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I Sassi di Matera

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giovedì 9 aprile 2026

 

L’AQUILA BICIPITE, EMBLEMA DI SOVRANITÀ, DIVINITÀ E IMPERIALITÀ

L’Aquila Bicipite esposta maestosa nella Chiesa Madre di Ferrandina, una scultura lignea risalente al XVII secolo, pensata come un’aquila a due teste che avrebbe dovuto fare da contenitore alla preziosa reliquia quattrocentesca del Sacro Legno della Croce di Gesù Cristo, simbolo di sovranità e divinità, ma anche di imperialità come già presente nello stemma del Sacro Romano Impero, dell’Impero Bizantino, degli Aragonesi e dei Borboni.

Lo storico locale S. Centola definisce l’Aquila Bicipite “emblema simboleggiante l’unione spirituale dei due Imperi, d’oriente e d’occidente, uniti sotto lo scettro del grande Costantino”.

Se non si fosse conservata la portella ovale apribile anteriore del manufatto, sarebbe stata classificata come “Stemma Araldico”, e non come contenitore della reliquia.

Si presume che detto contenitore sia stato commissionato da Roberto Sanseverino e portato in occidente dalla Terra Santa nel XVII secolo.

Svetta oggi all’ingresso della sagrestia nella Chiesa Madre Santa Maria della Croce di Ferrandina, in rispetto alla storia e alla sacralità di detto manufatto ligneo a suffragio della Comunità.

Naturalmente non mancano le varie leggende che circondano detto emblema, una delle quali è la seguente…

Correva l’anno del Signore 1495, quando Ferrandina, cinta da ulivi e vento, attendeva con il fiato sospeso un evento che avrebbe segnato la sua memoria per secoli, le campane della Chiesa Madre di Santa Maria della Croce suonavano lente e solenni, come a chiamare non solo i vivi, ma anche le anime antiche che riposavano nella terra lucana.

Dalla via che saliva polverosa, apparve un corteo mai visto… cavalieri in armature lucenti, stendardi ricamati d’oro e cremisi, e in mezzo a loro, sotto un baldacchino sorretto da quattro uomini, un oggetto avvolto in drappi scuri, la gente mormorava, accalcata lungo i bordi della strada… “È giunto… è giunto davvero…”

A guidare il corteo erano due figure regali, riconoscibili anche senza corona, Federico e Isabella, sovrani venuti da lontano, custodi di un dono sacro, i loro volti, segnati dal viaggio e dalla responsabilità, tradivano un misto di fierezza e timore.

Quando il corteo giunse davanti alla chiesa, il vento si levò improvviso, sollevando i drappi e rivelando ciò che custodivano, una maestosa aquila bicipite, scolpita nel legno come fosse viva, le due teste, rivolte a oriente e a occidente, parevano vegliare su mondi lontani, mentre il petto dell’animale celava un segreto più grande di qualsiasi regno.

Il parroco, tremante, avanzò con l’incenso, Federico discese da cavallo e, con voce grave, disse… “Questa non è solo opera d’uomo, ma scrigno di fede, porta in sé il Sacro Legno della Croce, giunto dalla Terra Santa, che Ferrandina lo custodisca, e che Dio custodisca Ferrandina…”, Isabella, al suo fianco, posò una mano sull’aquila e sussurrò… “Due mondi, due imperi, una sola luce”.

Si racconta che, mentre l’aquila veniva portata dentro la chiesa, le sue ali parvero vibrare appena, come mosse da un soffio invisibile, alcuni giurarono di aver visto le due teste chinarsi, in segno di riverenza.

Da quel giorno, l’aquila bicipite non fu più soltanto legno scolpito, ma sentinella del sacro e custode di un mistero, e ancora oggi, nelle notti in cui il vento canta tra le pietre di Ferrandina, c’è chi dice di udire il battere lento delle sue ali, come a ricordare il giorno in cui i Reali e i Cavalieri portarono la fede fino al cuore del paese… in rispetto della fede e della venerabilità riservata al popolo Ferrandinese…

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