Matera Capitale

I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

wikimatera.it

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Nuova collaborazione dal 15 Gennaio 2022

martedì 26 giugno 2018

Questa è la presentazione di una prossima serie di articoli per un unico argomento



La Presentazione


Sono in uscita, su questo quotidiano, una serie di articoli riguardanti la storia antica della Chiesa Madre di Ferrandina, dei tesori da lei contenuta, ma rigorosamente custoditi e protetti in un istituto bancario che ne tutela la sicurezza, dedicata a Santa Maria Della Croce, in collaborazione con il Parroco Monsignor Pierdomenico Di Candia, da poco insediato nella stessa, e già interessato alla sua divulgazione e promozione.
La programmazione delle pubblicazioni avverrà a scadenza settimanale, per dare modo a tutti gli interessati di non perdersi le varie edizioni, che anticipo molto interessanti e soprattutto sconosciuti alla comunità che spero abbia di che vantarsi di tanta storia, cultura e inestimabile ricchezza, tra reliquiari, dipinti, argenti, arredi e meravigliose statue lignee, passate dalle mani di RE, Regine e Principi, per ogni singolo cimelio storico, una descrizione dettagliata della sua storia e della sua realizzazione.
Questo lavoro non solo sarà pubblicato su questa testata giornalistica, ma avrà anche un seguito, naturalmente molto più curata nei particolari e nelle impostazioni, completa di tutti gli oggetti esistenti, sarà edita dalla nota casa Editrice Feltrinelli, la quale ha già dimostrato particolare interesse verso il Tema e verso la sua importanza Storico/Culturale.
Tutto questo grazie ad un lavoro certosino e capillare di personale non qualificato ma appassionato di storia antica, dei suoi segreti e dei suoi risvolti, a volte Cristiani a volte Profani, ma sempre interessanti e appassionanti da suscitare curiosità e voglia di fare, divulgare ed informare. 
Naturalmente il risultato di detto lavoro verrà messo a disposizione di chiunque vorrà consultarlo presso la stessa Chiesa, come anche presso la Biblioteca Comunale, al servizio di curiosi o personale didaddico, ma soprattutto per rendere noto non solo alla comunità locale, ma anche provinciale e regionale, che Ferrandina non può essere altro che la degna provincia della Capitale Europea della Cultura 2019, Matera.

venerdì 22 giugno 2018

Ancora Ferrandina protagonista su ROMA Cronache Lucane nel mio quinto articolo


Obelanum Oblano Uggiano 
Storia di una importante roccaforte 
punto di riferimento di RE e Principi


L’insediamento medievale di Uggiano sorge sul dorso di una collina a circa 4 km a nord-ovest dell’abitato di Ferrandina, ed è conosciuto anche come “Ferrandina Vecchia”. Per la sua posizione e la sua altitudine (476 m slm) domina una vasta estensione di territorio che si estende fino ai monti Calabri. Uno dei castelli più antichi della regione, un castrum risalente ad età bizantina (IX secolo), predisposto come roccaforte di difesa contro l’avanzata dei Longobardi. Il castello di Oblano risulta esistente già in epoca longobarda, al momento della riorganizzazione amministrativa dell’Italia meridionale tra Radelchi e Siconolfo nell’845. Ampliato in seguito durante la seconda colonizzazione bizantina, la denominazione di castrum o castellum lascia intuire che attorno alle mura si sviluppava un abitato; tuttavia l’assenza di campagne di scavo impedisce di stabilirne la localizzazione esatta, l’estensione e la durata. Il castello passa sotto il controllo dei Normanni di Roberto il Guiscardo nel 1066, data la sua importanza strategica a guardia di due direzioni di transito: dagli Appennini al mare Jonio, parallelamente al corso dei fiumi lucani e lungo un percorso che da Matera taglia trasversalmente le cinque valli lucane per giungere fino al territorio di Senise. Mentre lo strato pre- normanno, quasi certamente bizantino, si individua facilmente in porzioni di rozza muraglia costruita con ciottoli di fiume e pietre di cava a corsi irregolari legati con malta, senza pretese di natura formale, i successivi interventi di rafforzamento e di completamento architettonico tendono a coniugare esteticamente forma e funzione. L’apice del suo splendore è raggiunto in epoca angioina, nel 1350, some testimonia l’iscrizione del portale: Hoc opus fecit magi/ster Jacobus Trifogia/nus de Astiliano a.D. MCCCL, cui si deve l’innesto sulla cortina muraria di una merlatura regolare, un magister che dirige i cementarii , maestranze locali provenienti in questo caso da Stigliano e specializzate nel taglio e nella lavorazione dei materiali lapidei. L’arco d’ingresso agli ambienti del castellanus è realizzato con conci di arenaria regolari e perfettamente squadrati. A differenza dell’arco a tutto sesto, quest’ultimo a sesto acuto permette di scaricare il suo peso su sostegni più slanciati e leggeri. Il concio di chiave può rischiare di sgusciare e compromettere uno dei testimoni più pregevoli dell’intera struttura. Il fregio con foglie stilizzate e bacche lungo l’imposta dell’arco è una sobria citazione angioina della tipologia decorativa normanna. La tradizione vulgata, messa in discussione e contestata con probanti argomentazioni nell’opera storica, di Padre Carlo Palestina, vuole che disastrosi terremoti nel 1456 e nel 1492 determinassero il trasferimento degli abitanti di Uggiano nella nuova città di Ferrandina, fondata nel 1494 da Federico d’Aragona. Da quel momento per Uggiano ha inizio l’età dell’abbandono. Intorno alle mura, probabilmente, si sviluppava l’insediamento urbano; ma non essendo mai state condotte campagne di scavo non è possibile affermare con certezza dove fosse ubicato l’abitato. Le prime notizie storiche che ci attestano l’esistenza di Uggiano, sono riportate dallo storico Lupo Protospata e risalgono all’anno 1029, quando Uggiano fu assediata e conquistata dai musulmani Rayca e Saffari.

