriente o da portaerei. Teheran ha già annunciato una controffensiva contro Israele e le basi USA in Medio Oriente e le sirene hanno già iniziato a risuonare in varie località dello stato ebraico. Con lo scontro diretto tra Stati Uniti e Iran, e il coinvolgimento di Israele, il Paese vive in un clima di tensione diffusa e incertezza, in cui l’attenzione si sposta rapidamente dalle notizie dell’attacco alle sue possibili conseguenze.

Il contesto

L’attacco statunitense arriva in una fase in cui l’Iran si presenta già indebolito, sia sul piano interno che su quello regionale, e in cui anche la postura americana nella regione si è fatta più assertiva. Nelle ultime settimane, le proteste interne – inizialmente di matrice economica – hanno messo sotto pressione l’apparato di sicurezza iraniano, sempre più concentrato sul controllo del fronte domestico. Già dopo il 7 ottobre, l’Iran si trovava in una fase di crescente esposizione e sotto una rinnovata pressione internazionale, in un contesto di indebolimento economico e regionale. Le proteste interne e la repressione che ne è seguita hanno contribuito a riportare Teheran al centro dell’attenzione internazionale, rafforzando il livello di scrutinio politico e diplomatico sul Paese. A partire dal 7 ottobre, l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente ha modificato gli equilibri regionali e ha portato a un rafforzamento della presenza e dell’attenzione statunitense, aumentando la pressione sull’Iran e sui suoi alleati. È nell’intreccio tra un Iran internamente sotto stress, una postura regionale meno solida e un ruolo americano più diretto che si è creato il contesto in cui l’attacco ha potuto prendere forma.

Carovita: l’origine delle proteste

A partire dalla fine di dicembre 2025, l’Iran è stato attraversato da una nuova ondata di proteste, inizialmente innescata dal carovita e dalla rapida svalutazione del rial, che tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 ha toccato nuovi minimi storici sul mercato parallelo, erodendo il potere d’acquisto e colpendo in modo particolare le fasce urbane e commerciali. Le prime mobilitazioni sono emerse nei bazar e nei grandi centri urbani, con scioperi e chiusure di negozi legati all’aumento dei prezzi dei beni essenziali. Nel giro di pochi giorni, tuttavia, le proteste hanno progressivamente cambiato natura, spostandosi da rivendicazioni economiche a una contestazione politica più ampia, con slogan diretti contro la leadership della Repubblica islamica e contro il sistema di potere che la sostiene.

Dopo un iniziale parvenza di cooptazione e dialogo, la risposta delle autorità è stata caratterizzata da una repressione estesa, con arresti di massa, uso della forza contro i manifestanti e un blackout delle comunicazioni che è durato per quasi tre settimane. In questo contesto, tra gennaio e febbraio 2026, la crisi interna iraniana ha iniziato a produrre effetti anche sul piano internazionale. Donald Trump ha inizialmente minacciato un intervento militare come risposta alla repressione delle proteste, collegando la violenza contro i manifestanti alla possibilità di un’azione armata statunitense. Con il protrarsi delle mobilitazioni e il consolidarsi dello scontro interno, la linea della Casa Bianca ha però cambiato il suo approccio: la prospettiva di un attacco è stata quindi utilizzata come strumento di pressione per spingere Teheran a riaprire il dossier sul programma nucleare iraniano e ad accettare nuovi colloqui che portino allo smantellamento del programma di Teheran ma che l’Iran vuole in qualche modo mantenere. In questo quadro, l’instabilità interna è diventata una variabile della strategia esterna, intrecciando protesta sociale, repressione e negoziato nucleare.

Proteste, repressione e shutdown

La risposta delle autorità iraniane alle proteste è stata segnata fin dall’inizio da una repressione sistematica, con arresti di massa, uso della forza contro i manifestanti e un ricorso crescente agli internet shutdown come strumento di controllo. A partire dall’8 gennaio 2026, dopo circa dieci giorni di mobilitazioni iniziate a fine dicembre, il governo ha imposto un blackout quasi totale della rete, protrattosi per oltre venti giorni, con accessi solo intermittenti e fortemente limitati, rendendo più difficile documentare quanto accadeva nelle strade e coordinare le proteste su scala nazionale. Allo stesso tempo, il sistema di potere iraniano ha mostrato una capacità di tenuta già vista in crisi precedenti, fondata su una struttura altamente centralizzata e su un apparato di sicurezza coeso, in particolare le Guardie della Rivoluzione (IRGC) e i servizi di intelligence, rimasti leali alla leadership. L’assenza di una leadership unitaria delle proteste, la frammentazione territoriale del Paese e il controllo dell’informazione hanno limitato la possibilità di trasformare una mobilitazione ampia ma discontinua in una sfida politica organizzata. In questo quadro, il regime ha potuto adottare una strategia di contenimento selettivo – repressione mirata, arresti preventivi e deterrenza – evitando concessioni politiche sostanziali ma anche un collasso immediato, confermando quanto sia difficile, in Iran, tradurre una protesta sociale diffusa in un cambio di potere rapido.

