LA LEGGENDA DELLA
CITTADELLA E DELLA PIETRA ANTICA
Molti secoli
fa, quando le colline della Basilicata erano ancora coperte di boschi e
sentieri contadini, sulla cima di una collina sorse il primo nucleo di case di
Ferrandina.
Quel luogo
venne chiamato ”La Cittadella”, perché sembrava una piccola fortezza di pietra,
case di pietra addossate l’una all’altra, vicoli stretti, archi bassi e mura
robuste per difendersi dal vento e dagli uomini.
Gli anziani
raccontavano che la Cittadella non nacque per caso, prima delle case, prima
delle strade, al centro della collina c’era una pietra scura e antichissima,
nessuno sapeva chi l’avesse portata lì, alcuni dicevano che fosse caduta dal
cielo durante una notte di fuoco, altri che fosse ciò che restava di un altare sacro
di un popolo dimenticato.
I primi
abitanti costruirono le loro case attorno a quella pietra, quasi senza
accorgersene, dicevano che teneva lontane le sciagure… E così nacque la
Cittadella.
Con il
passare degli anni il piccolo nucleo diventò un vero rione, e sulla collina
sorsero palazzi nobiliari, grandi e severi, costruiti con la stessa pietra
dorata della terra lucana, tra i più imponenti c’erano i palazzi delle
famiglie… Centola, che dominava un tratto del rione con balconi di ferro
battuto e portali scolpiti, D’Amato-Cantorio, la cui casa aveva un grande
cortile dove un tempo si radunavano mercanti e cavalieri,
Mastromattei,
noti per aver protetto il quartiere durante antiche incursioni,
Piccinni–Lavecchia, il cui palazzo guardava verso la valle e le campagne
d’ulivi, si diceva che tutte quelle famiglie, pur diverse tra loro,
rispettassero una sola cosa… la pietra della Cittadella, nessuno osava
spostarla.
Quando il
villaggio crebbe ancora, arrivarono anche i monaci, le loro preghiere
riempirono il silenzio delle colline e sorsero due luoghi sacri che segnarono
per sempre il volto del paese.
Il primo fu
il Monastero di Santa Chiara, dove le Clarisse vivevano in silenzio tra
chiostri e giardini nascosti.
Il secondo
fu il Complesso Monumentale del Convento di San Domenico, e fu lì che venne
costruita la grande cupola maiolicata, lucente al sole e visibile da lontano
tra le colline, le sue maioliche colorate riflettevano la luce del giorno e il
bagliore della luna, diventando nel tempo il simbolo stesso della città, gli
abitanti dicevano che la cupola fosse come un faro di fede che proteggeva la
Cittadella.
Ma la
leggenda più antica non parlava dei palazzi né dei monasteri, parlava della
pietra, si diceva che nelle notti di vento, quando le strade della Cittadella
erano deserte e le lanterne tremavano sui muri, la pietra mormorasse, alcuni
giuravano di sentire voci lontane, martelli, passi, cavalli, preghiere, come se
tutta la storia del rione si muovesse sotto terra.
Una notte un
piccolo abitante del rione, di nome Gerardo, curioso e coraggioso, decise di
restare accanto alla pietra fino all’alba, il vento scendeva dalle colline e
faceva tremare le imposte dei palazzi dei D’Amato–Cantorio e dei Centola, il
piccolo chiuse gli occhi, all’inizio sentì solo il silenzio, poi arrivò un
sussurro, non era una voce sola, erano centinaia, sentì i primi abitanti
costruire le case, sentì i passi dei nobili nei cortili dei palazzi, sentì le
preghiere delle Clarisse di Santa Chiara, e sentì le campane di San Domenico risuonare
sotto la cupola maiolicata… Era come se la Cittadella intera ricordasse se
stessa.
Quando il
piccolo riaprì gli occhi, l’alba stava colorando la cupola di San Domenico
d’oro e di azzurro, scappò via verso la sua piccola casetta all’angolo della
piazzetta detta “Largo Palestro”, ma prima di andarsene… giurò di aver capito
il segreto della pietra, gli anziani del rione dissero che il piccolo aveva
ascoltato la memoria della città… Da allora, a Ferrandina si racconta che… la
Cittadella è il cuore più antico del paese, i palazzi nobiliari sono le sue
ossa, i monasteri sono la sua anima, e la cupola maiolicata di San Domenico è
la sua luce… Ma la pietra al centro del rione… quella è la sua memoria.
Ancora oggi
qualcuno giura che, nelle notti di vento tra i vicoli della Cittadella, si
possano sentire le voci di chi costruì il primo villaggio su quella collina,
perché la Cittadella, dicono gli anziani, non è soltanto un luogo… bensì una
storia che non ha mai smesso di parlare.
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