LA LEGGENDA DEL
CONVENTO DEI CAPPUCCINI
Sulle alture
silenziose di Ferrandina, dove il vento sembra sussurrare nomi dimenticati,
sorge ancora oggi il Convento dei Cappuccini, ma chi conosce davvero la sua
storia… raramente riesce a dormirci vicino senza turbamento.
Si racconta
che nel 1615, quando iniziarono i lavori per costruire il convento, gli operai
si imbatterono nei resti di un’antica cripta dedicata a San Pietro, risalente
al 1560, non era una semplice struttura sacra, era un luogo che la gente del
posto evitava, persino di giorno, le pietre erano annerite, come se il tempo
stesso avesse tentato di cancellarle, e tra le fenditure filtrava un’aria
fredda, innaturale, che non apparteneva a quella terra assolata.
La prima
notte dopo la scoperta, uno dei muratori giurò di aver sentito dei canti
provenire dal sottosuolo, non erano preghiere… ma qualcosa di più antico, più
profondo, il mattino seguente fu trovato muto, lo sguardo fisso verso la
cripta… non parlò mai più.
Nonostante
gli avvertimenti, i lavori continuarono, il convento fu affidato inizialmente
ai frati francescani, ma la loro permanenza fu breve, si dice che, durante le
ore notturne, i corridoi si riempissero di passi leggeri, come di piedi scalzi,
e che dalle celle chiuse si udissero bisbigli in una lingua sconosciuta, alcuni
frati iniziarono a svegliarsi con strani segni sul petto, come graffi sottili
disposti a forma di croce rovesciata, dopo pochi mesi, abbandonarono il luogo
senza dare spiegazioni.
Quando le
Reverende Suore del Sacro Costato presero possesso del convento, decisero di
trasformarlo in un orfanotrofio femminile, dedicandolo a Sant’Antonio, le
bambine accolte portavano con sé silenzi pesanti, ma presto si scoprì che non
erano loro a temere il convento… era il convento a scegliere loro.
Alcune
notti, le più piccole parlavano nel sonno con qualcuno che non si vedeva, altre
volte, venivano trovate inginocchiate davanti a muri vuoti, come se
ascoltassero una voce provenire dall’interno delle pietre, una bambina, Lucia,
scomparve senza lasciare traccia, il suo letto era intatto, ma sul pavimento fu
trovato un sottile strato di polvere… come se qualcuno, o qualcosa, fosse
emerso dal pavimento.
Le suore
iniziarono a pregare senza sosta, ma una di loro, suor Agnese, annotò in
segreto… “Non è un luogo che si può purificare… è un luogo che ricorda”.
Nel corso
dei secoli, il convento fu più volte ristrutturato, ma ogni intervento rispettò
sempre l’antica struttura seicentesca, o forse… nessuno ebbe il coraggio di
modificarla davvero, si dice che ogni tentativo di scavare più a fondo abbia
portato a incidenti inspiegabili, crolli improvvisi, attrezzi che si
spezzavano, uomini che fuggivano terrorizzati.
Ancora oggi,
il Convento dei Cappuccini è attivo, le mura appaiono serene, quasi accoglienti,
ma chi vi entra e presta attenzione, può percepire qualcosa di stonato,
correnti fredde in stanze chiuse, echi di passi dove non c’è nessuno, e
soprattutto… un lieve sussurro che sembra provenire dal basso, gli anziani del
posto lo sanno bene, sotto il convento, la cripta non è mai stata davvero
chiusa, e nelle notti senza luna, quando il vento tace… si dice che qualcuno, o
qualcosa, cerchi ancora di tornare in superficie.
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