Lo scontro con Israele e USA

L’attacco all’Iran non è una prima assoluta. A giugno del 2025, per la prima volta nella storia, le forze aeree americane hanno bombardato alcune infrastrutture legate al programma nucleare iraniano. Nei giorni precedenti si era consumata quella che Trump ha ribattezzato “Guerra dei 12 giorni”, un confronto militare tra Israele e Iran, iniziato la notte tra il 12 e il 13 giugno con una serie di raid israeliani contro obiettivi della Repubblica islamica. Si è trattato del primo scontro diretto e ad alta intensità tra i due paesi. Il governo di Benjamin Netanyahu aveva annunciato la campagna aerea contro l’Iran come un’operazione a scopo preventivo, pensata per impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. In quell’occasione, se da un lato Trump ha assecondato Israele ordinando il bombardamento ad alta profondità del sito nucleare di Fordow, dall’altro ha imposto a Netanyahu il cessate il fuoco immediato, rimandando quella che alcuni descrivevano come una possibile “spallata finale” alla Repubblica islamica.

Una crisi che viene da lontano

L’escalation del giugno 2025 è stata certamente il primo scontro ad alta intensità fra Teheran e Tel Aviv – con l’inedito coinvolgimento diretto degli USA – ma già nei mesi precedenti Israele e Iran si erano scontrati militarmente sia in modo diretto che indiretto. In particolare, ad aprile e a ottobre del 2024 c’erano già state due gravi escalation – con lanci di droni e missili in entrambe le direzioni e raid aerei israeliani contro la Repubblica islamica – ma l’origine di quest’ultima spirale di tensione risale addirittura ai fatti del 7 ottobre 2023. A seguito dell’attacco di Hamas a Israele, infatti, la guerra ha coinvolto i vari attori del cosiddetto “Asse della resistenza” guidato dall’Iran, come il partito-milizia libanese Hezbollah, il movimento Houthi in Yemen e altre milizie sciite nella regione. Il conflitto, complici l’indebolimento del “Partito di Dio” libanese e la caduta di Bashar al-Assad in Siria, ha notevolmente ridimensionato questo sistema regionale, considerato il principale elemento di deterrenza della Repubblica islamica, insieme al programma missilistico.

Il ruolo di Washington

Gli Stati Uniti considerano l’Iran come una potenza ostile sin dalla rivoluzione del 1979, dopo la quale nacque la Repubblica islamica. Gli interessi statunitensi in Medio Oriente, e in particolare nel Golfo, ruotano storicamente attorno a sicurezza energetica e tutela degli alleati, soprattutto Israele e le monarchie del Golfo. Il Golfo Persico, dove si concentra una buona parte dello spiegamento militare americano nella regione, è cruciale perché ospita risorse energetiche vitali e snodi marittimi strategici come lo Stretto di Hormuz. Nei decenni gli USA hanno adottato con l’Iran una politica oscillante tra confronto e apertura. Da un lato, hanno spesso perseguito il contenimento e l’indebolimento del regime (sanzioni, isolamento diplomatico, pressione militare indiretta), temendone l’ideologia antioccidentale e l’influenza regionale. Dall’altro, in alcuni momenti – soprattutto attorno al dossier nucleare – hanno cercato canali di dialogo che portarono all’accordo del 2015 (JCPOA), visto come un tentativo di integrare l’Iran in un quadro negoziale, limitandone le ambizioni nucleari in cambio dell’allentamento della morsa sanzionatoria occidentale contro la Repubblica islamica.

Il dossier nucleare

Proprio il dossier nucleare torna spesso al centro del dibattito sull’Iran, come avvenuto in tutte le crisi degli ultimi tre anni. Fino ai bombardamenti statunitensi dello scorso giugno l’approdo di Teheran all’atomica veniva periodicamente dato per prossimo dalle autorità israeliane e ridimensionato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). Tuttavia, con l’indebolimento dell’Asse della resistenza, non è da escludere che le autorità iraniane – o perlomeno la frange più oltranziste dell’élite dirigente –possano considerare di ripristinare il programma nucleare e tornino a vedere nell’atomica l’unico modo per ripristinare una qualche forma di deterrenza, soprattutto verso l’unico paese della regione a possederla, Israele, che insieme agli americani ha colpito duramente e in profondità il territorio iraniano.

sabato 17 gennaio 2026

 

LA LEGGENDA DEL MERCANTE DI FERRANDINA

Si narra che, molti secoli fa, Ferrandina fosse attraversata da mercanti provenienti da ogni parte del Mediterraneo. Tra questi ve n’era uno particolarmente ricco, noto più per la sua avarizia che per le sue mercanzie. Arrivava in paese con carri carichi di stoffe e spezie, ma trattava con durezza chiunque cercasse aiuto o un prezzo più giusto.

Un giorno, mentre il mercante attraversava le colline argillose intorno a Ferrandina, incontrò una vecchia mendicante che gli chiese solo un po’ d’acqua. L’uomo la scacciò con parole crudeli. Prima di allontanarsi, la donna lo fissò e gli disse che la terra stessa avrebbe chiesto conto della sua durezza di cuore.

Poco dopo, il cielo si fece scuro e un violento temporale si abbatté sulla zona. Il terreno, reso fragile dall’argilla, cedette: il carro del mercante sprofondò nel fango e lui con esso. Secondo la leggenda, nessuno riuscì a salvarlo, e della sua ricchezza non rimase traccia.

Gli anziani del paese raccontano che, nelle notti di pioggia, si possa ancora sentire il rumore di monete trascinate dal fango e il lamento di un uomo pentito. Da allora, la leggenda viene tramandata come monito:

chi disprezza gli altri per amore dell’oro finisce per essere inghiottito da ciò che crede di possedere.

