CHIESA DI SANTA MARIA DELL’ADDOLORATA
Ubicata in C.so Vittorio Emanuele II, risalente all’inizio del
XIX secolo, è una Chiesa collegiata a pianta rettangolare, tetto a due falde, volta
a botte, muratura in mattoni, con decorazioni esterne a lesene e cornici.
La Chiesa pur non avendo particolari pregi artistici e
storici, si inserisce con armonia nel tessuto urbano circostante per la grazia
delle linee della facciata principale, dove risalta un’ampia scalinata al suo
ingresso, un piccolo campanile sulla destra costituisce un bel motivo
decorativo, le ricchezze della chiesa sono la statua della Vergine dei sette
dolori, e un gruppo nutrito di altre statue.
Anche questa piccola chiesetta conserva misteriosi segreti e
leggende tramandate da precedenti generazioni, testimoni di scenari mistici.
Una di queste leggende è riportata di seguito…
Si narra che la Vergine dei sette dolori, l’Addolorata,
insieme al gruppo nutrito di altre effigi sacre, la notte della via crucis, si
posizionasse sulla scalinata dell’ingresso della chiesa, in attesa del
passaggio del feretro del proprio figlio, sacrificato per volere e salvare gli
uomini, in attesa della sua Resurrezione, pronunciando parole strazianti
durante tutto il passaggio…
…e nel silenzio profondo della notte, rotto soltanto dal
lento avanzare dei passi e dal suono cupo delle preghiere, si dice che la sua
voce si levasse lieve, ma carica di un dolore antico quanto il mondo… «Figlio
mio… luce dei miei occhi… perché tanto dolore per salvare chi spesso dimentica
di amare?»
Le fiaccole tremolanti illuminavano appena i volti delle
statue, eppure chi giurava di aver assistito a quella scena raccontava che gli
occhi dell’Addolorata brillassero come vivi, colmi di lacrime che nessuno osava
asciugare, le altre effigi, immobili di giorno, parevano partecipare a quel
momento sospeso, come testimoni silenziosi di un mistero che sfugge alla
ragione… «Ogni tua ferita è un grido che attraversa i secoli… ogni tuo passo è
il peso dei peccati del mondo…», e mentre il feretro avanzava lungo la via, la
Madre sembrava chinarsi impercettibilmente, come se volesse sfiorarlo, come se
tra il marmo e il legno scorresse ancora un legame vivo, indissolubile.
Alcuni anziani del luogo raccontano che, in quelle notti, un
vento leggero scenda lungo la scalinata, pur quando l’aria è immobile, e che
chi si ferma ad ascoltare con il cuore più che con le orecchie possa udire un
sussurro… «Non è la fine… ma attesa… non è morte… ma promessa».
Poi, con il primo chiarore dell’alba, ogni cosa torna
immobile, le statue riprendono il loro silenzio, la scalinata si svuota, e la
chiesa custodisce ancora una volta il suo segreto.
Ma chi ha visto, o anche solo sentito, non dimentica, perché
in quella notte, tra fede e leggenda, il dolore diventa voce… e la speranza,
respiro…
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