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I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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sabato 4 aprile 2026

 

LA PASSEGGIATA STORICA NELLA CITTADELLA

Il sole stava scendendo lentamente dietro le colline lucane quando iniziai la mia passeggiata lungo le vie della Cittadella, il primo agglomerato urbano di Ferrandina.

Le pietre delle case sembravano conservare le voci dei secoli, e il vento della sera portava con sé l’odore della terra e degli ulivi.

Accanto a me camminava Marasara, con passo lento, quasi per non disturbare il silenzio antico di quei vicoletti, i lampioni iniziavano ad accendersi uno ad uno, e le ombre sembravano prendere forma, fu allora che incontrammo il primo di quei fantasmi gentili della storia…

Vicino a un vecchio arco apparve la figura elegante di Domenico Ridola, aveva tra le mani frammenti di pietra e parlava con entusiasmo… «Vedi,» disse indicando la valle, «lì sotto l’uomo viveva già migliaia di anni fa».

Raccontò di come avesse ricostruito la storia paleolitica e neolitica dei Sassi di Matera, riportando alla luce un passato che sembrava perduto, Marasara mi strinse il braccio, come se quella storia legasse anche  noi, piccoli abitanti del presente.

Proseguendo lungo la via, una luce improvvisa illuminò il vicolo, era il chimico Filippo Cassola, con in mano una lampada straordinariamente brillante, «La luce,» disse sorridendo, «può cambiare il mondo.»

Ci raccontò della sua invenzione, la prima lampada abbagliante, e di quando fu chiamato alla corte dello zar nella lontana San Pietroburgo, la lampada tremolò e poi svanì, lasciando nel vicolo una scia dorata.

All’angolo della piazzetta, largo palestro, comparve un uomo con uniforme consumata, era il rivoluzionario Giuseppe Venita, era stato sergente dell’esercito borbonico ma il suo cuore batteva per la libertà, parlava dei moti carbonari con la voce accesa, come se la rivoluzione non fosse mai finita, le sue parole si perdevano nel vento, ma l’eco della libertà restava tra le pietre.

Il passo successivo fu più pesante, quasi solenne, dalla penombra emerse il brigante Vincenzo Mastronardi detto Staccone, gigantesco nella sua figura, era stato colonnello nella brigata del famoso brigante Carmine Crocco, ci osservò con occhi severi ma non ostili, «La storia non è mai tutta bianca o tutta nera,» disse, poi scomparve come una montagna che si dissolve nella nebbia.

Davanti a una casa con una piccola stalla incontrammo il Medico Veterinario Nicola Buonsanti Lanzillotti, parlava con affetto degli animali e della scienza che aveva portato il suo nome oltre i confini dell’Italia, accarezzava un cavallo imbizzarrito, portandolo generosamente  verso la mansuetudine di un agnellino, poi improvvisamente svanì nel silenzio della sera.

Più avanti, sotto una finestra illuminata, apparve una figura severa… Stefano Pirretti, il Prefetto di ferro, la sua voce aveva il peso delle istituzioni, «Lo Stato,» disse, «è come queste mura, deve reggere anche quando il vento soffia forte», le sue parole rimasero sospese come una sentenza antica.

Seduto su un gradino trovammo Ugo Spirito, sfogliava un libro e parlava di diritto, libertà e destino degli uomini, «La storia,» disse guardandoci, «non è altro che il dialogo infinito tra passato e futuro.»

L’ultimo incontro fu il più dolce, sulla via delli meroli camminava lentamente Domenico Bellocchio, aveva un libro in mano e lo sguardo lontano, leggeva mentre camminava, come se le parole fossero stelle da inseguire, si fermò accanto a noi e disse piano… «Camminare è come scrivere una poesia con i passi».

Al ritorno, quando la notte avvolse la Cittadella, tutte quelle figure svanirono, restammo solo io e Marasara, mano nella mano, sotto un cielo pieno di stelle, capimmo allora che quelle strade non erano soltanto pietra, erano memoria, sogni, rivoluzioni, pensieri e poesia, e mentre uscivamo lentamente dai vicoli della Cittadella, mi accorsi che la cosa più bella della storia… era poterla attraversare personalmente.

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