SANTA MARIA DELLA CROCE E LA LEGGENDA DELLE INTERCESSIONI
La Sacra effige della Madonna, Santa Maria della Croce,
custodita nella Chiesa Madre di Ferrandina, venerata come la Protettrice della
Città, montata su di un maestoso Trono in legno d’orato, sormontato da un
baldacchino sorretto da due angeli, frutto di un arricchimento del tardo
settecentesco, con il bambinello sorretto dal suo braccio destro, e un pomo
nella mano sinistra, una scultura lignea di fattura partenopea datata sulla
base 1530, venne realizzata in occasione di un voto fatto da rappresentanti del
popolo al Sacro Legno della Croce di Gesù Cristo, in seguito alla pestilenza
che colpì la Comunità nel 1521.
L’autore della lucente effige attribuita, molto
probabilmente, alla bottega di Giovanni da Nola, perché simile a sculture
presenti a Tito, Melfi, San Mauro Forte e Marsico Nuovo.
La sua maestosità rappresenta la fede che la Comunità
dimostra durante le processioni e le venerazioni durante le maggiori festività
locali, costante punto di riferimento per adorazioni e richieste di
intercessioni.
Si narra che nei giorni più oscuri della pestilenza del
1521, quando il silenzio gravava su Ferrandina come un sudario e il pianto
delle famiglie si mescolava al rintocco lento delle campane, il popolo si
raccolse in preghiera dinanzi al Sacro Legno della Croce, non vi era casa che
non avesse conosciuto il dolore, né cuore che non tremasse.
Fu allora che, in una notte senza luna, una luce tenue ma
costante apparve sopra l’altare, alcuni giurarono di aver visto una figura di
donna, avvolta in un manto dorato, con lo sguardo colmo di misericordia, tra le
braccia reggeva un Bambino che, con gesto sereno, benediceva la città, nella
mano opposta, ella stringeva un pomo, simbolo del destino dell’umanità, come a
volerlo riscattare dal male.
Una voce, dolce ma potente, si diffuse tra i presenti… “Abbiate
fede, figli miei… dove l’uomo cade, l’amore si rialza… dove la morte passa, la
speranza rimane”.
Il giorno seguente, inspiegabilmente, il morbo iniziò a
ritirarsi, le strade, un tempo deserte, tornarono a popolarsi, e il popolo,
colmo di gratitudine, mantenne il voto, commissionò una sacra effige che
incarnasse quella visione, affinché mai si spegnesse il ricordo della grazia
ricevuta.
Ma la leggenda non si ferma lì…
Si racconta che ogni volta che Ferrandina è minacciata, da
carestie, guerre o calamità, la Madonna della Croce manifesti la sua
intercessione, alcuni vedono il suo sguardo mutare, farsi più vivo, altri
giurano che il Bambino inclini appena la mano, come a benedire ancora il
popolo.
E nelle notti più silenziose, quando il vento accarezza le
pietre antiche della Chiesa Madre, c’è chi afferma di udire un sussurro lieve… una
preghiera che sale dalla terra e una risposta che scende dal cielo, così, tra
fede e mistero, la Comunità continua a rivolgersi a Lei, certa che quel trono
dorato non sia solo opera d’arte, ma ponte invisibile tra l’umano e l’Altissimo…
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