LA PASSEGGIATA
STORICA NELLA CITTADELLA
Il sole
stava scendendo lentamente dietro le colline lucane quando iniziai la mia
passeggiata lungo le vie della Cittadella, il primo agglomerato urbano di
Ferrandina.
Le pietre
delle case sembravano conservare le voci dei secoli, e il vento della sera
portava con sé l’odore della terra e degli ulivi.
Accanto a me
camminava Marasara, con passo lento, quasi per non disturbare il silenzio
antico di quei vicoletti, i lampioni iniziavano ad accendersi uno ad uno, e le ombre
sembravano prendere forma, fu allora che incontrammo il primo di quei fantasmi
gentili della storia…
Vicino a un
vecchio arco apparve la figura elegante di Domenico Ridola, aveva tra le mani
frammenti di pietra e parlava con entusiasmo… «Vedi,» disse indicando la valle,
«lì sotto l’uomo viveva già migliaia di anni fa».
Raccontò di
come avesse ricostruito la storia paleolitica e neolitica dei Sassi di Matera,
riportando alla luce un passato che sembrava perduto, Marasara mi strinse il
braccio, come se quella storia legasse anche
noi, piccoli abitanti del presente.
Proseguendo
lungo la via, una luce improvvisa illuminò il vicolo, era il chimico Filippo
Cassola, con in mano una lampada straordinariamente brillante, «La luce,» disse
sorridendo, «può cambiare il mondo.»
Ci raccontò
della sua invenzione, la prima lampada abbagliante, e di quando fu chiamato
alla corte dello zar nella lontana San Pietroburgo, la lampada tremolò e poi
svanì, lasciando nel vicolo una scia dorata.
All’angolo
della piazzetta, largo palestro, comparve un uomo con uniforme consumata, era
il rivoluzionario Giuseppe Venita, era stato sergente dell’esercito borbonico
ma il suo cuore batteva per la libertà, parlava dei moti carbonari con la voce
accesa, come se la rivoluzione non fosse mai finita, le sue parole si perdevano
nel vento, ma l’eco della libertà restava tra le pietre.
Il passo
successivo fu più pesante, quasi solenne, dalla penombra emerse il brigante
Vincenzo Mastronardi detto Staccone, gigantesco nella sua figura, era stato
colonnello nella brigata del famoso brigante Carmine Crocco, ci osservò con
occhi severi ma non ostili, «La storia non è mai tutta bianca o tutta nera,»
disse, poi scomparve come una montagna che si dissolve nella nebbia.
Davanti a
una casa con una piccola stalla incontrammo il Medico Veterinario Nicola
Buonsanti Lanzillotti, parlava con affetto degli animali e della scienza che
aveva portato il suo nome oltre i confini dell’Italia, accarezzava un cavallo
imbizzarrito, portandolo generosamente
verso la mansuetudine di un agnellino, poi improvvisamente svanì nel
silenzio della sera.
Più avanti,
sotto una finestra illuminata, apparve una figura severa… Stefano Pirretti, il
Prefetto di ferro, la sua voce aveva il peso delle istituzioni, «Lo Stato,»
disse, «è come queste mura, deve reggere anche quando il vento soffia forte»,
le sue parole rimasero sospese come una sentenza antica.
Seduto su un
gradino trovammo Ugo Spirito, sfogliava un libro e parlava di diritto, libertà
e destino degli uomini, «La storia,» disse guardandoci, «non è altro che il
dialogo infinito tra passato e futuro.»
L’ultimo
incontro fu il più dolce, sulla via delli meroli camminava lentamente Domenico
Bellocchio, aveva un libro in mano e lo sguardo lontano, leggeva mentre
camminava, come se le parole fossero stelle da inseguire, si fermò accanto a
noi e disse piano… «Camminare è come scrivere una poesia con i passi».
Al ritorno,
quando la notte avvolse la Cittadella, tutte quelle figure svanirono, restammo
solo io e Marasara, mano nella mano, sotto un cielo pieno di stelle, capimmo
allora che quelle strade non erano soltanto pietra, erano memoria, sogni,
rivoluzioni, pensieri e poesia, e mentre uscivamo lentamente dai vicoli della
Cittadella, mi accorsi che la cosa più bella della storia… era poterla
attraversare personalmente.
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