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I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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mercoledì 8 aprile 2026

 

LA NOTTE DEI TEMPLARI, 

LA LEGGENDA DEL CONVENTO DI SAN DOMENICO

Ferrandina, la città dai tanti monasteri, conventi, chiese e santuari, la città più ricca di storia, dopo Matera, con monumenti e frantoi antichi, dai tanti proprietari terrieri, palazzi gentilizi e famiglie nobili, vanta il plesso conventuale più grande della Lucania, il Convento di San Domenico, una struttura del 1700 circa, voluta da Papa Leone X, e dopo un sopralluogo da parte del capo ingegnere Giacomo Luvino di Milano, e con il pieno accordo dei Frati Domenicani, scelgono un terreno difronte la “Cittadella”, i lavori cominciano grazie alla donazione del Ferrandinese Padre Arcangelo De Leonardis, rettore del Convento di San Domenico di Barletta, e con rogito del notaio Mastropietro vengono donati anche “due luoghi, seu hortali, siti nella contrada della “Cittadella” proprio sotto le mura d’essa di rimpetto a tramontano”, queste le testuali parole.

il progetto è stato redatto in Roma dall’ingegner D’Andra Moltò, i lavori verranno eseguiti dal Mastro generale, fra Agostino Pipia, e poi con il suo successore, fra Tommaso Ripol, e grazie anche a maestranze Pugliesi e Napoletane.

Ma dulcis in fundo… giunse il momento di edificare una grande “cupola”, che dopo approfonditi studi dei metodi di Galileo Galilei, di Antonio da Sangallo che realizzò la cupola di San Pietro in Vaticano, del Bramante, e persino del Vitruvio, finalmente venne alla luce una grande cupola maiolicata, che divenne il simbolo in primo luogo della “Cittadella”, e successivamente dell’intera città di Ferrandina.

Seguirono svariati avvenimenti durante l’edificazione del più grande Convento della Lucania, ma il più accattivante e raccapricciante, ve lo racconto ora…

Nelle notti senza luna, quando il vento scivola tra i vicoli antichi di Ferrandina e sibila come un lamento, c’è chi giura di udire ancora il rintocco di una campana che non esiste più.

La leggenda racconta che, molto prima che il Convento di San Domenico fosse consacrato nel 1700, il terreno su cui sorgeva fosse già marchiato da un segreto oscuro, di fronte alla Cittadella, allora unico centro abitato prima della creazione della città, si dice sorgesse un antico luogo di culto pagano, sepolto e dimenticato… o forse solo nascosto.

Quando i frati domenicani decisero di costruire il convento, accadde qualcosa di strano, ogni tentativo di erigere la cupola maiolicata falliva, le impalcature crollavano durante la notte, le pietre si spezzavano senza motivo, e gli operai raccontavano di ombre che si muovevano tra le torce spente, fu allora che comparvero loro… Uomini incappucciati, giunti senza cavalli e senza insegne visibili, alcuni più attenti, notarono sotto i mantelli il simbolo della croce patente… cavalieri templari, si diceva che l’Ordine fosse scomparso da secoli… eppure erano lì.

Il priore del convento li accolse nel silenzio più assoluto, nessun documento ne registra la presenza, ma la leggenda narra che essi conoscessero la vera natura del luogo, sotto le fondamenta si trovava un sigillo, inciso nella roccia viva, un antico simbolo esoterico capace di trattenere qualcosa… o qualcuno.

La cupola non poteva essere completata perché quel sigillo stava cedendo, per tre notti e tre giorni, i templari lavorarono nelle profondità del cantiere, nessuno vide cosa fecero davvero, ma alcuni operai, nascosti, raccontarono di canti in lingue sconosciute, di simboli tracciati col sangue e di una luce verdastra che filtrava dal sottosuolo, alla quarta notte, il silenzio fu totale, all’alba, i templari erano spariti… e la cupola… era completata, perfetta, immacolata, rivestita di maioliche che riflettevano la luce del sole come uno specchio celeste, divenne così prima simbolo della Cittadella, poi dell’intera città, ma da quel giorno, strane cose iniziarono ad accadere, i frati raccontavano di sussurri provenienti dalla cupola durante la preghiera notturna, alcuni dicevano di vedere figure muoversi tra le decorazioni, come intrappolate sotto lo smalto lucente, altri giuravano che, nelle notti di tempesta, la cupola vibrasse… come se qualcosa cercasse di uscire.

Un giovane novizio, anni dopo, osò scendere nei sotterranei del convento, deciso a scoprire la verità, non fece mai più ritorno, ma sulle pareti del passaggio fu trovato un simbolo inciso con forza, una croce templare rovesciata, circondata da cerchi concentrici, e sotto, una frase graffiata nella pietra… “Non è stato imprigionato… È stato nutrito”.

Ancora oggi, gli anziani di Ferrandina evitano di guardare la cupola troppo a lungo, soprattutto al tramonto, quando i riflessi delle maioliche sembrano muoversi come occhi.

E c’è chi giura che, nelle notti più buie, tra il vento e il silenzio… la cupola respiri.

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