A VOLTE “LA CURA…”
SIAMO NOI STESSI
A volte
pensiamo che “la cura” sia qualcosa di straordinario, qualcosa che arriva da
fuori e sistema tutto, ma nella vita reale, quella fatta di giorni uguali,
stoviglie nel lavandino e silenzi tra una stanza e l’altra, la cura è molto più
semplice… e anche molto più difficile.
Immagina una
villetta qualunque, con un piccolo giardino davanti e le luci accese la sera
anche quando dentro non c’è davvero nessuno che si sente “a casa”, lì viveva
Marco, aveva una vita ordinata fatta di…
lavoro, cena veloce, televisione accesa più per compagnia che per
interesse, ma non stava male abbastanza da chiedere aiuto, e nemmeno bene
abbastanza da sentirsi vivo, era uno di quelli che tira avanti senza
disturbare, senza chiedere troppo, senza aspettarsi troppo… praticamente un
mediocre.
Col tempo
aveva imparato a evitare tutto ciò che poteva ferirlo, discussioni, legami
profondi, promesse, diceva che era equilibrio… in realtà era solo distanza.
Un giorno
iniziò a parlare con la vicina, niente di speciale, un saluto mentre
annaffiavano le piante, qualche parola sul tempo, una risata breve per qualcosa
di banale, però lei aveva un atteggiamento per lui molto strano… ascoltava
davvero, non riempiva i silenzi, non dava soluzioni, non cercava di sistemare
tutto, restava e basta.
E quella
presenza semplice, ripetuta, quotidiana, un “come stai?” detto senza fretta, un
caffè condiviso senza motivo, iniziò a fare qualcosa che Marco non aveva
previsto, che lo metteva a disagio, perché essere visto, anche solo un po’, è
più difficile che essere ignorati.
All’inizio
cercò di tirarsi indietro, meno parole, meno incontri, più distanza, ma si
accorse che, tornando dentro quella villetta vuota e silenziosa, pesava di più,
non perché fosse cambiato il mondo, ma perché qualcuno gli aveva fatto
intravedere un’alternativa, e lì capì una cosa semplice, quasi banale, ma che
cambia tutto, la cura non è trovare qualcuno che ti aggiusti, ma permettere a
qualcuno di restare abbastanza a lungo da non dover fingere di stare bene, e
ancora di più, è scegliere di restare anche tu, restare nelle conversazioni
scomode, restare quando sarebbe più facile chiudersi, restare quando l’altro
non è perfetto, quando non sai cosa dire, quando non hai soluzioni.
La maggior
parte delle persone non ha bisogno di consigli brillanti o gesti enormi, ha
bisogno di qualcuno che non sparisca alla prima difficoltà, quella è la vera
cura, nelle vite normali, nelle villette normali, nei giorni che sembrano tutti
uguali, una presenza costante, imperfetta, ma sincera.
Non cambia
tutto in un attimo, non toglie il dolore, ma lo rende condivisibile, e quando
il dolore si può condividere, smette piano piano di essere insopportabile.
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