Questa invece è una narrazione leggendaria legata alla zona è collegata al Castello di Uggiano e a un mercante che compare nella tradizione del borgo vicino all’attuale Ferrandina.

Secondo alcune fonti che raccolgono storie locali sul territorio (ad esempio I Borghi d’Italia), la leggenda riguarda un mercante che si ferma nei pressi dell’antico borgo di Ferrazzano (oggi collegato alla storia di Ferrandina):

C’era un signore locale, Riccardo da Camarda, proprietario del castello di Ferrazzano (o Ferracciano), disprezzato dal popolo per le tasse elevate.

Un mercante di passaggio mostra al signore stoffe e tessuti bellissimi, ma quando viene detto il prezzo il signore lo caccia via, indignato.

Il mercante allora regala le sue stoffe agli abitanti del borgo, che, vestiti magnificamente, diventano molto ammirati e potenti.

In alcune versioni la comunità così rafforzata si libera del signore e distrugge il castello.

Alcuni raccontano che il mercante sia stato Ferdinando d’Aragona stesso, anche se le date non coincidono con i fatti storici; è probabile che questa parte sia un elemento leggendario aggiunto alla narrazione.

Contestualizzazione storica

Questa storia è più una leggenda popolare locale che un racconto documentato:

Ferrandina fu rifondata nel Quattrocento in seguito alla distruzione dell’antico centro di Uggiano, probabilmente dopo un terremoto e successivi spostamenti di popolazione.

Il Castello di Uggiano è un luogo reale di cui restano rovine nei pressi di Ferrandina oggi, e attorno a esso si radicano varie storie locali.

Conclusione

Non esiste una “leggenda ufficiale” universalmente riconosciuta del Mercante di Ferrandina, ma una storia leggendaria legata alla zona del Castello di Uggiano e alla nascita del borgo è stata tramandata in alcune raccolte locali.

 

MATERA, COMUNITÀ ENERGETICHE E TURISMO SOSTENIBILE:

INCONTRO CON CERQUITY SUD ALLA CNA

Matera – Le comunità energetiche rinnovabili come leva di sviluppo per il territorio e per la ricettività extra-alberghiera. È questo il tema dell’incontro in programma lunedì 19 gennaio alle ore 19.00, presso la Sala Conferenze della CNA di Matera, in via degli Aragonesi 26/A, promosso da CNA Matera, Cerquity Sud e Associazione B&B Matera.

L’iniziativa, aperta al pubblico, è rivolta in particolare agli operatori turistici, ai gestori di strutture extra-alberghiere, alle imprese e ai cittadini interessati a conoscere le opportunità offerte dalle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), sia in termini economici sia ambientali e sociali.

Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali di Marilisa D’Ercole, vicepresidente dell’Associazione B&B Matera, e di Giuseppe Ranù, presidente vicario di CNA Matera.

Il cuore dell’incontro sarà l’intervento di Savio Di Stefano, vicepresidente di Cerquity Sud Società Cooperativa, che illustrerà il funzionamento delle comunità energetiche rinnovabili, i vantaggi concreti dell’adesione e le ricadute positive per il comparto turistico e per il tessuto produttivo locale.

A concludere l’incontro sarà Leonardo Montemurro, presidente di CNA Matera, che porrà l’accento sul ruolo strategico della transizione energetica per le imprese e sul valore delle CER come strumento di sostenibilità, innovazione e crescita condivisa per il territorio materano.

L’appuntamento rappresenta un momento di confronto e informazione su un modello energetico sempre più centrale nelle politiche di sviluppo locale, capace di coniugare risparmio, tutela ambientale e partecipazione attiva di cittadini e imprese.

giovedì 15 gennaio 2026

 

FERRANDINA, TRA STORIA E MISTERO

LE LEGGENDE CHE ABITANO I SUOI CALANCHI

C’è una Ferrandina che vive nei documenti storici, nelle pietre delle chiese e nelle cronache ufficiali. E poi c’è un’altra Ferrandina, più silenziosa e affascinante, che sopravvive nei racconti popolari, tramandati di generazione in generazione. È la Ferrandina delle leggende, dei misteri notturni e delle credenze antiche, profondamente legate al paesaggio dei calanchi e alla vita contadina.

Secondo la tradizione orale, il paese sarebbe sorto sulle rovine di un antico insediamento distrutto da guerre e malattie chiamato “Obelanum”. I superstiti avrebbero scelto l’attuale colle perché ritenuto un luogo sicuro, quasi benedetto, protetto dall’alto e difficilmente espugnabile denominandola “Troilia”. Una scelta che, nel racconto popolare, non sarebbe stata casuale ma guidata da una sorta di volontà divina.

Tra le leggende più suggestive spiccano quelle legate alle “janare”, le streghe della tradizione lucana. Si dice che si aggirassero di notte tra i calanchi, sospinte dal vento, approfittando dell’oscurità per entrare nelle case attraverso le fessure di porte e finestre. Per difendersi, gli abitanti usavano antichi rimedi: scope rovesciate, manciate di sale o preghiere sussurrate prima di dormire. I calanchi stessi, con le loro forme spoglie e quasi lunari, erano considerati il loro rifugio naturale.

