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I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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mercoledì 8 aprile 2026

 

UGGIANO… ORMAI SCENARIO SPETTRALE 

TRA STORIA E LEGGENDA

A Nord-Ovest della città di Ferrandina, su di un’altura di 476mt (slm), sorge il “Castrum” una roccaforte medievale detta “Obelanum” o “Oblano”, o più riconosciuta come “Uggiano”, ove ubicava la vecchia Ferrandina, dominante sino ai monti Calabri, uno dei più antichi castelli risalenti all’età Bizantina del IX secolo, a difesa degli assalti Longobardi.

Riorganizzato per la difesa del meridione tra Radelchi e Siconolfo nell’ 845, passando sotto il controllo dei Normanni di Roberto il Guiscardo nel 1066.

L’apice del suo splendore lo raggiunge in epoca Angioina, nel 1350, testimoniata dall’iscrizione… “Hoc opus fecit magi/ster Jacobus Trifogia/nus de Astiliano a.D. MCCCL”, sulla cortina muraria di una merlatura regolare.

Purtroppo già nel 1456 e nel 1492 a causa di terremoti, e del trasferimento degli abitanti circostanti nel nuovo abitato fondato dal RE Federico D’Aragona nel 1494, Ferrandina, per il “castrum” ha inizio l’era dell’abbandono, ed è qui che diventa uno scenario spettrale, dove i personaggi illustri transitati e vicende di battaglie, assalti e carneficine… ne prendono il totale possesso, creando scenari spettrali e violenti scontri tra guerrieri medievali durante le notti di luna piena.

La Leggenda…

 Nelle colline brulle attorno alla roccaforte di Obelanum, sopra Ferrandina, il vento ululava come un presagio antico, il castello, eretto nell’845 e ormai abbandonato, si stagliava contro il cielo come un dente spezzato, annerito dal tempo e dalle guerre, le sue mura, un tempo difese da uomini fedeli, erano ormai dimora di echi… e di spiriti.

La notte in cui tutto ebbe inizio, la luna era rossa, le torce tremolavano lungo le mura mentre l’esercito nemico avanzava, un’onda scura di ferro e carne, i loro stendardi neri si muovevano come ali di corvo, dalle torri, gli arcieri di Obelanum scoccavano frecce senza tregua, ma erano troppo pochi, le urla dei feriti si mescolavano al clangore delle spade, al crepitio del fuoco che iniziava a divorare le porte, fu una carneficina.

Le scale vennero issate, gli uomini abbattuti, gettati giù come sacchi vuoti, il sangue scorreva lungo i gradini di pietra, formando rivoli scuri che riflettevano la luna, i cavalli impazzivano, i corpi si accumulavano, e il terreno stesso sembrava bere quella violenza con avidità.

Al centro di tutto, nella sala grande ormai invasa dal fumo, combatteva lui… il re, Federico D’Aragona, brandiva la spada con furia disperata, il suo mantello era strappato, l’armatura macchiata di rosso, ogni colpo era un grido, ogni caduta un addio, ma non combatteva per il trono… combatteva per lei… Isabella.

Isabella Del Balzo era chiusa nella torre più alta, le mani tremanti ma lo sguardo fiero, aveva rifiutato di fuggire. “Se Obelanum cade, io cadrò con lui,” aveva detto, ma nel profondo, il suo cuore batteva per Federico, non per le pietre.

Quando le porte della sala cedettero, Federico fu sopraffatto, i nemici lo circondarono come lupi, combatté fino all’ultimo respiro, fino a quando una lama gli trafisse il petto, cadde in ginocchio, gli occhi rivolti verso la torre… “Isabella…” sussurrò… e poi il silenzio.

Il castello cadde quella notte, le fiamme lo divorarono, le urla si spensero, e il tempo iniziò a dimenticare… ma non del tutto.

Si dice che, nelle notti di luna rossa, Obelanum torni a vivere, il vento porta ancora il clangore delle spade, ombre senza volto marciano tra le mura distrutte, e nella sala grande, una figura in armatura si rialza, trafitto ma eterno, condannato a combattere ancora.

Federico non ha mai lasciato quel luogo, e Isabella… lei lo cerca.

Il suo spirito vaga tra le torri, vestita di bianco, il volto segnato da lacrime che non cadono mai, ogni notte lo chiama, ogni notte lo sfiora senza poterlo raggiungere, fino a una notte, una notte diversa, la luna era rossa, ma il vento taceva, Federico si fermò, e per la prima volta, non c’erano nemici… solo silenzio, e un passo leggero alle sue spalle, si voltò… Isabella era lì, non come un’ombra, ma come luce… “È finita,” disse lei, con una voce che spezzava la maledizione stessa, lui lasciò cadere la spada, il metallo risuonò come un ultimo addio alla guerra, si avvicinarono lentamente, come se il tempo temesse di romperli, quando le loro mani si toccarono, il castello tremò, le mura si incrinarono, le ombre svanirono, e il sangue… scomparve,

perché l’amore, quello vero, non muore tra le rovine.

Con un ultimo sguardo alle pietre che li avevano imprigionati per secoli, Federico e Isabella si abbracciarono, e insieme, svanirono nella luce dell’alba…

Da allora, Obelanum è silenzioso, ma chi si avventura tra le sue rovine giura di sentire, nel vento più lieve… non più urla di guerra, ma un sussurro… un nome… e una promessa mantenuta… Federico e Isabella… uniti in eterno dal loro amore.

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