Matera Capitale

I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

wikimatera.it

wikimatera.it
Nuova collaborazione dal 15 Gennaio 2022

mercoledì 8 aprile 2026

 

LA LEGGENDA DELLA CAPPELLA DEL CALVARIO DI FERRANDINA

La Cappella del Calvario a Ferrandina si erge poco lontano dall’abitato urbano, e dominando dal punto più alto, offre una panoramica totale di tutto l’abitato.

La cappella è dedicata all’Arcangelo Michele e contiene un altare ligneo, arredata con tele che raffigurano la passione di Cristo.

Lungo un sentiero, poco lontano, si giunge al Monte Calvario, su di una piccola altura dove tre croci in ferro indicano la passione e crocifissione di Gesù, e proprio qui si consumò uno dei più suggestivi scenari del risorgimento Lucano, con briganti comandati da Vincenzo Mastrangelo colonnello della brigata locale, detto “Staccone” per la sua conformazione fisica, contro i piemontesi usurpatori e carnefici, scrivendo una delle pagine più tristi della storia locale, una leggenda tramandata dai discendenti dei diretti protagonisti.

Sotto il cielo ampio della Lucania, dove il vento porta ancora echi di voci lontane, la Cappella del Calvario vegliava silenziosa su Ferrandina, come una madre che non dorme mai, dall’alto, abbracciava con lo sguardo ogni tetto, ogni strada, ogni anima che abitava quel lembo di terra antica, intrisa di storia e sacrificio.

Si dice che l’Arcangelo Michele, a cui la cappella era consacrata, non avesse mai smesso di combattere, non più con la spada fiammeggiante contro i demoni, ma nel cuore degli uomini che, in tempi difficili, si trovarono a difendere ciò che amavano più della propria vita.

Era un tempo in cui la terra tremava sotto passi stranieri, e il silenzio dei campi veniva spezzato dal rumore delle armi, i piemontesi avanzavano come un’ombra lunga, portando con sé leggi nuove e un ordine che sapeva di ferro e paura, eppure, tra quelle colline, c’era chi non voleva piegarsi.

Vincenzo Mastrangelo non era solo un nome sussurrato tra i vicoli, era una presenza viva, un fuoco negli occhi dei giovani, una speranza nei cuori degli anziani, lo chiamavano brigante Staccone, ma per la sua gente era un figlio della terra, uno che aveva scelto di restare quando sarebbe stato più facile fuggire.

Le notti erano lunghe, illuminate da fuochi discreti e da preghiere sussurrate, nella cappella, tra le tele della Passione di Cristo, uomini stanchi si inginocchiavano, riconoscendo nel dolore dipinto sulle pareti qualcosa di profondamente loro, anche loro portavano una croce, invisibile ma pesante.

Il sentiero che conduceva al Monte Calvario diventò presto un cammino sacro, e lì, sulle tre croci di ferro, non si vedeva solo il sacrificio di Cristo, ma il destino di chi combatteva sapendo di poter perdere tutto, ogni passo era un addio non detto, ogni sguardo un ricordo inciso per sempre… E poi venne il giorno…

Il vento era fermo, come se anche la natura trattenesse il respiro, le colline, testimoni silenziose, videro uomini affrontarsi non solo con armi, ma con ideali inconciliabili, da una parte l’ordine imposto, dall’altra una libertà disperata, radicata nella terra stessa.

Mastrangelo guidava i suoi con una calma che sapeva di destino, non c’era odio nei suoi occhi, ma una tristezza profonda, come quella di chi sa che ogni vittoria sarà comunque una perdita, combatterono con il coraggio di chi non ha più nulla da difendere se non la propria dignità.

Quando tutto finì, il silenzio tornò, ma non era lo stesso, era un silenzio pesante, colmo di nomi che nessuno voleva dimenticare, le tre croci, da allora, non furono più solo simbolo di una passione antica, ma memoria viva di uomini caduti per amore della propria terra.

Ancora oggi, quando il sole tramonta dietro Ferrandina e la luce accarezza la Cappella del Calvario, qualcuno giura di sentire passi lungo il sentiero, non sono fantasmi, ma ricordi, ricordi di eroi senza medaglie, di cuori ostinati, di una storia che non si è mai davvero conclusa… Perché ci sono luoghi in cui la terra non dimentica… e Ferrandina, dall’alto del suo Calvario, continua a raccontare…

Nessun commento:

Posta un commento