Forte è anche il legame tra Ferrandina e la devozione religiosa. Una leggenda molto sentita racconta di un intervento miracoloso della Madonna, che avrebbe protetto il paese da una grave minaccia, una carestia, un’invasione o un disastro naturale. L’apparizione luminosa dell’immagine sacra avrebbe rassicurato la popolazione e allontanato il pericolo, rafforzando una fede che ancora oggi è parte integrante dell’identità locale.

Non mancano i racconti legati al periodo del brigantaggio, con il noto brigante Ferrandinese “Vincenzo Mastronardi” detto “Staccone” ufficiale della brigata di Carmine Crocco comandante dei briganti Lucani. Le campagne attorno al paese, un tempo impervie e difficili da controllare, sarebbero state nascondiglio di detti briganti e che vi avrebbero sepolto tesori mai ritrovati. Secondo la leggenda, questi bottini sarebbero protetti da maledizioni, pronte a colpire chiunque li cerchi per semplice avidità.

Infine, c’è il vento. Nelle notti più tempestose, tra i vicoli del centro storico, alcuni giurano di sentire lamenti lontani. Sarebbero le voci di anime senza pace, legate a morti avvenute durante epidemie, guerre o migrazioni forzate.

Leggende, certo. Ma anche frammenti di memoria collettiva, che raccontano paure, speranze e valori di una comunità. Perché a Ferrandina, come in molti borghi della Basilicata, il confine tra storia e mito resta sottile… e proprio per questo, continua ad affascinare.

giovedì 14 agosto 2025

 

LA FAMIGLIA REVERTERA IN LUCANIA

Illustre famiglia originaria di Spagna. Il Candida la dice discendente da Amerio, signore del Castello di Reverterio, figlio di Buscardo, e questi disceso dai marchesi del Luxembourg. Passata in Catalogna con Reverter de Revertera, visconte di Barcellona, dei conti di Soccaglia, venne nel secolo XVI a stabilirsi en Napoli, dove fu aggregata al Seggio di Capouana nel 1717; e quindi ascribta al Patriziato napolitano. Godette nobiltà a Siena e in Sicilia. Fu ricevuta per giustizia nel S.M.O. di Malta, nel 1619, con Girolamo e Filippo (Arch. Ordine Malta 4671); nel 1750 in persona di Giacomo della Salandra (Arch. Ordine malta 4690); nel 1766 con altro Giacomo (Gran Magistero Ordine Malta, Roma, Alberi genealogici N. 337). Don Giovanni Alfonso fu vicepresidente della Sardegna da Alfonso d'Aragona; Francesco consigliere di Stato nel Regno di Napoli nel 1532. Decorata del titolo di duca di Salandra in Basilicata, concesso a Francesco il 1° aprile 1613, e di conte di Tricarico nella stessa provincia, concesso a Nicola Ippolito il 27 settembre 1745, ne ebbe ultima intestazione nel cedolario di Basilicata.

LA SIGNORIA DI SALANDRA

In epoca normanna Salandra fu trasformata in baronia: ne reggeva l'imperio il barone Guglielmo De Caro, vassallo del conte di Montescaglioso. Successivamente gli Svevi ne ottennero il controllo con Gilberto di Salandra. La signoria passò poi, sotto la dominazione angioina, a Filippo della Lagonessa, ad Adimaro di Luco e a Ruggiero di Sangineto, per giungere infine nel 1381 a Venceslao Sanseverino. Successivi signori di Salandra furono Tiberio Caracciolo, Margheritone Loffredo e il duca Francesco Revertera, che ne acquistò i possedimenti nel 1554. Questo duca si fece promotore nel 1573 della costruzione, su un preesistente sito religioso, del convento dei Padri Osservanti Francescani, un attivissimo e prezioso centro di produzione e diffusione di cultura. Dall'ambiente del convento, passato intanto ai Riformati nel 1598, scaturisce, infatti, il genio di Padre Serafino, l'uomo più illustre della storia della città: è autore di un dramma sacro precursore dell' opera di Milton. Salandra passò sotto la protezione di san Rocco nel 1656 in occasione di una pestilenza: fino ad allora il patrono dei salandresi era stato san Castolo. Circa due secoli dopo, allo scoppiare di una nuova epidemia, san Rocco fu designato unico patrono della città. ... Del Castello, costruito probabilmente nel XII secolo, restano ruderi (poche mura e due arcate)».

Rievocazione Storica dedicata al Casato dei Revertera a Salandra

L’evento infatti rappresenta la vita del ducato dei Revertera nei giorni tra il 7 e il 16 luglio 1647, durante i Moti di Masaniello, la leggendaria insurrezione popolare contro il governo spagnolo che da oltre due secoli dominava sul Regno di Napoli e che opprimeva i cittadini con gravose imposte.

Un breve periodo segnato dalla quasi totale assenza di uomini nel ducato di Salandra accorsi in soccorso del viceré Rodrigo Ponce de León y Álvarez de Toledo, posto a comando della città da Filippo IV di Spagna. Per l’occasione il viceré manda a chiamare il fidato Francesco II Revertera, duca di Salandra, che parte con le sue truppe offrendo supporto e spingendo Rodrigo al compromesso con la popolazione, un accordo che ristabilisce l’ordine ponendo fine all’insurrezione.