venerdì 15 giugno 2018

Questo è il mio quarto articolo sul quotidiano ROMA Cronache Lucane



A Maria Barbella Eroina e 
simbolo Ferrandinese nel Mondo

Prima pagina

La Pubblicazione



L'Articolo pubblicato ricorda ai lettori l'anniversario della realizzazione del murale nella città di Ferrandina, causa di disaccordi e commenti vari sulla presunta, carnefice o vittima, accusa, condanna e assoluzione, storia che ha appassionato il mondo e che presto delizierà anche la cinematografia, diffondendo ulteriormente l'eroina che dal 1895 ha dato prova di un femminismo ancora sommerso ma già presente negli animi di chi, purtroppo, già viveva tragedie di questo tipo. 

Questo l'Articolo

Più o meno di un anno fa’ viene inaugurato a Ferrandina un grandioso murale a favore della concittadina Maria Barbella, Donna eletta a simbolo del femminismo più remoto al mondo già dal 1895 nella lontana Little Italy a New York, vivendo una storia che ha dell’incredibile al solo leggerla, rischiando di inaugurare l’appena inventata, e in attesa di essere sperimentata, “SEDIA ELETTRICA”. Non tutti conoscono la reale storia tramandataci dalla scrittrice e pronipote della coprotagonista, Idanna Pucci Di Brazzà, ma tutti danno il loro giudizio all’opera realizzata, dividendo così gli schieramenti tra chi apprezza e chi disprezza, ancora oggi dopo un anno dalla sua realizzazione. Chi apprezza generalmente è l’informato, il profondo conoscitore dei più piccoli particolari della vicenda che si intrinseca con vari argomenti di carattere giudiziale, sociale, politico e umano, appassionato ricercatore di notizie non solo letterarie, ma anche storiche del periodo in questione, attento osservatore, e valutatore di ogni atteggiamento, anche se solo volgarmente e frettolosamente descritto in atti ufficiali e testimonianze confuse. Chi disprezza invece è nella gran parte non molto informato, deontologicamente impreparato e prevenuto nei confronti della donna in genere, vista come la parte più debole dell’umanità, da proteggere e tutelare, perché fisicamente inferiore, oltre a soggetti che condannano a priori qualunque reato fine a se stesso, senza considerare ne’ le attenuanti ne’ le condizioni ne’ gli atteggiamenti che ne provocano la reazione, i così detti “superficiali” pronti a giudicare più che ponderare, a condannare più che provare ad analizzare attentamente i fatti in modo un po’ più scrupoloso e attento, magari usando anche empatia per cercare di comprendere le cose più da vicino e non in modo distante e disinteressato, come ci narra la storia. La sopra citata scrittura, da parte della già citata Autrice, è frutto di una raccolta di documentazione, testimonianze scritte, atti giudiziari originali,  tramandati da discendenti della stessa, lunga un decennio, di un lavoro certosino nella ricostruzione di ogni documento della propria origine, non solo storica, ma anche biografica, oltre a visite alternate dei luoghi ormai evoluti e rigenerati dalla sopravvenuta modernità metropolitana. Mi racconta l’Autrice che, durante tutto il decennio trascorso tra vecchie scritture e vecchi archivi, ogni nuova scoperta dava a lei la sensazione di conoscere sempre più il carattere ed il temperamento della sua bisnonna protagonista, offrendole la possibilità di confrontare modi di pensare e comportamenti riscontrabili e paragonabili ai suoi, attraverso quelli dei vari discendenti, Nonna, Madre e rispettivi consorti, in un’unica simbiosi di parentela unita e tramandata anche nei pensieri, espressioni e atteggiamenti, regalandole emozioni di personaggi sconosciuti fino a quel momento,  arricchendola di orgoglio e vanità come solo i vecchi Conti e Duca di Brazzà sapevano ostentare. Le stesse emozioni l’Autrice trasferisce nell’appassionante quanto interessante racconto sulla Ferrandinese Maria Barbella, la quale cattura il cuore e l’anima dei personaggi che nel corso della storia si avvicendano per le sue gesta di Donna a tratti indifesa a tratti