LA PASQUA DI OGGI È UGUALE A QUELLA DI IERI?
C’era una volta una Pasqua che profumava di pane caldo e
silenzio divino…
La mattina arrivava piano, con le campane che suonavano a
festa e la luce che entrava dalle finestre come una calda carezza, le case si
riempivano di voci basse, di passi leggeri, di nonne che preparavano il pranzo
e di mani che si cercavano in silenzio.
La Resurrezione non era solo una parola, era un’attesa
condivisa, un respiro trattenuto che diventava sorriso, si vestivano gli abiti
“buoni”, quelli che pizzicavano un po’, e si usciva tenendo stretta la mano di
qualcuno, la strada era breve, ma sembrava importante, e in quella semplicità,
tra un uovo sodo e una fetta di torta farcita, c’era qualcosa di sacro, il
sentirsi insieme, il credere che dopo ogni inverno, davvero, qualcosa potesse
rinascere…
Oggi la Pasqua arriva più in fretta, le campane ci sono
ancora, ma spesso restano in un sordo sottofondo, coperte dal rumore dei
messaggi, delle notifiche, delle ultime notizie, le tavole sono super imbandite,
forse troppo, ma sempre più distratte, si sorride, sì… ma con un occhio allo
smartphone, con la testa già altrove, ci si abbraccia, ma più distrattamente, si
dice “Buona Pasqua” come si dice “a dopo”.
Eppure, se ci fermiamo un momento, proprio oggi… qualcosa potrebbe
resistere, in una nonna che aspetta tutti con lo stesso amore di sempre, in un
padre che taglia la torta Pasqualina come faceva suo padre, in un bambino che
scarta l’uovo di cioccolato con gli occhi pieni di stupore e sorpresa, come se
fosse la prima volta al mondo.
La Pasqua di ieri vive ancora in questi piccoli gesti, un
po’ nascosta, un po’ timida, non chiede grandi cose, solo di essere ascoltata,
forse la differenza non è nel tempo, ma nello sguardo.
Ieri si viveva più lentamente, oggi più freneticamente, ma
la Resurrezione… quella vera… quella che parla al cuore… accade ancora nello
stesso modo, quando qualcuno si ferma, guarda negli occhi chi ha accanto, e
sceglie di esserci davvero, e allora, in quell’istante, senza rumore, la Pasqua
torna a essere quella di una volta… o forse… non se n’è mai andata.
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