Mentre il duca e il suo seguito sono fuori per adempiere al proprio dovere nei confronti della Corona Spagnola, la vita del ducato va avanti sotto la gestione silenziosa e solerte della duchessa e delle donne di tutti i ceti sociali. Un momento di spettacolo e di riflessione sulle multiformi doti delle donne, spesso inespresse, che in questo racconto si manifestano in particolar modo attraverso due figure femminili nate dall’immaginazione: Artemisia Monforte Fragneto donna di cultura che dopo aver rifiutato un matrimonio combinato si rifugia sotto l’ala protettrice della duchessa, sua cara amica d’infanzia, e Dianora D’Evoli temeraria che ha sfidato i tempi ribellandosi a un tentativo di violenza e da ottima combattente organizza la guardia di protezione del ducato.

Al di là della leggenda, la storia del casato Revertera, di origine spagnola, è legata con doppi nodi alla storia non solo di Salandra ma anche del Mezzogiorno italiano.

Nel 1544 Francesco I Revertera acquistò per 12000 ducati il feudo di Salandra e soli due anni dopo diede il via alla costruzione del Convento dei Padri Francescani Riformati (oggi sede del Municipio) che, negli anni a venire, poiché largamente dotato di mezzi e donazioni elargite da Francesco e dai suoi successori, si distinse per prestigio sino a diventare una delle Università di Teologia e Filosofia più fiorenti d’Italia. Qui studiò e visse Padre Serafino della Salandra (1595 – 1656) personaggio di spicco della letteratura del tempo e autore della tragedia sacra dal titolo “Adamo caduto”, che diede impulso creativo a John Milton per la stesura di quello che ancora oggi è considerato un capolavoro della letteratura mondiale: “Paradise lost”.

GARAGUSO SEDE DI CACCIA

Anche a Garaguso è prevista, la seconda edizione della sfilata d’epoca che narra la storia del duca dei Revertera. Nell’800 a Garaguso, i Revertera erano una delle famiglie nobili più importanti del territorio che avevano scelto Garaguso come sede di caccia. Abitavano in un imponente palazzo situato nella parte più alta del paese, su di un costone di roccia dolomitica, affianco la Chiesa San Nicola.

Durante il periodo di caccia, la famiglia Revertera organizzava spesso grandi feste e banchetti in onore dei nobili della zona, e tutto il popolo poteva partecipare.

In una di queste feste serali, la famiglia Revertera celebrava la nascita del loro primo figlio. La notte era calda e la festa era in pieno svolgimento, quando all’improvviso, il bambino scomparve. Tutti si misero subito alla ricerca del piccolo, ma senza successo. Fu un vero e proprio mistero, nessuno aveva ne visto né sentito niente. Da quel giorno in poi, si dice che ogni volta che tira il vento nelle mura del palazzo Revertera, si odono i lamenti dei genitori per il figlio perduto.

Il loro casato è presente a Salandra, Tricarico, Miglionico, Garaguso, Calciano e Grassano, organizzatori della “Congiura dei Baroni” nel Castello del Malconsiglio di Miglionico, protagonisti di una leggenda a Garaguso, proprietari del feudo di Tricarico fino alla soppressione della feudalità, ultima famiglia di feudatari presente nel territorio di Calciano, Grassano invece, dalla prima metà del secolo XVIII fino ai primi decenni del XIX, fu feudo del duca della Salandra, appartenente alla famiglia dei Revertera. Il duca esercitava una specie di potere di tipo monarchico e amministrava la giustizia nel suo palazzo di Grassano per mezzo del notaio Domenico Mattia. Come tutti i feudatari, cercò, sfruttando il lavoro dei suoi servi e dei contadini, di ricavare dalla terra tutto quanto gli serviva. Imponeva le tasse, esigeva gli utili di ciò che gli apparteneva, non esclusi quelli del forno pubblico. Il suo palazzo signorile fu costruito nel 1775. Sul portale in pietra spicca lo stemma ducale, sul quale campeggiano due tori con le corna, simbolo dell'uomo possente. Il duca vi dimorava maggiormente d'inverno, per le battute di caccia ai cinghiali. Una torretta, ancora oggi visibile nella Vigna del duca, serviva per avvistarli. Del feudo del duca della Salandra facevano pure parte i comuni di Garaguso, Calciano, Tricarico e Miglionico. In quest'ultimo, in seguito ai moti rivoluzionari scoppiati a Napoli ad opera di Masaniello, nel luglio del 1647 la popolazione insorse contro il duca, che richiedeva la riscossione delle tasse, e lo chiuse prigioniero in un convento. Il feudo fu venduto nel 1544 da Margaritone Loffredo a Francesco Revertera per 12.000 ducati. Durante il periodo delle lotte tra repubblicani e sanfedisti, il duca della Salandra, in qualità di tenente generale, ebbe come coadiutore il colonnello Francesco Carbone che, al servizio dei Borboni, ricoprì un ruolo molto importante nell'animare il cardinale Ruffo a reclutare giovani contro la Repubblica partenopea. Molte angherie e soprusi del feudatario furono soppressi sotto il breve regno di Gioacchino Murat.

