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I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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mercoledì 8 aprile 2026

 

UN INCUBO GIÀ VISSUTO ALTRE 4 VOLTE, IL 5° È GIÀ PROSSIMO

Tra alcuni giorni dovrò affrontare il mio 5° intervento chirurgico, e per la 5a volta farò ingresso nella mia sala operatoria ormai casa... cerco di immaginare come sicuramente andrà sin nei minimi particolari… che Dio me la mandi buona ancora una volta…

La porta automatica si apre con il solito pssshhh, quel suono che ormai riconoscerei anche bendato, anzi, a dirla tutta, tra poco lo sarò davvero, quinta volta… quinta, ormai dovrebbero darmi una tessera fedeltà, “Alla decima anestesia, una è gratis”.

Cammino lungo il corridoio con quell’eleganza tipica di chi indossa un camice aperto dietro e una dignità appesa a un filo sottilissimo, gli infermieri mi salutano con un sorriso che oscilla tra il professionale e il “ah, di nuovo lui”. Io ricambio con un cenno da veterano, se ci fosse una medaglia per presenze in sala operatoria, sarei già sul podio.

“Tranquillo, andrà tutto bene,” mi dicono… certo, lo dicono sempre, e io annuisco sempre, è una specie di danza rituale, loro rassicurano, io faccio finta di non aver già fatto questo balletto quattro volte prima.

Mi sdraio sul lettino, è incredibile come questi letti siano contemporaneamente scomodi e rassicuranti, un po’ come certi abbracci dati male ma con buone intenzioni.

La luce sopra di me è la stessa, bianca, potente, quasi teatrale, se questa fosse una scena, sarebbe il momento in cui il protagonista guarda il soffitto e fa un discorso interiore profondo, e infatti eccolo lì, “Ma davvero siamo di nuovo qui?”… Sì, “E se stavolta…?” E se stavolta niente…  respira, come le altre volte, una alla volta, arriva l’anestesista, con quell’aria tranquilla di chi sta per spegnerti come una lampadina, ma con estrema gentilezza… “Conti fino a dieci,” mi dice… Sorrido… “Guardi che mi deve ancora quattro conteggi arretrati,” penso, ma non lo dico, non vorrei che decidesse di farmeli recuperare tutti insieme… Uno… Due… Tre… e poi il nulla, o meglio, quel tipo di nulla che sembra un sonno profondissimo, senza sogni, senza tempo.

Quando riapro gli occhi, il mondo torna piano piano, come una vecchia radio che riprende segnale, le voci sono lontane, poi sempre più vicine, qualcuno dice il mio nome, qualcuno controlla qualcosa, e io sono lì, sospeso tra il “dove sono” e il “ah già, eccomi di nuovo”, e poi arriva quella consapevolezza dolce, quasi timida… è andata, ancora una volta, è andata, non con fanfare, non con effetti speciali, solo con un respiro un po’ più leggero, una stanchezza diversa, e una gratitudine silenziosa che si fa spazio tra i pensieri.

Cinque volte… cinque ritorni.

Forse la sala operatoria è diventata “casa” davvero, ma non nel senso di restarci, nel senso che, ogni volta, mi ci riporta… e ogni volta mi lascia andare di nuovo, e mentre chiudo gli occhi, questa volta per riposare davvero, penso che forse non sono io che torno sempre lì, è la vita che, testarda, continua a riportarmi indietro, e ogni volta, mi regala un’altra uscita di scena… Una in più…

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