eroica, ma pur sempre dagli atteggiamenti e comportamenti da perfetta Italiana, meridionale, analfabeta, introversa, dismessa e trasandata, non molto curata nell’abbigliamento e nel portamento, praticamente una donna di campagna. Con tutto ciò l’Autrice completa le ricerche, raccoglie le documentazioni e dopo dieci anni, elabora la vicenda, la trasforma in un appassionante e interessante racconto ed in fine lo pubblica e lo racconta al mondo intero, riscuotendo tanto di quel successo da stimolare la curiosità e l’interesse di una grande regista Italiana che la contatta e le propone di girare un film, entusiasta la Scrittrice accetta cedendo la documentazione completa, che in questo momento è allo studio della troup che dovrebbe effettuare la produzione e le riprese in Inghilterra, con la speranza di eleggere la Ferrandinese ad Eroina del primo atto di femminismo nel mondo datato 1895. In conclusione vorrei solo aggiungere che per poter giudicare e prendere una posizione su questa vicenda sarebbe preferibile leggere e approfondire la storia in modo completo, per avere la possibilità di assumere la giusta posizione in una Città quale Ferrandina, che ancora oggi si ritrova in perfetto contrasto, come nel 1895 la Città di New York si divise in accusatori e difensori della povera Maria Barbella.   

Maria Barbella

Domenico Cataldo

La condanna




lunedì 4 giugno 2018

Il mio terzo articolo pubblicato ed in edicola oggi sul giornale ROMA Cronache Lucane... La tradizione di Ferrandina oggi protagonista, in edicola.







Queste sono le tradizioni che ti riempiono il cuore, l'anima e lo spirito... 

Ferrandina Festa del Corpus Domini.






Anche quest'anno è andata, complimenti e congratulazioni al vicinato per la realizzazione dell'evento, Mariarosaria Di Stefano, Rosa Pepe, Giovanna Pavese, e con la partecipazione del rione Piana (La Cittadella), un particolare ringraziamento a Salvatore Cataldo per la cortese concessione del portale di Palazzo Centola, appuntamento all'anno prossimo

GRAZIE A TUTTI

Questo l'articolo

Ogni anno il giorno del Corpus Domini si ripete a Ferrandina la tradizione dell’allestimento degli altarini, lungo il percorso delle vie principali con le caratteristiche creazioni realizzate con accessori forniti dal vicinato, in una simbiosi riservata per l’occasione. La ricorrenza , le motivazioni più intime richiamano ad una profonda fede religiosa e dove la comunione di intenti e la collaborazione spontanea costituiscono un evento popolare nel quale persone dello stesso vicinato hanno interessi religiosi e artistici comuni. I preparativi iniziano con la raccolta di petali di rose e altri fiori che saranno sparsi lungo il cammino del sacerdote che porta l’Ostensorio, a mo’ di tappeto lungo tutto il percorso. Per la creazione degli altarini vengono usati vari tessuti come copriletti , lenzuola , tovaglie ricamate, che vengono sistemate in modo da creare un piccolo altare urbano. All’interno vengono creati gli altarini sui quali viene poggiato il Crocifisso, candelieri, piante ornamentali insieme ad altri simboli religiosi tipo immagini sacre o icone, il tutto ornato con fiori di ogni tipo e colore, completato in fine da cuscini sistemati alla base come inginocchiatoio per la tradizionale sosta con praghiera del sacerdote. Durante la processione per le vie della Città, il sacerdote, con in mano l’Ostensorio visita ognuna di queste cappelle urbane, onorando e recitando le consuete preghiere del rito. Tutto viene organizzato e preparato da ogni singolo vicinato, che per tradizione e per devozione si impegna nella realizzazione annuale della ricorrenza, soprattutto lungo i vialetti e le piazzette del noto centro storico locale detto “La cittadella”, scorci storici, artistici, caratteristici per la storia antica che li rappresenta, insieme a persone anziane e giovani, donne e uomini, conoscenti e non, tutti uniti per un unico scopo comune, la fede e la devozione per detta ricorrenza. 