Il Ministero degli Interni, infatti, suggerì all'Intendente di Basilicata di far capire al Comune di Tricarico che i contadini non erano niente affatto tenuti a pagare al duca una soma di paglia per ogni animale da loro posseduto. Dei Revertera era anche il palazzo Loguercio, acquistato successivamente dall'avv. Luigi Materi, padre dell'on. Francesco Paolo. Aboliti i feudi con la sentenza del 18 gennaio 1810, il duca perdette tutti i beni. Ma, ritornati i Borboni, li riebbe con l'annullamento della stessa sentenza da parte della Corte d'Appello di Napoli. Il 19 ottobre 1836 furono messi all'asta alcuni beni espropriati al duca Domenico pubblico per richiamare l'attenzione sulla vendita di detti beni.

Il governo borbonico, vistosi minacciato nella sua sovranità dal-lo strapotere dei feudatari, cercò di favorire le comunità. Una annosa vertenza fu dibattuta dal 1819 al 1847 tra i duchi della Salandra e il Comune di Calciano, che rivendicava il possesso delle sue terre, i cui confini erano stati definiti dal Princi-pe di Bisignano fin dal 1475. Le terre rivendicate erano le difese Serre e Vignali, ritenute demaniali e soggette agli usi civili dei Calcianesi.

Il 7 aprile 1857 il Consiglio di Intendenza di Potenza poneva fine alla vertenza, emettendo la sentenza con cui il duca della Sa-landra cedeva i due fondi prima citati al Comune di Calciano, in cambio della difesa Parata.

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domenica 10 agosto 2025

 

CASTELLO BERLINGIERI SAN BASILIO PISTICCI (MT)

Recentemente ho avuto la possibilità di visitare approssimativamente questa imponente struttura difensiva Medioevale, e ne sono rimasto abbagliato dalla suo stato attuale e della sua conformazione monumentale storica, non ho avuto l’opportunità di visionarlo nei suoi particolari, ma mi riprometto di farlo in seguito perché ormai incuriosito dalla brillante storia antica che lo ricopre e lo rende affascinante ai miei occhi ed alla mia incurabile sete di storie e leggende di vecchi manieri presenti in provincia.

Intanto mi documento, e giusto per sedare un po' la mia sete di sapere, mi immergo nella più profonda ricerca di notizie storiche a riguardo, e scopro che la storia di questo vecchio “Maniero Medioevale” è infinita, comincia dalla notte dei tempi, per concludersi ai giorni nostri, dove lo vede attualmente come un elegante “Resort” sala ricevimenti, mostrando il suo splendore alle nuove generazioni che continuano a renderlo vivo nonostante la sua veneranda età.

Di seguito l’esito della mia ricerca:

Fu costruito come masseria fortificata intorno al VII secolo dalla comunità monastica dei basiliani. Divenne poi feudo normanno assumendo sempre più le caratteristiche di un castello con la costruzione del torrione centrale. Dai feudatari normanni fu in seguito donato alla comunità benedettina dell'abbazia di Santa Maria del Casale di Pisticci.

Nel XIV secolo passò di proprietà alla Certosa di Padula e, nel 1830 al marchese Angelo Matteo Ferrante di Ruffano e suo figlio Matteo Gennaro, attualmente è proprietà della famiglia Berlingieri e custodisce attualmente un'importante collezione di opere e installazioni di arte contemporanea.

L'imponente edificio si sviluppa intorno alla corte centrale, su cui si affacciano gli edifici principali, ospitanti il refettorio, la cucina, il dormitorio, l'archivio, la biblioteca, la chiesetta del XVIII secolo e la sala capitolare.

Il complesso è dominato dalla grande torre quadrata del Re Ruggiero, che la fece costruire, che risale alla prima metà dell'XI secolo e dalla cui sommità lo sguardo spazia su un territorio immenso comprendente tutto l'arco del golfo di Taranto, infatti il castello è costruito su una lieve altura che permette di dominare il territorio circostante e tuttavia è immerso nel verde in modo tale che non poteva essere ben localizzato immediatamente dai nemici. La funzione principale della torre era infatti quella di controllare il litorale coadiuvata dalle altre torri vicine per dare l'allarme in caso di sbarco dei pirati saraceni. Sulla terrazza della torre è infatti ancora posta la campana dell'allarme.

L'ingresso esterno era costituito da un ponte levatoio, oggi sostituito da un ponte ad arco in muratura. Sul portale d'ingresso è presente lo stemma araldico della famiglia Berlingeri di Crotone.

LA FAMIGLIA BERLINGIERI

Arma: d’argento, a tre bande scaccate d’argento e di rosso, accompagnate nel capo da un lambello del secondo a tre pendenti.

Titoli: nobili di Crotone, baroni, marchesi di Valle Perrotta, duchi di Casalnuovo.

Dimore: Crotone, Napoli, Roma, Venezia, Brusuglio, San Basilio, Salerni.

Patrona: Sant'Anastasia romana vergine e martire.

La famiglia Berlingieri è originaria delle Provenza, antica provincia del sud-est della Francia, capostipite fu Berteraymo Berlingieri il quale partecipò alla battaglia di Benevento nel 1266,  per questo servizio re Carlo I d’Angiò gli concesse la baronia di Torre Montanari, in terra di Calabria con Regie Lettere Patenti del 1269.

Giovanni, nel 1410, fu nominato Giustiziere di Taverna.

Garetto, trasferì la famiglia a Crotone e fu ammesso nel sedile nobile di San Diogini l'Areopagita.

