LA LEGGENDA DELLA
CASA CANONICA NELLA CITTADELLA…
Di fronte la
chiesa del monumentale plesso conventuale di san Domenico, nel rione “LA
CITTADELLA” primo agglomerato urbano della città di Ferrandina dove svetta
maestosa la caratteristica “CUPOLA MAIOLICATA”, simbolo della città aragonese,
nel lontano XV secolo, venne eretta, anche una casa canonica, per esclusivo uso
ecclesiale, si narra che in quella casa succedessero episodi mistici e
blasfemi, uno di questi… forse il più orrendo, ve lo riporto di seguito…
… Nel cuore
antico del rione “La Cittadella”, quando il silenzio della notte avvolgeva le
pietre consumate dal tempo, la casa canonica di fronte alla chiesa di San
Domenico era già temuta da tutti, le sue finestre strette e scure sembravano occhi
vigili, e la cupola maiolicata, splendente di giorno, rifletteva di notte
bagliori inquieti, come se custodisse segreti proibiti.
La leggenda
racconta che nel XV secolo vi abitasse un canonico austero, don Ramiro, uomo di
grande fede ma anche di oscure inquietudini.
Si diceva
che, nelle ore più profonde della notte, egli non pregasse soltanto, dalle mura
della casa si udivano sussurri in lingue sconosciute, passi senza corpo e canti
sommessi che non appartenevano alla liturgia.
Gli abitanti
del rione la Cittadella cominciarono a notare strani fenomeni, le candele si
spegnevano da sole in chiesa, il crocifisso sembrava inclinarsi, e una fredda
corrente attraversava la navata anche nelle giornate più calde, alcuni
giurarono di aver visto una figura nera aggirarsi tra la canonica e l’altare,
come se cercasse qualcosa… o qualcuno.
Una notte,
durante una violenta tempesta, un giovane novizio fu mandato a portare un
messaggio a don Ramiro, bussò alla porta della casa canonica, ma nessuno
rispose, la porta, però, si aprì da sola, emettendo un lungo cigolio, all’interno,
il ragazzo trovò uno spettacolo agghiacciante, le pareti erano segnate da
simboli incisi, le candele ardevano con fiamme bluastre, e al centro della
stanza don Ramiro era inginocchiato… ma non pregava, davanti a lui, una figura
indistinta si contorceva nell’ombra, come fatta di fumo e sussurri, il novizio
tentò di fuggire, ma la porta si chiuse con violenza, un gelo innaturale riempì
la stanza, la figura oscura si voltò lentamente verso di lui, fu allora che,
sopra ogni cosa, risuonò il rintocco improvviso delle campane della chiesa, pur
senza che nessuno le stesse suonando, un suono forte, puro, che sembrava venire
dal cielo stesso, la cupola maiolicata, colpita da un fulmine, si illuminò di
una luce accecante, un bagliore dorato penetrò nella casa canonica attraverso
le finestre, dissolvendo le ombre come nebbia al sole, la figura oscura emise
un urlo disumano e svanì, Don Ramiro cadde a terra, privo di sensi, i simboli
sulle pareti si sgretolarono, e le candele tornarono a una luce normale.
Il novizio
riuscì finalmente ad aprire la porta e fuggì, raccontando tutto agli abitanti, e
quando tornarono all’alba, trovarono la casa silenziosa, purificata, e don
Ramiro profondamente cambiato, non parlò mai più di quella notte, ma visse il
resto dei suoi giorni in penitenza e preghiera sincera.
Da allora si
dice che, nelle notti di tempesta, la cupola brilli di una luce particolare,
come a ricordare che anche nei luoghi più oscuri può manifestarsi la grazia, e
ancora oggi, chi passa davanti alla vecchia casa canonica giura di sentire, a
volte, un sussurro… e subito dopo, il suono lontano di una campana che riporta
la pace nella Cittadella…
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