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I Sassi di Matera

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I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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domenica 12 aprile 2026

 

PALAZZO LA CAPRA… IL NUOVO ANGOLO DI CIELO

Costruito nel XIX secolo, ricade in una area di notevole valore architettonico e ambientale, costituendo una significativa emergenza per l’uso del materiale usato, il mattone, che qui assume particolare significato, quale ornamento di carattere morbido. Tutti gli elementi di scansione e di definizione delle superfici dei prospetti, nonché, le riquadrature delle finestre e dei balconi e la caratterizzazione degli spazi interni, sono costruiti in mattoni. L’impianto rettangolare assume dinamicità nella formulazione dei pieni e dei vuoti, di spazi aperti e loggianti. Il prospetto di Via Caracciolo domina tutta la vallata sottostante ed è sottolineato da un loggiato intermedio a tre arcate a sesto ribassato impostate su pilastri quadrangolari, che sorreggono un terrazzo su cui si aprono coppie di finestre centinate a sesto ribassato. Il fronte laterale sinistro è anch’esso movimentato da terrazze e loggiati. L’interno è sottolineato da un ampio e lungo corridoio di disimpegno su cui si aprono gli ambienti coperti a volte, a botte, padiglioni semplici e lunettate in parte su peducci. Caratteristici e di pregevole fattura anche i numerosi camini presenti all’interno.

E proprio in questi ambienti, si consuma una delle più romantiche leggende amorose, purtroppo con un triste finale…

 Nel cuore silenzioso di Palazzo La Capra, quando il vento della sera accarezza i loggiati e scivola tra le arcate di mattoni, si narra ancora una storia che pochi conoscono davvero, non è scritta nei registri, né scolpita nelle pietre, ma vive nei sussurri di chi sa ascoltare.

Si dice che, nel XIX secolo, quando il palazzo era ancora nuovo e il profumo dei mattoni appena posati si mescolava a quello degli agrumi della vallata, vi abitasse una giovane nobildonna di nome Arabel, era nota per la sua bellezza, ma ancora di più per il suo sguardo malinconico, come se il suo cuore cercasse qualcosa oltre i confini dorati della sua vita.

Ogni sera, Arabel si fermava sul terrazzo sopra il loggiato a tre arcate, osservando la valle, è proprio lì che un giorno notò lui… un giovane contadino, Ludovico, che lavorava la terra con mani forti e gesti gentili, non apparteneva al suo mondo, ma nei suoi occhi c’era una luce che nessun nobile aveva mai saputo offrirle.

Il loro amore nacque in silenzio, fatto di sguardi rubati e incontri nascosti tra le terrazze laterali e i corridoi ombreggiati del palazzo, si incontravano quando la notte copriva tutto, sotto le volte a botte, dove i loro passi risuonavano appena e le pareti sembravano custodire ogni parola.

Ma il palazzo non era solo pietra e mattoni…

Fin dalla sua costruzione, si racconta che fosse protetto da presenze celestiali, angeli silenziosi, invisibili agli occhi distratti, che abitavano gli spazi tra luce e ombra, vivevano tra i peducci delle volte, nei riflessi delle finestre centinate, nei giochi di luce che attraversavano il corridoio centrale.

Uno di questi angeli, chiamato Seraphiel, osservava Arabel, non come un guardiano severo, ma come un custode compassionevole, egli vedeva l’amore puro tra lei e Ludovico, ma conosceva anche il destino, un amore impossibile, ostacolato dalle regole degli uomini.

Quando la famiglia di Arabel scoprì la relazione, decisero di mandarla lontano, promessa in sposa a un uomo del suo rango, la notte prima della partenza, Arabel fuggì per incontrare Ludovico un’ultima volta nel loggiato, le tre arcate, illuminate dalla luna, sembravano un portale sospeso tra due mondi.

Fu lì che accadde qualcosa che nessuno seppe mai spiegare…

Gli angeli del palazzo, mossi da pietà, decisero di intervenire, il vento si fermò, il tempo rallentò, e una luce tenue avvolse i due giovani, Seraphiel e gli altri spiriti celestiali offrirono loro un dono… non poter restare insieme nel mondo degli uomini, ma non essere mai separati… nel mondo celeste…

Quando i servi arrivarono, trovarono il loggiato vuoto, da allora, si dice che nelle notti più quiete, tra le arcate e lungo il corridoio, si possano udire due voci che sussurrano, leggere come il respiro… “nessuno ci potrà mai separare…” e a volte, riflessi nei vetri o nelle ombre delle volte, appaiono due figure, una donna e un uomo, mano nella mano… gli angeli sono ancora lì, silenziosi… custodi di quell’amore sospeso nel tempo, proteggendolo da ogni fine, come se il palazzo stesso fosse diventato il loro cielo…

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