Giulio Berlingieri († 1622), dottore in legge, fu famoso giureconsulto in Napoli, fu professore del giureconsulto Francesco de' Petri (1575 † 1647c.a)

Annibale (1666 † 1719), nobile di Crotone, figlio di Cesare Ottavio e di Luccia Suriano dei marchesi di Apriglianello, ampliò l'antico palazzo dei suoi avi acquistando delle case contigue, non solo, vi era una piccola chiesa col rango di parrocchia intitolata a Santa Veneranda, solo uno stretto vicolo la separava dal suo palazzo, fece in modo di esserne il patrono e di creare un'apertura tale da poter assistere alle funzioni dall'interno del palazzo; col  pretesto di farsi carico della  ristrutturazione in quanto il corpo di fabbrica era in condizioni precarie (d'altro canto la parrocchia godeva di una rendita annuale misera), nel 1706 concluse l'accordo con il parroco e successivamente con il Vescovo Marco de Rama.

Nicolò Orazio († 1719) figlio di Annibale e Rosa, nel 1703 acquistò il feudo rustico ma quaternato di Valle Perrotta, che pagava un'adoha di ducati 15 alla Regia Curia, feudo sequestrato a Cristoforo Pallone a causa dei suoi debiti il quale aveva sposato sua zia Vittoria, seguì il Regio Assenso il 17-9-1703. Sposò Anna Suriano.

Francesco Cesare (1696 † 1749), nobile di Crotone, successe nel feudo di Valle Perrotta come erede per la morte prematura di suo fratello, il barone Nicolò Orazio,  fu creato Marchese per maschi primogeniti con privilegio del 4-1-1736, re Carlo di Borbone il 19 gennaio 1740 concesse il privilegio del titolo marchionale sul feudo di Valle Perrotta. Sposò Violante Suriano.

Carlo (1720 † 1781), nobile di Crotone, 2° marchese di Valle Perrotta come erede di suo padre, marchese Francesco Cesare, sposò Rosa Barricellis.

Anselmo, nobile di Crotone, 3° marchese di Valle Perrotta, come erede per la morte di suo padre, marchese Carlo, sposò Gabriella Zurlo.

Cesare (1768 † 1844), nobile di Crotone, 4° marchese di Valle Perrotta, come erede di suo padre, marchese Cesare, sposò la nobile Maria Morelli figlia di Gaetano.

Anselmo (1792 † 1844), nobile di Crotone, 5° marchese di Valle Perrotta come erede per la morte di suo padre, marchese Cesare, morì lo stesso giorno.

Cesare Francesco Antonio (1825 † 1853), nobile di Crotone, 6° marchese di Valle Perrotta, come erede per la morte di suo padre, marchese Anselmo, sposò sua cugina Chiara Berlingieri di Pietro.

Cesare (1854, postumo † 1900), nobile di Crotone, 7° marchese di Valle Perrotta, come erede per la morte di suo padre, marchese Cesare Francesco Antonio, morì improle. Suo zio fu Francesco il quale ebbe discendenza, non chiese l'iscrizione nell'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana.

I BERLINGIERI A BISIGNANO

Pompilio Berlingieri, fratello dei citati Annibale e del Vescovo Carlo, fu Vescovo di Bisignano dal  1706 al 1721, anno del suo decesso; in Bisignano fece costruire un palazzo per accogliervi i membri della famiglia facenti parte del suo seguito, tra di essi Tommaso che sposò Isabella Auletta ed ebbero per figlio Saverio (1727 † 1802), si laureò in medicina a Napoli nel 1751, sposato ad Innocenza del Latte di Corigliano ed ebbero per figlio Domenico (1771 † 1842), dottore in fisica, sposato a Raffaella Sprovieri di Acri ebbero per figli: Federico, laureato in medicina a Napoli, fu sacerdote; e Vincenzo (1809 † 1865), laureato in legge nel 1827, si addottorò in U.J. nel 1830 presso l'Università di Napoli, ricoprì la carica di Giudice Regio nel 1848, nello stesso anno fece parte del Comitato di Salute pubblica di Bisignano, sposò Teresa Bernaudo di Montalto Uffugo ed ebbero per figli Marianna, Luisa e Domenico (1844 † 1903), avvocato, sposato a Teresa Napoli hanno avuto per figli: Anna, Maria, Raffaele (1882 † 1957), Vincenzo (1881 † 1932) ed il primogenito Federico (1880).

Nicola Berlingieri (Crotone 1774 † Nicastro 1854) figlio di Anselmo, 3° marchese di Valle Perrotta e della nobildonna Gabriella Zurlo, fratello di Cesare, 4° marchese di Valle Perrotta; consacrato Vescovo di Nicastro nel 1825, ministero che ivi esercitò sino alla sua morte.

Il marchese Francesco Lucifero nel 1840 trasferiva al Vescovo Nicola Berlingieri una tomolata di terreno del promontorio Lacinio (Capo Colonna), vicino alla colonna e ai ruderi del tempio.

Successivamente, fu costruito, dal barone Luigi Berlingieri, un casino di villeggiatura; il barone sosteneva che i ruderi fossero di sua proprietà, alla fine di un contenzioso con lo Stato si stabilì che appartenevano al demanio pubblico. La chiesa Santuario risalente al Cinquecento, costruita vicino alla torre, era in condizioni precarie, nel 1882 Gabriella Berlingieri, fece realizzare l'Altare marmoreo; risale al 1897 la sua completa ristrutturazione ed ampliamento per volontà di Anselmo Berlingieri.

