Cara amica
MariaL,
hai sfiorato
il baratro, lo hai guardato negli occhi e, con una specie di eleganza che ti
invidio, sei riuscita a tirarti fuori, Io invece… beh, io ci sono caduto dentro
con tutte le scarpe, senza neanche il tempo di chiedere “permesso”.
Non ti
scrivo per fare confronti, non è una gara, e se lo fosse, sarebbe una di quelle
che nessuno vorrebbe affrontare, però è strano, sai? Da fuori sembravo “quello
con il rischio”, ma poi la vita ha deciso che io dovessi fare il giro completo
dell’inferno, versione integrale, senza saltare neanche una puntata.
Eppure
eccomi qui, con qualche pezzo ammaccato, qualche crepa che prima non c’era, e
un’ironia un po’ più tagliente (che almeno è utile quando serve), e posso
finalmente dire, ce l’ho fatta, non con eleganza, non con stile… più che altro
arrancando, inciampando e ogni tanto insultando l’universo intero, ma funziona
lo stesso, a quanto pare.
Di te,
invece, mi porto addosso una strana sensazione, perché so che anche solo
avvicinarsi a quel tipo di paura cambia qualcosa dentro, anche se poi non devi
attraversarla fino in fondo, è come sentire il calore del fuoco senza
bruciarsi, non ti consuma, ma che ti segna lo stesso.
Forse è
questo che ci tiene in contatto, un modo un po’ storto ma sincero, sappiamo
entrambi cosa vuol dire guardare certe ombre e non essere più esattamente
quelli di prima, solo che io ho fatto il tour completo, tu hai visto il
trailer… e fidati, non ti sei persa granché.
Adesso però
siamo qui, vivi, un po’ diversi, un po’ più stanchi, ma anche… concedimelo…
incredibilmente tosti, e se ogni tanto ci viene da ridere di tutto questo,
anche in modo un po’ sbagliato… beh, credo sia il nostro modo di dire alla
vita: “ok, ci hai provato, ma adesso basta”.
Ti vogliamo
bene, davvero, e la prossima volta che ci vediamo, promettiamo di non parlare
solo di ospedali… almeno per i primi dieci minuti…
Con affetto,
Enzo e Maria
Rosaria.
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