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I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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sabato 4 aprile 2026

 

CRONACA DEL REVERENDO FRATE MINGUCCIO,

MONACO DEL CONVENTO DI SAN DOMENICO

Io, umile e discretamente curioso frate Minguccio, scribacchino del venerabile Convento di San Domenico, metto per iscritto questa storia affinché i posteri sappiano come nacque la nobile città di Ferrandina, e affinché sappiano anche che i Reali, sebbene coronati, restano pur sempre creature con fame, sonno e qualche bizzarria.

Questa cronaca riguarda il valoroso sovrano Federico d'Aragona e la sua sapientissima consorte Isabella del Balzo, donna tanto astuta quanto paziente, qualità necessaria per vivere accanto a un re.

Non lungi dalle colline dove oggi prospera Ferrandina sorgeva la severa fortezza chiamata Castello di Obelanum, il castello era possente, alto e maestoso… ma anche terribilmente ventoso, il vento, a quanto si racconta, non bussava alle porte, entrava direttamente dalle finestre, salutava e usciva dal camino.

Una mattina il re Federico si svegliò con la corona appesa al lampadario… “Isabella,” disse con grave dignità, “temo che questo castello sia abitato da spiriti maligni”, la regina guardò fuori dalla finestra dove il vento stava trascinando via un secchio, “No, maestà,” rispose con calma, “è solo il vento”, il re rimase pensieroso e concluse… “Allora bisogna fondare una città più in basso… dove il vento non governi più di me”.

La grande fame reale che cambiò la storia…

Un giorno, dopo una lunga caccia tra le colline, il re tornò affamato come tre cavalieri e mezzo, entrò nella sala grande e proclamò… “Portatemi la minestra!”, ma la minestra tardava, passò un’ora, poi due, infine arrivò un servo trafelato… “Maestà… i contadini devono salire fin quassù con le provviste… e la strada è lunga”, il re guardò la ciotola ormai tiepida con la gravità di chi contempla un grande disastro nazionale, “Questo non può continuare,” decretò, “Se il cibo è lontano, avvicineremo il regno al cibo.”

La regina Isabella sorrise appena, perché già capiva dove il marito stesse andando a parare… Alla decisione di fondare Ferrandina.

Il giorno seguente Federico convocò cavalieri, contadini, muratori e perfino due capre che erano entrate per errore nel consiglio, “In queste terre,” proclamò il re indicando la valle, “sorgerà una città splendida e forte! La chiameremo Ferrandina!”, i muratori si guardarono tra loro, uno domandò timidamente… “Maestà… quando dobbiamo iniziare?”, il re rispose con tono solenne… “Ieri”.

I lavori però procedevano lentamente, molto lentamente, così lentamente che persino le lumache del campo avevano iniziato a fare commenti sarcastici, la regina Isabella allora intervenne, radunò i muratori e annunciò… “Per ogni mille pietre posate riceverete una botte di vino reale”, da quel giorno il cantiere divenne il più rapido della Lucania, le mura crescevano come funghi dopo la pioggia, le torri salivano verso il cielo, e così nacque il primo agglomerato urbano cittadino… “LA CITTADELLA”.

Un frate testimone giurò di aver visto tre muratori costruire un muro mentre cantavano e ballavano una tarantella, il vino, si sa, è grande amico dell’architettura.

Quando la città prese forma, i contadini chiesero al re cosa avrebbero dovuto coltivare, Federico, ancora memore della famosa minestra, rispose… “Piantate ulivi “MAJATICA” ovunque! Così avremo olio in abbondanza”, Isabella aggiunse con saggezza… “E un buon olio rende felici sia la cucina sia il popolo”, così intorno alla città nacquero vasti uliveti tutti di tipo Majatica, e si dice che ogni albero piantato portasse fortuna, purché fosse piantato dopo aver bevuto solo una coppa di vino… non due.

Così nacque Ferrandina, per volontà di un re determinato e per ingegno di una regina prudente, ed io, frate Domenico del convento, ho scritto questa cronaca affinché i posteri sappiano tre verità fondamentali, anche i grandi re prendono decisioni importanti quando hanno fame, e una regina saggia vale quanto cento consiglieri, con vino, pazienza e qualche buona pietra si può costruire persino una città, e se qualche notte, passando vicino alle rovine del castello di Obelanum, udrete il vento sussurrare tra le torri, non abbiate timore, non sono spiriti maligni, è soltanto il vento… che ancora ride ricordando come è nata Ferrandina.

AI posteri…  da Frate Minguccio del Convento di San Domenico di Ferrandina.

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