Enzo Scasciamacchia

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mercoledì 23 luglio 2025

 

AUGURI SENATORE D’AMELIO PER I SUOI 90 ANNI

Tanti auguri di buon 90° Compleanno al nostro beneamato ex Senatore della Repubblica, Saverio D'Amelio (Ferrandina, 23 luglio 1935).

Ormai non lo si vede più in città, la sua residenza stabile è Latina (ROMA), sporadicamente e solo in casi eclatanti appaiono manifesti di comunicati stampa affissi nelle principali piazze, ogni tanto dice ancora la sua, anche se ormai lo scenario politico nazionale è completamente cambiato, sia nei confronti della politica, che nei confronti del popolo stesso.

Lui si presentava a chiunque e costantemente con la mano tesa, pronto a creare immediatamente un legame confidenziale più che istituzionale, mettendo tutti subito a proprio agio, aprendosi in questo modo a chiunque gli si presentava d’avanti.

Personalità imponente vista la sua altezza, ad alcuni incuteva timore, ad altri invece simpatia tanto da incollargli il soprannome di “Pennello” data la sua conformazione fisica, prestante ma molto educato e gentile, un uomo di altri tempi insomma.

Ha fatto tanto per la propria Comunità, si è speso per il benessere del suo Popolo, che non a caso lo ha rieletto Sindaco svariate volte, ricambiando il suo impegno soprattutto durante la ormai famosa industrializzazione della Val Basento (1960 circa), Ferrandina, grazie a Lui, ha vissuto anni lucenti, si è vista trasformare da comunità contadina a comunità operaia grazie alle grandi industrie che crebbero velocemente e inspiegabilmente in quella zona, venne così scoperto “il posto fisso”, quello senza rischi, e senza grandi sforzi, senza sapere, che tutto ben presto sarebbe sfumato in una bolla di sapone, ma non certo per suo demerito.

Dall’alto della sua esperienza politica ci regala questa lettera aperta che contiene consigli e verità…

“In politica, come in tutte le attività, è necessaria la formazione che si acquisisce con l’esperienza, senza della quale non sarà possibile comprendere la volontà del popolo e predisporre gli strumenti idonei alla realizzazione delle condizioni di vita auspicate.

Sono felice di poter dire che la mia formazione alla politica è il frutto dell’esperienza di anni di segreteria di sezione della Democrazia Cristiana, di segreterie provinciali, oltre che di Consigliere comunale, provinciale e di presidente dell’Amministrazione provinciale di Matera.

Forte di tanta preziosa esperienza, ho potuto svolgere al meglio il ruolo di Senatore della Repubblica e di Sottosegretario alla Pubblica Istruzione e ai lavori Pubblici, tra il 1979 e il 1994.

La cosiddetta Seconda Repubblica, si caratterizza per la scarsa formazione dei politici e dei parlamentari, non eletti e scelti dal responsabile del partito o movimento, quasi sempre sulla base di convenienze.

Da qui il degrado della politica, anche in Basilicata, cosa che fa rimpiangere la “Prima Repubblica”.

Tra i politici impegnati allo sviluppo economico della Basilicata sono da ricordare, a livello regionale, il presidente Colombo, e per i rappresentanti parlamentari materani, l’onorevole Michele Tantalo, il senatore Franco Salerno, e forse, chi scrive.

A livello regionale è da ricordare il forte impegno dei presidenti di Regione, Verrastro, Michetti e Boccia e del Consigliere regionale Michele Cascino (PSI) Peragine e Laureano (DC).

Dopo il 1994, la politica è scaduta di livello, a causa dell’improvvisazione della scelta e dell’incapacità dei politici di stabilire un organico rapporto con i cittadini, nella consapevolezza che conta il solo rapporto con il vertice di partito.

Se non si recupererà il felice rapporto tra il politico e i cittadini, lo scadimento della politica crescerà sempre più, con gravi conseguenze anche sul futuro della nostra amata Basilicata”.

Di seguito una sua breve biografia:

Esponente di spicco della Democrazia Cristiana in Basilicata, ha iniziato giovanissimo la sua attività politica, organizzando negli anni sessanta le lotte per lo sfruttamento in loco del metano e per l'industrializzazione della Val Basento. È stato Presidente della Provincia di Matera oltre che vicepresidente dell'Acquedotto Pugliese e sindaco di Ferrandina per molti anni.

Eletto al Senato della Repubblica per 4 legislature, è stato nominato Vice Presidente della Commissione Antimafia e Presidente della Commissione Bicamerale di Vigilanza sull'Anagrafe Tributaria. Ha inoltre ricoperto la carica di Sottosegretario di Stato al Ministero della pubblica istruzione nel governo Andreotti VI e a quello dei Lavori Pubblici nel governo Andreotti VII. Nel 2001 si è candidato alla Camera dei deputati nel collegio di Matera: sostenuto dalla Casa delle Libertà e dalla Fiamma Tricolore, ottenne il 38,6% dei voti e venne sconfitto dal rappresentante dell'Ulivo Salvatore Adduce.

È stato sindaco di Ferrandina dal 2011 al 2016, dopo esserlo già stato dal 1980 al 1993 e dal 1998 al 2007. È stato inoltre consigliere di opposizione (come capogruppo dell'MPA) nell'amministrazione della Provincia di Matera.

Buon Compleanno Senatore…

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Enzo Scasciamacchia