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I Sassi di Matera

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I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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giovedì 9 aprile 2026

 

IL GRIDO DELL’ADDOLORATA ALLA PROCESSIONE DEL VENERDÌ SANTO A FERRANDINA…

“DOVE SEI… FIGLIO MIO DOVE SEI…”

La notte era buia a Ferrandina, come un velo di dolore steso sul silenzio delle case, le luci tremolanti delle candele in processione disegnavano ombre vive sui muri antichi, mentre un vento lieve portava con sé il suono lontano dei passi e della marcia funebre della banda locale, cadenzati come un cuore spezzato, dentro la sua chiesa, l’Addolorata attendeva.

Non era solo una statua, quella notte, era madre… era attesa… era strazio trattenuto nei secoli, il suo sguardo di vetro, colmo di lacrime immobili, sembrava cercare qualcosa oltre le mura, oltre il tempo stesso, come se sapesse… come se avesse sempre saputo, poi, lentamente, le porte si aprirono.

Un gemito attraversò la folla, non un grido, ma qualcosa di più profondo, il respiro collettivo di un popolo che si riconosce nel dolore di una madre.

I portatori si mossero piano, con rispetto, come se ogni passo potesse spezzare quel fragile equilibrio tra terra e cielo… l’Addolorata uscì, e in quell’istante, il tempo si fermò.

La banda smise di suonare, come per non disturbare il suo cammino, solo il suono cupo dei tamburi accompagnava il suo avanzare, mentre il corteo si snodava tra i vicoli stretti, illuminati da fiaccole che sembravano stelle cadute per guidarla, Lei cercava suo figlio… ogni passo era una domanda, ogni oscillazione del suo manto nero, un sussurro: “Dove sei? Dove sei figlio mio…”, e la gente, lungo il percorso, abbassava lo sguardo, incapace di sostenere quegli occhi pieni di lacrime, quel dolore antico e sempre nuovo, quando, in lontananza, apparve il feretro… il legno scuro brillava sotto le luci tremolanti, e il Cristo giaceva immobile, segnato dalla passione, avvolto nel silenzio più sacro, assorto nella pace eterna, quando le due processioni si incontrarono, accadde qualcosa che nessuno riuscì mai davvero a spiegare… il vento si fermò, le fiamme dei ceri si piegarono, come in un inchino… e per un istante eterno, madre e figlio furono di nuovo insieme… per l’ultima volta.

Non c’erano parole, solo lacrime di disperazione, lacrime di uomini, di donne, di angeli, lacrime di pietra e di straziante dolore, lacrime che da quel momento, avrebbero raccontato una storia più grande del tempo, più forte della morte.

L’Addolorata si fermò davanti al feretro, affranta, disperata, sconvolta, e chi era presente giura che, in quel preciso momento, il suo volto cambiò espressione, non meno doloroso, ma più umano, come se quel dolore, condiviso da tutti, fosse diventato anche speranza, perché quella notte non era solo morte, era attesa… era promessa… era giubilo, e mentre il corteo riprendeva il suo cammino, tra il suono dei passi stanchi e dei cuori infranti, Ferrandina tutta  portava con sé il peso e la luce di quella scena, una madre che incontra il figlio perduto… e lo affida, ancora una volta, all’eternità…

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