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I Sassi di Matera

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I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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sabato 4 aprile 2026

 

IL PEGGIOR DOLORE DI UNA MADRE

Il Monumento ai Caduti della Grande Guerra di Ferrandina domina il Corso come una ferita di pietra sanguinante, non è solo un monumento… è un grido congelato nel tempo.

Il vento di novembre sibilava tra le strade di Ferrandina, portando con sé l’odore della terra umida e delle foglie morte, il Corso era quasi deserto, solo una donna vestita di nero camminava lentamente verso il monumento.

Ogni passo sembrava pesare più del precedente, si chiamava Michelina, tra le mani stringeva una vecchia lettera ormai ingiallita, la conosceva a memoria, ma non aveva mai smesso di portarla con sé, era l’ultima che suo figlio Antuono le aveva scritto dal fronte durante la Prima Guerra Mondiale… “Mamma, tornerò presto, non piangere, qui il cielo è grande come quello sopra Ferrandina, e quando lo guardo penso a te.”

Michelina arrivò davanti al monumento, la statua raffigurava una madre piegata dal dolore, le braccia tese verso il figlio caduto, il volto scolpito nella pietra sembrava gridare in silenzio, era il dolore di tutte le madri, ma per Michelina non era una statua, era lo specchio della sua anima, Antuono era partito a diciannove anni, aveva gli occhi pieni di luce e le mani ancora sporche di farina del forno dove aiutava il padre a panificare, prometteva sempre… “Solo pochi mesi, mamma”.

Poi arrivò il telegramma… Freddo. Breve. Spietato… “Caduto al fronte durante un combattimento…”, Nessun corpo ricevuto, nessun addio concesso, solo una tomba lontana, sotto una terra straniera che Michelina non avrebbe mai visto.

La donna si sedette ai piedi del monumento, accarezzò lentamente il marmo della madre scolpita, le sue dita tremavano… “Te lo hanno portato via anche a te, vero?” sussurrò alla statua, mentre il vento si alzò, e per un momento sembrò che la pietra respirasse, Michelina chiuse gli occhi e immaginò Antuono bambino, correre tra gli ulivi, ridere con le ginocchia sbucciate, chiamarla da lontano… “Mamma!”, aprì gli occhi di scatto… il Corso era deserto, solo il monumento restava lì, immobile in eterno, e allora capì… Quella madre di pietra non piangeva solo suo figlio… piangeva tutti i figli che non erano mai tornati.

Michelina posò la lettera tra le mani della statua sussurrandogli… “Tienila tu,”,  “Io non ce la faccio più”, si alzò con fatica e si allontanò lentamente, dietro di lei, la madre scolpita continuava a guardare l’orizzonte con il volto devastato dal dolore, e se qualcuno fosse passato in quel momento, forse, avrebbe giurato di aver visto una goccia scendere sul marmo… Non pioggia… era una lacrima di una madre affranta dal peggior dolore che si possa immaginare… per l’amore di un figlio perso.

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