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I Sassi di Matera

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giovedì 9 aprile 2026

 LA DOMENICA DELLE PALME… COME DA COPIONE

La Domenica delle Palme arriva ogni anno con un obiettivo molto ambizioso… rendere tutti un po’ più buoni, un progetto nobile, certo, ma anche discretamente ottimista.

La giornata comincia con un’aria diversa, quasi già programmata, le persone escono di casa con una calma studiata, come se qualcuno avesse distribuito istruzioni invisibili su come comportarsi, passo tranquillo, espressione serena, niente fretta, una specie di versione “modalità gentile” attivata per l’occasione, i rami d’ulivo fanno la loro comparsa, eleganti e simbolici, anche se alcuni sembrano chiaramente più fotogenici di altri, c’è chi ne tiene uno con naturalezza e chi invece lo maneggia come se fosse un oggetto leggermente complicato, da sistemare senza capire bene dove, davanti alla chiesa si forma la solita fila, che ha sempre qualcosa di affascinante, è ordinata quel tanto che basta per sembrare civile, ma non abbastanza da evitare piccoli movimenti strategici, ogni tanto qualcuno avanza di mezzo passo con una sicurezza che non si sa da dove arrivi.

All’inizio tutto procede con una certa armonia, sguardi pacifici, movimenti misurati, un generale tentativo di mantenere alta la qualità morale della giornata, poi, lentamente, iniziano a comparire le prime crepe, piccole e quasi impercettibili, un’attesa un po’ più lunga del previsto, un ramo d’ulivo che sembra meno convincente, un parcheggio trovato con fatica e ricordato con ancora più fatica, niente di grave, ma abbastanza per ricordare che la perfezione ha bisogno di allenamento.

Il momento del pranzo arriva come una tappa inevitabile e, in fondo, attesissima, la tavola è curata, i piatti sono quelli giusti, l’atmosfera promette bene, tutto sembra pronto per una perfetta rappresentazione della serenità familiare… ed è proprio lì che la realtà decide di partecipare.

Le sedie non sono mai esattamente dove servirebbero, qualcuno ha fame prima degli altri, qualcun altro dopo, i tempi si allungano, si accorciano, si sovrappongono, nulla di drammatico, ma abbastanza per trasformare la calma iniziale in una sorta di equilibrio dinamico, sempre sul punto di cambiare, il bello è che nessuno sembra davvero sorpreso, e come se tutto facesse parte del copione, una tradizione dentro la tradizione.

Poi, verso il pomeriggio, succede qualcosa di molto semplice, la giornata si stanca, le energie si abbassano, le aspettative pure, le piccole rigidità si sciolgono senza bisogno di interventi particolari, qualcuno si rilassa davvero, qualcun altro smette di cercare la perfezione e si accontenta di stare, e in quel momento, quasi per caso, arriva una forma di pace molto più credibile di quella del mattino, meno ambiziosa, meno costruita, ma decisamente più comoda.

La Domenica delle Palme finisce così, tra rami d’ulivo dimenticati su un mobile e una sensazione leggera che resta nell’aria, non quella di essere diventati improvvisamente migliori, ma quella, più realistica e anche più simpatica, di averci provato, senza esagerare… e, tutto sommato, va benissimo così..

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