QUESTI SONO I MIEI GENITORI…
QUELLI CHE AVREI VOLUTO VIVERE DI PIÙ…
Spesso mi ritrovavo a pensare a come sarebbe stato il suono della loro voce nei momenti più importanti della mia vita, non un ricordo preciso, ma una presenza immaginata, un applauso in fondo alla stanza, uno sguardo fiero tra la folla, una mano sulla spalla nei giorni più difficili.
Sono cresciuto troppo in fretta, come accade a chi deve imparare presto a stare in piedi da solo, le decisioni, gli errori, le piccole vittorie quotidiane, tutto aveva un sapore diverso quando non c’era nessuno con cui condividerlo davvero, eppure, passo dopo passo, avevo costruito una vita dignitosa, serena, persino bella a tratti, una casa accogliente, qualche traguardo raggiunto con fatica, momenti di pace conquistati senza chiedere nulla a nessuno.
Non mi sono mai fermato davvero, forse per orgoglio, forse per necessità, avevo imparato a guidarmi da solo, a consolarmi da solo, a rialzarmi senza aspettare che qualcuno mi tendesse la mano, e in questo, senza accorgermene, ero diventato forte, non invincibile, ma resistente.
Eppure, nelle sere più silenziose, il pensiero mi tornava sempre lì…
Mi immaginavo mentre raccontavo loro i miei successi, anche quelli piccoli: una scelta giusta, una difficoltà superata, una giornata andata come doveva, mi immaginavo le loro reazioni, le domande, i consigli che non ho mai ricevuto, mi chiedevo come sarebbe stato avere qualcuno che mi guidasse negli errori, che mi dicesse “va bene così” anche quando io non ne ero convinto.
Non era tristezza piena, non più, era qualcosa di più sottile, una nostalgia per qualcosa che non avevo mai davvero vissuto, ma che sentivo di aver perso lo stesso.
Eppure, guardandomi indietro, non potevo negarlo… ce l’avevo fatta, avevo costruito una vita agiata e tranquilla, avevo trovato un equilibrio, avevo imparato a stare bene anche nel silenzio lasciato da chi non c’era più.
Forse non era la vita che avrei voluto da bambino… forse, con loro accanto, sarebbe stata più semplice, più serena, più condivisa, ma era comunque la mia vita, e dentro quella vita c’erano forza, dignità e una forma silenziosa di soddisfazione, con un piccolo, eterno rammarico che non faceva rumore, ma che ogni tanto, piano piano, bussava ancora…
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