LA DOMENICA DELLE PALME… COME DA COPIONE
La Domenica
delle Palme arriva ogni anno con un obiettivo molto ambizioso… rendere tutti un
po’ più buoni, un progetto nobile, certo, ma anche discretamente ottimista.
La giornata
comincia con un’aria diversa, quasi già programmata, le persone escono di casa
con una calma studiata, come se qualcuno avesse distribuito istruzioni
invisibili su come comportarsi, passo tranquillo, espressione serena, niente
fretta, una specie di versione “modalità gentile” attivata per l’occasione, i
rami d’ulivo fanno la loro comparsa, eleganti e simbolici, anche se alcuni
sembrano chiaramente più fotogenici di altri, c’è chi ne tiene uno con
naturalezza e chi invece lo maneggia come se fosse un oggetto leggermente
complicato, da sistemare senza capire bene dove, davanti alla chiesa si forma
la solita fila, che ha sempre qualcosa di affascinante, è ordinata quel tanto
che basta per sembrare civile, ma non abbastanza da evitare piccoli movimenti
strategici, ogni tanto qualcuno avanza di mezzo passo con una sicurezza che non
si sa da dove arrivi.
All’inizio
tutto procede con una certa armonia, sguardi pacifici, movimenti misurati, un
generale tentativo di mantenere alta la qualità morale della giornata, poi,
lentamente, iniziano a comparire le prime crepe, piccole e quasi impercettibili,
un’attesa un po’ più lunga del previsto, un ramo d’ulivo che sembra meno
convincente, un parcheggio trovato con fatica e ricordato con ancora più fatica,
niente di grave, ma abbastanza per ricordare che la perfezione ha bisogno di
allenamento.
Il momento
del pranzo arriva come una tappa inevitabile e, in fondo, attesissima, la
tavola è curata, i piatti sono quelli giusti, l’atmosfera promette bene, tutto
sembra pronto per una perfetta rappresentazione della serenità familiare… ed è
proprio lì che la realtà decide di partecipare.
Le sedie non
sono mai esattamente dove servirebbero, qualcuno ha fame prima degli altri,
qualcun altro dopo, i tempi si allungano, si accorciano, si sovrappongono, nulla
di drammatico, ma abbastanza per trasformare la calma iniziale in una sorta di
equilibrio dinamico, sempre sul punto di cambiare, il bello è che nessuno
sembra davvero sorpreso, e come se tutto facesse parte del copione, una
tradizione dentro la tradizione.
Poi, verso
il pomeriggio, succede qualcosa di molto semplice, la giornata si stanca, le
energie si abbassano, le aspettative pure, le piccole rigidità si sciolgono
senza bisogno di interventi particolari, qualcuno si rilassa davvero, qualcun
altro smette di cercare la perfezione e si accontenta di stare, e in quel
momento, quasi per caso, arriva una forma di pace molto più credibile di quella
del mattino, meno ambiziosa, meno costruita, ma decisamente più comoda.
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