PALAZZO LA CAPRA… IL NUOVO ANGOLO DI CIELO
Costruito nel XIX secolo, ricade in una area di notevole
valore architettonico e ambientale, costituendo una significativa emergenza per
l’uso del materiale usato, il mattone, che qui assume particolare significato,
quale ornamento di carattere morbido. Tutti gli elementi di scansione e di
definizione delle superfici dei prospetti, nonché, le riquadrature delle
finestre e dei balconi e la caratterizzazione degli spazi interni, sono
costruiti in mattoni. L’impianto rettangolare assume dinamicità nella formulazione
dei pieni e dei vuoti, di spazi aperti e loggianti. Il prospetto di Via
Caracciolo domina tutta la vallata sottostante ed è sottolineato da un loggiato
intermedio a tre arcate a sesto ribassato impostate su pilastri quadrangolari,
che sorreggono un terrazzo su cui si aprono coppie di finestre centinate a
sesto ribassato. Il fronte laterale sinistro è anch’esso movimentato da
terrazze e loggiati. L’interno è sottolineato da un ampio e lungo corridoio di
disimpegno su cui si aprono gli ambienti coperti a volte, a botte, padiglioni
semplici e lunettate in parte su peducci. Caratteristici e di pregevole fattura
anche i numerosi camini presenti all’interno.
E proprio in questi ambienti, si consuma una delle più
romantiche leggende amorose, purtroppo con un triste finale…
Nel cuore silenzioso
di Palazzo La Capra, quando il vento della sera accarezza i loggiati e scivola
tra le arcate di mattoni, si narra ancora una storia che pochi conoscono
davvero, non è scritta nei registri, né scolpita nelle pietre, ma vive nei
sussurri di chi sa ascoltare.
Si dice che, nel XIX secolo, quando il palazzo era ancora
nuovo e il profumo dei mattoni appena posati si mescolava a quello degli agrumi
della vallata, vi abitasse una giovane nobildonna di nome Arabel, era nota per
la sua bellezza, ma ancora di più per il suo sguardo malinconico, come se il
suo cuore cercasse qualcosa oltre i confini dorati della sua vita.
Ogni sera, Arabel si fermava sul terrazzo sopra il loggiato
a tre arcate, osservando la valle, è proprio lì che un giorno notò lui… un
giovane contadino, Ludovico, che lavorava la terra con mani forti e gesti
gentili, non apparteneva al suo mondo, ma nei suoi occhi c’era una luce che
nessun nobile aveva mai saputo offrirle.
Il loro amore nacque in silenzio, fatto di sguardi rubati e
incontri nascosti tra le terrazze laterali e i corridoi ombreggiati del palazzo,
si incontravano quando la notte copriva tutto, sotto le volte a botte, dove i
loro passi risuonavano appena e le pareti sembravano custodire ogni parola.
Ma il palazzo non era solo pietra e mattoni…
Fin dalla sua costruzione, si racconta che fosse protetto da
presenze celestiali, angeli silenziosi, invisibili agli occhi distratti, che
abitavano gli spazi tra luce e ombra, vivevano tra i peducci delle volte, nei
riflessi delle finestre centinate, nei giochi di luce che attraversavano il
corridoio centrale.
Uno di questi angeli, chiamato Seraphiel, osservava Arabel, non
come un guardiano severo, ma come un custode compassionevole, egli vedeva
l’amore puro tra lei e Ludovico, ma conosceva anche il destino, un amore
impossibile, ostacolato dalle regole degli uomini.
Quando la famiglia di Arabel scoprì la relazione, decisero
di mandarla lontano, promessa in sposa a un uomo del suo rango, la notte prima
della partenza, Arabel fuggì per incontrare Ludovico un’ultima volta nel
loggiato, le tre arcate, illuminate dalla luna, sembravano un portale sospeso
tra due mondi.
Fu lì che accadde qualcosa che nessuno seppe mai spiegare…
Gli angeli del palazzo, mossi da pietà, decisero di
intervenire, il vento si fermò, il tempo rallentò, e una luce tenue avvolse i
due giovani, Seraphiel e gli altri spiriti celestiali offrirono loro un dono…
non poter restare insieme nel mondo degli uomini, ma non essere mai separati…
nel mondo celeste…
Quando i servi arrivarono, trovarono il loggiato vuoto, da
allora, si dice che nelle notti più quiete, tra le arcate e lungo il corridoio,
si possano udire due voci che sussurrano, leggere come il respiro… “nessuno ci
potrà mai separare…” e a volte, riflessi nei vetri o nelle ombre delle volte,
appaiono due figure, una donna e un uomo, mano nella mano… gli angeli sono
ancora lì, silenziosi… custodi di quell’amore sospeso nel tempo, proteggendolo
da ogni fine, come se il palazzo stesso fosse diventato il loro cielo…
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