IL PEGGIOR DOLORE DI
UNA MADRE
Il Monumento
ai Caduti della Grande Guerra di Ferrandina domina il Corso come una ferita di
pietra sanguinante, non è solo un monumento… è un grido congelato nel tempo.
Il vento di
novembre sibilava tra le strade di Ferrandina, portando con sé l’odore della
terra umida e delle foglie morte, il Corso era quasi deserto, solo una donna
vestita di nero camminava lentamente verso il monumento.
Ogni passo
sembrava pesare più del precedente, si chiamava Michelina, tra le mani
stringeva una vecchia lettera ormai ingiallita, la conosceva a memoria, ma non
aveva mai smesso di portarla con sé, era l’ultima che suo figlio Antuono le
aveva scritto dal fronte durante la Prima Guerra Mondiale… “Mamma, tornerò
presto, non piangere, qui il cielo è grande come quello sopra Ferrandina, e
quando lo guardo penso a te.”
Michelina
arrivò davanti al monumento, la statua raffigurava una madre piegata dal
dolore, le braccia tese verso il figlio caduto, il volto scolpito nella pietra
sembrava gridare in silenzio, era il dolore di tutte le madri, ma per Michelina
non era una statua, era lo specchio della sua anima, Antuono era partito a
diciannove anni, aveva gli occhi pieni di luce e le mani ancora sporche di
farina del forno dove aiutava il padre a panificare, prometteva sempre… “Solo
pochi mesi, mamma”.
Poi arrivò
il telegramma… Freddo. Breve. Spietato… “Caduto al fronte durante un
combattimento…”, Nessun corpo ricevuto, nessun addio concesso, solo una tomba
lontana, sotto una terra straniera che Michelina non avrebbe mai visto.
La donna si
sedette ai piedi del monumento, accarezzò lentamente il marmo della madre
scolpita, le sue dita tremavano… “Te lo hanno portato via anche a te, vero?”
sussurrò alla statua, mentre il vento si alzò, e per un momento sembrò che la
pietra respirasse, Michelina chiuse gli occhi e immaginò Antuono bambino,
correre tra gli ulivi, ridere con le ginocchia sbucciate, chiamarla da lontano…
“Mamma!”, aprì gli occhi di scatto… il Corso era deserto, solo il monumento
restava lì, immobile in eterno, e allora capì… Quella madre di pietra non
piangeva solo suo figlio… piangeva tutti i figli che non erano mai tornati.
Michelina
posò la lettera tra le mani della statua sussurrandogli… “Tienila tu,”, “Io non ce la faccio più”, si alzò con fatica
e si allontanò lentamente, dietro di lei, la madre scolpita continuava a
guardare l’orizzonte con il volto devastato dal dolore, e se qualcuno fosse
passato in quel momento, forse, avrebbe giurato di aver visto una goccia
scendere sul marmo… Non pioggia… era una lacrima di una madre affranta dal
peggior dolore che si possa immaginare… per l’amore di un figlio perso.
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