UNA PASSEGGIATA CULTURALE TRA GLI ARTISTI
CHE HANNO RESO FERRANDINA
UNICA
Passeggiando per il Corso Vittorio Emanuele sino alla piazza
centrale Piazza Plebiscito di Ferrandina, incontrando i vari artisti 5, 6, e
settecenteschi, della pittura e scultura che hanno arredato palazzi gentilizi,
chiese e monasteri cittadini, Altobello Persio, Pietro Antonio Ferro, Francesco
Solimena, Antonio Sarnelli, Andrea Miglionico, arriviamo dove svetta maestosa
la chiesa Madre dedicata a Santa Maria della Croce, che vanta una storia
millenaria insieme a mille leggende che la circondano e che seguiranno nel
prossimo futuro tra le tante leggende già narrate, abbiate solo un po’ di
pazienza e la vostra curiosità sarà esaudita.
Intanto godetevi questa…
Passeggiavo
lento lungo Corso Vittorio Emanuele, con quel passo senza fretta che si ha
quando non si cerca nulla… e proprio per questo si finisce per trovare tutto.
Ferrandina,
quella mattina, sembrava sospesa tra il presente e un tempo più antico, le
botteghe erano aperte, ma avevano un’aria diversa, come se dietro le vetrine
non si vendessero oggetti, ma storie.
La prima a
catturare il mio sguardo fu una piccola bottega di cornici… entrai quasi per
caso… dentro, tra legni intagliati e tele appoggiate alle pareti, un uomo anziano
lavorava in silenzio, sollevò lo sguardo e mi sorrise appena… «Le immagini non
vanno solo guardate… vanno costruite», disse, mi avvicinai e notai un dipinto
sacro, dai colori intensi e profondi, aveva una forza quasi viva… «Altobello
Persio», si presentò… come se fosse la
cosa più naturale del mondo, parlammo di scultura e pittura, della pietra che
prende forma e della fede che diventa immagine, quando uscii, il sole mi sembrò
più luminoso, come se avessi imparato a guardare meglio l’arte.
Poco più
avanti, una bottega di tessuti attirò la mia attenzione, drappi pesanti,
velluti e sete, tutto disposto con una precisione quasi teatrale, dietro il
banco, un uomo elegante stava sistemando un tessuto dorato.
«La luce è
tutto», disse senza nemmeno salutarmi, «Anche nella pittura», mi mostrò un
piccolo quadro nascosto tra i tessuti, figure solenni, ombre profonde,
un’atmosfera intensa… «Pietro Antonio Ferro», aggiunse con un lieve inchino… uscii
pensando a quanto la luce e l’ombra possano raccontare più delle parole.
Continuando
la passeggiata, entrai in una bottega più ampia, quasi una galleria, qui i
colori esplodevano, scene ampie, personaggi dinamici, un’energia che riempiva
lo spazio, un uomo, con gesti ampi e voce calda, stava raccontando una storia a
due visitatori… «La pittura deve emozionare, deve travolgere», disse girandosi
verso di me… era Francesco Solimena, il grande artista partenopeo, mi parlò del
movimento, della teatralità, di come ogni scena dovesse sembrare sul punto di
accadere davvero… quando uscii, avevo la sensazione di essere entrato in un
racconto.
Più avanti,
una piccola bottega profumata di legno e vernice, dentro, un uomo stava
lavorando a un volto, delicato, quasi fragile, «La devozione sta nei dettagli»,
disse senza alzare troppo la voce, mi mostrò opere più intime, più raccolte, c’era
qualcosa di profondamente umano in quelle immagini… «Antonio Sarnelli», si
presentò… lo salutai in silenzio, quasi per non disturbare quell’atmosfera
raccolta.
L’ultima
bottega era la più semplice, pochi oggetti, poche tele, ma una quiete profonda,
l’uomo che vi lavorava mi guardò come se mi stesse aspettando… «Non serve molto
per dire tutto», disse… le sue opere erano essenziali, ma piene di significato,
ogni figura sembrava portare dentro una storia intera, anche lui si presentò… «Andrea
Miglionico»… sono lusingato gli risposi… uscendo, mi accorsi che la strada era
cambiata… o forse ero cambiato io, continuai a camminare finché il Corso si
aprì davanti a me, lasciando spazio alla maestosa Piazza Plebiscito, e lì,
imponente e silenziosa, svettava la Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria della
Croce… mi fermai… tutti quegli incontri, quelle botteghe, quegli artisti… era
come se mi avessero accompagnato fin lì, uno dopo l’altro, preparandomi a quel
momento, la chiesa non era solo un edificio, era il punto d’arrivo di una
passeggiata nel tempo, tra i migliori artisti che avevano ornato con le loro
opere chiese, monasteri e palazzi gentilizi della città, e forse, anche
l’inizio di un nuovo modo di guardare il mondo… e Ferrandina, la città con più
arte, storia e monumenti antichi di tutta la Lucania.
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