CRONACA DEL REVERENDO
FRATE MINGUCCIO,
MONACO DEL CONVENTO
DI SAN DOMENICO
Io, umile e
discretamente curioso frate Minguccio, scribacchino del venerabile Convento di
San Domenico, metto per iscritto questa storia affinché i posteri sappiano come
nacque la nobile città di Ferrandina, e affinché sappiano anche che i Reali,
sebbene coronati, restano pur sempre creature con fame, sonno e qualche
bizzarria.
Questa
cronaca riguarda il valoroso sovrano Federico d'Aragona e la sua sapientissima
consorte Isabella del Balzo, donna tanto astuta quanto paziente, qualità
necessaria per vivere accanto a un re.
Non lungi
dalle colline dove oggi prospera Ferrandina sorgeva la severa fortezza chiamata
Castello di Obelanum, il castello era possente, alto e maestoso… ma anche
terribilmente ventoso, il vento, a quanto si racconta, non bussava alle porte,
entrava direttamente dalle finestre, salutava e usciva dal camino.
Una mattina
il re Federico si svegliò con la corona appesa al lampadario… “Isabella,” disse
con grave dignità, “temo che questo castello sia abitato da spiriti maligni”,
la regina guardò fuori dalla finestra dove il vento stava trascinando via un
secchio, “No, maestà,” rispose con calma, “è solo il vento”, il re rimase
pensieroso e concluse… “Allora bisogna fondare una città più in basso… dove il
vento non governi più di me”.
La grande
fame reale che cambiò la storia…
Un giorno,
dopo una lunga caccia tra le colline, il re tornò affamato come tre cavalieri e
mezzo, entrò nella sala grande e proclamò… “Portatemi la minestra!”, ma la
minestra tardava, passò un’ora, poi due, infine arrivò un servo trafelato…
“Maestà… i contadini devono salire fin quassù con le provviste… e la strada è
lunga”, il re guardò la ciotola ormai tiepida con la gravità di chi contempla
un grande disastro nazionale, “Questo non può continuare,” decretò, “Se il cibo
è lontano, avvicineremo il regno al cibo.”
La regina
Isabella sorrise appena, perché già capiva dove il marito stesse andando a
parare… Alla decisione di fondare Ferrandina.
Il giorno
seguente Federico convocò cavalieri, contadini, muratori e perfino due capre
che erano entrate per errore nel consiglio, “In queste terre,” proclamò il re
indicando la valle, “sorgerà una città splendida e forte! La chiameremo
Ferrandina!”, i muratori si guardarono tra loro, uno domandò timidamente…
“Maestà… quando dobbiamo iniziare?”, il re rispose con tono solenne… “Ieri”.
I lavori
però procedevano lentamente, molto lentamente, così lentamente che persino le
lumache del campo avevano iniziato a fare commenti sarcastici, la regina
Isabella allora intervenne, radunò i muratori e annunciò… “Per ogni mille
pietre posate riceverete una botte di vino reale”, da quel giorno il cantiere
divenne il più rapido della Lucania, le mura crescevano come funghi dopo la
pioggia, le torri salivano verso il cielo, e così nacque il primo agglomerato
urbano cittadino… “LA CITTADELLA”.
Un frate
testimone giurò di aver visto tre muratori costruire un muro mentre cantavano e
ballavano una tarantella, il vino, si sa, è grande amico dell’architettura.
Quando la
città prese forma, i contadini chiesero al re cosa avrebbero dovuto coltivare,
Federico, ancora memore della famosa minestra, rispose… “Piantate ulivi
“MAJATICA” ovunque! Così avremo olio in abbondanza”, Isabella aggiunse con
saggezza… “E un buon olio rende felici sia la cucina sia il popolo”, così
intorno alla città nacquero vasti uliveti tutti di tipo Majatica, e si dice che
ogni albero piantato portasse fortuna, purché fosse piantato dopo aver bevuto
solo una coppa di vino… non due.
Così nacque
Ferrandina, per volontà di un re determinato e per ingegno di una regina
prudente, ed io, frate Domenico del convento, ho scritto questa cronaca
affinché i posteri sappiano tre verità fondamentali, anche i grandi re prendono
decisioni importanti quando hanno fame, e una regina saggia vale quanto cento
consiglieri, con vino, pazienza e qualche buona pietra si può costruire persino
una città, e se qualche notte, passando vicino alle rovine del castello di
Obelanum, udrete il vento sussurrare tra le torri, non abbiate timore, non sono
spiriti maligni, è soltanto il vento… che ancora ride ricordando come è nata
Ferrandina.
AI
posteri… da Frate Minguccio del Convento
di San Domenico di Ferrandina.
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