L’AQUILA BICIPITE, EMBLEMA DI SOVRANITÀ, DIVINITÀ E IMPERIALITÀ
L’Aquila Bicipite esposta maestosa nella Chiesa Madre di
Ferrandina, una scultura lignea risalente al XVII secolo, pensata come
un’aquila a due teste che avrebbe dovuto fare da contenitore alla preziosa
reliquia quattrocentesca del Sacro Legno della Croce di Gesù Cristo, simbolo di
sovranità e divinità, ma anche di imperialità come già presente nello stemma
del Sacro Romano Impero, dell’Impero Bizantino, degli Aragonesi e dei Borboni.
Lo storico locale S. Centola definisce l’Aquila Bicipite “emblema
simboleggiante l’unione spirituale dei due Imperi, d’oriente e d’occidente,
uniti sotto lo scettro del grande Costantino”.
Se non si fosse conservata la portella ovale apribile
anteriore del manufatto, sarebbe stata classificata come “Stemma Araldico”, e
non come contenitore della reliquia.
Si presume che detto contenitore sia stato commissionato da
Roberto Sanseverino e portato in occidente dalla Terra Santa nel XVII secolo.
Svetta oggi all’ingresso della sagrestia nella Chiesa Madre
Santa Maria della Croce di Ferrandina, in rispetto alla storia e alla sacralità
di detto manufatto ligneo a suffragio della Comunità.
Naturalmente non mancano le varie leggende che circondano
detto emblema, una delle quali è la seguente…
Correva l’anno del Signore 1495, quando Ferrandina, cinta da
ulivi e vento, attendeva con il fiato sospeso un evento che avrebbe segnato la
sua memoria per secoli, le campane della Chiesa Madre di Santa Maria della
Croce suonavano lente e solenni, come a chiamare non solo i vivi, ma anche le
anime antiche che riposavano nella terra lucana.
Dalla via che saliva polverosa, apparve un corteo mai visto…
cavalieri in armature lucenti, stendardi ricamati d’oro e cremisi, e in mezzo a
loro, sotto un baldacchino sorretto da quattro uomini, un oggetto avvolto in
drappi scuri, la gente mormorava, accalcata lungo i bordi della strada… “È
giunto… è giunto davvero…”
A guidare il corteo erano due figure regali, riconoscibili
anche senza corona, Federico e Isabella, sovrani venuti da lontano, custodi di
un dono sacro, i loro volti, segnati dal viaggio e dalla responsabilità,
tradivano un misto di fierezza e timore.
Quando il corteo giunse davanti alla chiesa, il vento si
levò improvviso, sollevando i drappi e rivelando ciò che custodivano, una
maestosa aquila bicipite, scolpita nel legno come fosse viva, le due teste,
rivolte a oriente e a occidente, parevano vegliare su mondi lontani, mentre il
petto dell’animale celava un segreto più grande di qualsiasi regno.
Il parroco, tremante, avanzò con l’incenso, Federico discese
da cavallo e, con voce grave, disse… “Questa non è solo opera d’uomo, ma
scrigno di fede, porta in sé il Sacro Legno della Croce, giunto dalla Terra
Santa, che Ferrandina lo custodisca, e che Dio custodisca Ferrandina…”, Isabella,
al suo fianco, posò una mano sull’aquila e sussurrò… “Due mondi, due imperi,
una sola luce”.
Si racconta che, mentre l’aquila veniva portata dentro la
chiesa, le sue ali parvero vibrare appena, come mosse da un soffio invisibile, alcuni
giurarono di aver visto le due teste chinarsi, in segno di riverenza.
Da quel giorno, l’aquila bicipite non fu più soltanto legno
scolpito, ma sentinella del sacro e custode di un mistero, e ancora oggi, nelle
notti in cui il vento canta tra le pietre di Ferrandina, c’è chi dice di udire
il battere lento delle sue ali, come a ricordare il giorno in cui i Reali e i Cavalieri
portarono la fede fino al cuore del paese… in rispetto della fede e della
venerabilità riservata al popolo Ferrandinese…
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