LA PRIMAVERA
IMMERSIVA…
“È il primo
giorno di primavera”, cantavano i Dik Dik negli anni 70', oggi invece, come
quest'ultima settimana, piove a dirotto, come cantava Patty Pravo “Gocce di
pioggia su di me”, oppure la versione originale di B.J. Thomas “Raindrops Keep
Fallin' on My Head”… ma che primavera è...
E allora
scrivo…
C’era una
volta un 21 marzo che, leggendo il calendario, si convinse di essere primavera,
si svegliò tutto contento, si stiracchiò tra i mesi e disse… “Ragazzi, oggi
tocca a me! Tirate fuori i fiori, gli occhiali da sole, i cestini da picnic!”.
Peccato che
fuori dalla finestra il cielo, con la faccia di uno che ha dormito male, stesse
già rovesciando secchiate d’acqua come se dovesse lavare via l’inverno a forza.
La Pioggia,
che è una gran burlona, si presentò puntuale con impermeabile e stivali, “Primavera?
Ah sì? Bellissima idea, però oggi facciamo versione acquatica”, il Sole provò a
intervenire, timidamente, “Scusate, sarei di turno…”, “Turno annullato per
maltempo,” rispose una Nuvola sindacalista, gonfia e grigia, “Ripassi a giugno”.
Intanto, in
città, la gente usciva vestita “a cipolla”, ma più che una cipolla sembrava una
lasagna, strati su strati, e comunque freddo, c’era chi guardava il cielo e
borbottava, “Primavera… sì, quella su carta”.
Un signore
ottimista aveva pure comprato un mazzo di tulipani, dopo dieci minuti sotto
l’acqua, i tulipani sembravano aver chiesto l’estradizione in Olanda per
disperazione.
Nel
frattempo, il povero 21 marzo cercava di salvare la reputazione, “Guardate che
io ce la sto mettendo tutta!”, “Eh,” rispose il Vento, “ma il meteo quest’anno
ha deciso di fare il remake dell’autunno, e pure lungo”, la Pioggia,
soddisfatta, continuava a cadere con entusiasmo olimpico, “Non lamentatevi,
dai! Vi sto offrendo un’esperienza immersiva!”, e in effetti, immersiva lo era
davvero, scarpe bagnate, ombrelli ribaltati, capelli con effetto “arte
contemporanea”, ma poi, verso sera, successe una cosa strana, tra una nuvola e
l’altra, il cielo fece una piccola crepa, un raggio di sole, uno solo,
timidissimo, sbucò fuori come un bambino che sbircia da dietro la porta, la
gente quasi non ci credeva, qualcuno sorrise, qualcun altro disse…
“Vedi? Prima
o poi arriva”.
E il 21
marzo, tutto fradicio ma dignitoso, sospirò… “Ok, oggi non è stata proprio una
primavera da cartolina… però almeno ho fatto ridere qualcuno sotto l’ombrello”.
Morale della
favola… magari la primavera arriva in ritardo, si perde per strada o sbaglia
stagione… ma se riesce comunque a strapparci un sorriso tra una pozzanghera e
l’altra, allora forse… anche così… un po’ primavera lo è davvero.
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