IL GRIDO DELL’ADDOLORATA ALLA PROCESSIONE DEL VENERDÌ SANTO A
FERRANDINA…
“DOVE SEI… FIGLIO MIO DOVE SEI…”
La notte era buia a Ferrandina, come un velo di dolore steso
sul silenzio delle case, le luci tremolanti delle candele in processione
disegnavano ombre vive sui muri antichi, mentre un vento lieve portava con sé
il suono lontano dei passi e della marcia funebre della banda locale, cadenzati
come un cuore spezzato, dentro la sua chiesa, l’Addolorata attendeva.
Non era solo una statua, quella notte, era madre… era
attesa… era strazio trattenuto nei secoli, il suo sguardo di vetro, colmo di
lacrime immobili, sembrava cercare qualcosa oltre le mura, oltre il tempo
stesso, come se sapesse… come se avesse sempre saputo, poi, lentamente, le
porte si aprirono.
Un gemito attraversò la folla, non un grido, ma qualcosa di
più profondo, il respiro collettivo di un popolo che si riconosce nel dolore di
una madre.
I portatori si mossero piano, con rispetto, come se ogni
passo potesse spezzare quel fragile equilibrio tra terra e cielo… l’Addolorata
uscì, e in quell’istante, il tempo si fermò.
La banda smise di suonare, come per non disturbare il suo
cammino, solo il suono cupo dei tamburi accompagnava il suo avanzare, mentre il
corteo si snodava tra i vicoli stretti, illuminati da fiaccole che sembravano
stelle cadute per guidarla, Lei cercava suo figlio… ogni passo era una domanda,
ogni oscillazione del suo manto nero, un sussurro: “Dove sei? Dove sei figlio
mio…”, e la gente, lungo il percorso, abbassava lo sguardo, incapace di
sostenere quegli occhi pieni di lacrime, quel dolore antico e sempre nuovo,
quando, in lontananza, apparve il feretro… il legno scuro brillava sotto le
luci tremolanti, e il Cristo giaceva immobile, segnato dalla passione, avvolto
nel silenzio più sacro, assorto nella pace eterna, quando le due processioni si
incontrarono, accadde qualcosa che nessuno riuscì mai davvero a spiegare… il
vento si fermò, le fiamme dei ceri si piegarono, come in un inchino… e per un
istante eterno, madre e figlio furono di nuovo insieme… per l’ultima volta.
Non c’erano parole, solo lacrime di disperazione, lacrime di
uomini, di donne, di angeli, lacrime di pietra e di straziante dolore, lacrime
che da quel momento, avrebbero raccontato una storia più grande del tempo, più
forte della morte.
L’Addolorata si fermò davanti al feretro, affranta,
disperata, sconvolta, e chi era presente giura che, in quel preciso momento, il
suo volto cambiò espressione, non meno doloroso, ma più umano, come se quel
dolore, condiviso da tutti, fosse diventato anche speranza, perché quella notte
non era solo morte, era attesa… era promessa… era giubilo, e mentre il corteo
riprendeva il suo cammino, tra il suono dei passi stanchi e dei cuori infranti,
Ferrandina tutta portava con sé il peso
e la luce di quella scena, una madre che incontra il figlio perduto… e lo
affida, ancora una volta, all’eternità…
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