UGGIANO… ORMAI SCENARIO SPETTRALE
TRA STORIA E LEGGENDA
A Nord-Ovest
della città di Ferrandina, su di un’altura di 476mt (slm), sorge il “Castrum”
una roccaforte medievale detta “Obelanum” o “Oblano”, o più riconosciuta come
“Uggiano”, ove ubicava la vecchia Ferrandina, dominante sino ai monti Calabri,
uno dei più antichi castelli risalenti all’età Bizantina del IX secolo, a
difesa degli assalti Longobardi.
Riorganizzato
per la difesa del meridione tra Radelchi e Siconolfo nell’ 845, passando sotto
il controllo dei Normanni di Roberto il Guiscardo nel 1066.
L’apice del
suo splendore lo raggiunge in epoca Angioina, nel 1350, testimoniata
dall’iscrizione… “Hoc opus fecit magi/ster Jacobus Trifogia/nus de Astiliano
a.D. MCCCL”, sulla cortina muraria di una merlatura regolare.
Purtroppo
già nel 1456 e nel 1492 a causa di terremoti, e del trasferimento degli
abitanti circostanti nel nuovo abitato fondato dal RE Federico D’Aragona nel
1494, Ferrandina, per il “castrum” ha inizio l’era dell’abbandono, ed è qui che
diventa uno scenario spettrale, dove i personaggi illustri transitati e vicende
di battaglie, assalti e carneficine… ne prendono il totale possesso, creando
scenari spettrali e violenti scontri tra guerrieri medievali durante le notti
di luna piena.
La Leggenda…
Nelle colline brulle attorno alla roccaforte
di Obelanum, sopra Ferrandina, il vento ululava come un presagio antico, il
castello, eretto nell’845 e ormai abbandonato, si stagliava contro il cielo
come un dente spezzato, annerito dal tempo e dalle guerre, le sue mura, un
tempo difese da uomini fedeli, erano ormai dimora di echi… e di spiriti.
La notte in
cui tutto ebbe inizio, la luna era rossa, le torce tremolavano lungo le mura
mentre l’esercito nemico avanzava, un’onda scura di ferro e carne, i loro
stendardi neri si muovevano come ali di corvo, dalle torri, gli arcieri di
Obelanum scoccavano frecce senza tregua, ma erano troppo pochi, le urla dei
feriti si mescolavano al clangore delle spade, al crepitio del fuoco che
iniziava a divorare le porte, fu una carneficina.
Le scale
vennero issate, gli uomini abbattuti, gettati giù come sacchi vuoti, il sangue
scorreva lungo i gradini di pietra, formando rivoli scuri che riflettevano la
luna, i cavalli impazzivano, i corpi si accumulavano, e il terreno stesso
sembrava bere quella violenza con avidità.
Al centro di
tutto, nella sala grande ormai invasa dal fumo, combatteva lui… il re, Federico
D’Aragona, brandiva la spada con furia disperata, il suo mantello era
strappato, l’armatura macchiata di rosso, ogni colpo era un grido, ogni caduta
un addio, ma non combatteva per il trono… combatteva per lei… Isabella.
Isabella Del
Balzo era chiusa nella torre più alta, le mani tremanti ma lo sguardo fiero, aveva
rifiutato di fuggire. “Se Obelanum cade, io cadrò con lui,” aveva detto, ma nel
profondo, il suo cuore batteva per Federico, non per le pietre.
Quando le
porte della sala cedettero, Federico fu sopraffatto, i nemici lo circondarono
come lupi, combatté fino all’ultimo respiro, fino a quando una lama gli
trafisse il petto, cadde in ginocchio, gli occhi rivolti verso la torre… “Isabella…”
sussurrò… e poi il silenzio.
Il castello
cadde quella notte, le fiamme lo divorarono, le urla si spensero, e il tempo
iniziò a dimenticare… ma non del tutto.
Si dice che,
nelle notti di luna rossa, Obelanum torni a vivere, il vento porta ancora il
clangore delle spade, ombre senza volto marciano tra le mura distrutte, e nella
sala grande, una figura in armatura si rialza, trafitto ma eterno, condannato a
combattere ancora.
Federico non
ha mai lasciato quel luogo, e Isabella… lei lo cerca.
Il suo
spirito vaga tra le torri, vestita di bianco, il volto segnato da lacrime che
non cadono mai, ogni notte lo chiama, ogni notte lo sfiora senza poterlo
raggiungere, fino a una notte, una notte diversa, la luna era rossa, ma il
vento taceva, Federico si fermò, e per la prima volta, non c’erano nemici… solo
silenzio, e un passo leggero alle sue spalle, si voltò… Isabella era lì, non
come un’ombra, ma come luce… “È finita,” disse lei, con una voce che spezzava
la maledizione stessa, lui lasciò cadere la spada, il metallo risuonò come un
ultimo addio alla guerra, si avvicinarono lentamente, come se il tempo temesse
di romperli, quando le loro mani si toccarono, il castello tremò, le mura si
incrinarono, le ombre svanirono, e il sangue… scomparve,
perché
l’amore, quello vero, non muore tra le rovine.
Con un
ultimo sguardo alle pietre che li avevano imprigionati per secoli, Federico e
Isabella si abbracciarono, e insieme, svanirono nella luce dell’alba…
Da allora,
Obelanum è silenzioso, ma chi si avventura tra le sue rovine giura di sentire,
nel vento più lieve… non più urla di guerra, ma un sussurro… un nome… e una
promessa mantenuta… Federico e Isabella… uniti in eterno dal loro amore.
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