LA NOTTE DEI TEMPLARI,
LA LEGGENDA DEL CONVENTO DI SAN DOMENICO
Ferrandina,
la città dai tanti monasteri, conventi, chiese e santuari, la città più ricca
di storia, dopo Matera, con monumenti e frantoi antichi, dai tanti proprietari
terrieri, palazzi gentilizi e famiglie nobili, vanta il plesso conventuale più
grande della Lucania, il Convento di San Domenico, una struttura del 1700 circa,
voluta da Papa Leone X, e dopo un sopralluogo da parte del capo ingegnere
Giacomo Luvino di Milano, e con il pieno accordo dei Frati Domenicani, scelgono
un terreno difronte la “Cittadella”, i lavori cominciano grazie alla donazione
del Ferrandinese Padre Arcangelo De Leonardis, rettore del Convento di San
Domenico di Barletta, e con rogito del notaio Mastropietro vengono donati anche
“due luoghi, seu hortali, siti nella contrada della “Cittadella” proprio sotto
le mura d’essa di rimpetto a tramontano”, queste le testuali parole.
il progetto
è stato redatto in Roma dall’ingegner D’Andra Moltò, i lavori verranno eseguiti
dal Mastro generale, fra Agostino Pipia, e poi con il suo successore, fra
Tommaso Ripol, e grazie anche a maestranze Pugliesi e Napoletane.
Ma dulcis in
fundo… giunse il momento di edificare una grande “cupola”, che dopo
approfonditi studi dei metodi di Galileo Galilei, di Antonio da Sangallo che
realizzò la cupola di San Pietro in Vaticano, del Bramante, e persino del
Vitruvio, finalmente venne alla luce una grande cupola maiolicata, che divenne
il simbolo in primo luogo della “Cittadella”, e successivamente dell’intera
città di Ferrandina.
Seguirono
svariati avvenimenti durante l’edificazione del più grande Convento della
Lucania, ma il più accattivante e raccapricciante, ve lo racconto ora…
Nelle notti
senza luna, quando il vento scivola tra i vicoli antichi di Ferrandina e sibila
come un lamento, c’è chi giura di udire ancora il rintocco di una campana che
non esiste più.
La leggenda
racconta che, molto prima che il Convento di San Domenico fosse consacrato nel
1700, il terreno su cui sorgeva fosse già marchiato da un segreto oscuro, di
fronte alla Cittadella, allora unico centro abitato prima della creazione della
città, si dice sorgesse un antico luogo di culto pagano, sepolto e dimenticato…
o forse solo nascosto.
Quando i
frati domenicani decisero di costruire il convento, accadde qualcosa di strano,
ogni tentativo di erigere la cupola maiolicata falliva, le impalcature
crollavano durante la notte, le pietre si spezzavano senza motivo, e gli operai
raccontavano di ombre che si muovevano tra le torce spente, fu allora che
comparvero loro… Uomini incappucciati, giunti senza cavalli e senza insegne
visibili, alcuni più attenti, notarono sotto i mantelli il simbolo della croce
patente… cavalieri templari, si diceva che l’Ordine fosse scomparso da secoli…
eppure erano lì.
Il priore
del convento li accolse nel silenzio più assoluto, nessun documento ne registra
la presenza, ma la leggenda narra che essi conoscessero la vera natura del
luogo, sotto le fondamenta si trovava un sigillo, inciso nella roccia viva, un
antico simbolo esoterico capace di trattenere qualcosa… o qualcuno.
La cupola
non poteva essere completata perché quel sigillo stava cedendo, per tre notti e
tre giorni, i templari lavorarono nelle profondità del cantiere, nessuno vide
cosa fecero davvero, ma alcuni operai, nascosti, raccontarono di canti in
lingue sconosciute, di simboli tracciati col sangue e di una luce verdastra che
filtrava dal sottosuolo, alla quarta notte, il silenzio fu totale, all’alba, i
templari erano spariti… e la cupola… era completata, perfetta, immacolata, rivestita
di maioliche che riflettevano la luce del sole come uno specchio celeste, divenne
così prima simbolo della Cittadella, poi dell’intera città, ma da quel giorno,
strane cose iniziarono ad accadere, i frati raccontavano di sussurri
provenienti dalla cupola durante la preghiera notturna, alcuni dicevano di
vedere figure muoversi tra le decorazioni, come intrappolate sotto lo smalto
lucente, altri giuravano che, nelle notti di tempesta, la cupola vibrasse… come
se qualcosa cercasse di uscire.
Un giovane
novizio, anni dopo, osò scendere nei sotterranei del convento, deciso a
scoprire la verità, non fece mai più ritorno, ma sulle pareti del passaggio fu
trovato un simbolo inciso con forza, una croce templare rovesciata, circondata
da cerchi concentrici, e sotto, una frase graffiata nella pietra… “Non è stato
imprigionato… È stato nutrito”.
Ancora oggi,
gli anziani di Ferrandina evitano di guardare la cupola troppo a lungo,
soprattutto al tramonto, quando i riflessi delle maioliche sembrano muoversi
come occhi.
E c’è chi
giura che, nelle notti più buie, tra il vento e il silenzio… la cupola respiri.
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