lunedì 28 maggio 2018

Altra pubblicazione sul quotidiano ROMA Cronache Lucane

La mia seconda pubblicazione
Venerdì 25/05/2018





Questa la seconda pubblicazione riguardante la situazione in città, carente di interesse pubblico e privato di divulgazione e promozione di ricchezze storiche monumentali a fronte dello sfruttamento e dell'affluenza turistica data dalla Capitale Europea della Cultura 2019 Matera, insieme ad un breve cenno di biografia dell'Autore utile a chi vorrà seguirlo nei vari articoli che accompagneranno Ferrandina nel corso di tutto l'anno 2019. 

Questo l'articolo


Dopo la pubblicazione dell’articolo “Le origini di Ferrandina: dai Greci agli Aragonesi” su questa testata, spero di sensibilizzare le maestranze ad un impegno più approfondito sul tema, ricchezze Storico/Culturali di questa Cittadina quasi sconosciuta ma molto apprezzata dai pochi visitatori e appassionati del settore. Il mio impegno è dettato non solo dalla passione, ma anche dalla voglia di rivalsa per una degna provincia della Capitale Europea della Cultura 2019 (Matera), spesso trascurata e poco valorizzata soprattutto dalle varie Amministrazioni vecchie e nuove, attente soprattutto alla storia moderna più che a quella Antica. I tesori di questa Cittadina sono inestimabili, essendo stata in un passato molto remoto punto di riferimento per Re e Principi dell’epoca, per la sua principale fortezza a protezione di tutto il meridione d’Italia, per essere stata la Capitale di Monasteri e Conventi dei maggiori gruppi ecclesiali, Francescani, Domenicani, Cappuccini e Clarisse, i quali custodivano i maggiori tesori Culturali e Religiosi del Meridione, riportati in quantità molto ridotta ai giorni nostri, vuoi per saccheggi o per incendi purtroppo casuali, oltre ad archivi di famiglie benestanti e discendenti da personaggi di spicco anche internazionali, oltre a Monumenti di rilevante importanza nazionale, per finire alla più antica e preziosa Reliquia custodita nella Chiesa Matrice della Città, il Sacro legno della croce di Gesù, tramandata da remoti Re ai giorni nostri, di cui avrete modo di conoscerne le origini e la storia che verrà pubblicata su questa testata insieme ad altre, che racconteremo, ai più interessati lettori che avranno la bontà e la pazienza di seguirci nelle prossime pubblicazioni. Le intenzioni di dette pubblicazioni spero facciano risvegliare l’interesse e la curiosità di professionisti del settore per dare il giusto valore alla FERRANDINA Storica per troppo tempo martoriata da industrializzazioni eccessive, con cattedrali costruite negli anni 60, al solo scopo di distruggere il territorio, l’ambiente ed il folclore locale, distogliendo le varie popolazioni dei dintorni, da abitudini e sani principi alimentari e culturali, distribuendo ricchezza economica troppo facilmente, alimentando aspettative ed ambizioni ben presto sfumate insieme alle cattedrali, lasciando inquinamento e sogni infranti. Oggi è tempo di rivalsa, e anche se le maestranze ed i preposti non mostrano alcun interesse per tutto ciò, allora provvederanno i singoli cittadini appassionati e attenti a dette ricchezze, magari anche a proprie spese, o per chi vorrà contribuire in questo percorso buio senza spiraglio alcuno, ma illuminato solo dall’umiltà e la passione di chi avrà voglia di credere in questo progetto senza pretese, in nome dell’orgoglio di chi vorrebbe eleggere questa degna Provincia alla Capitale Europea della Cultura 2019. Seguiteci cari lettori e non vi pentirete di venire a conoscenza di curiosità e ricchezza Storico/Culturale di questa piccola cittadina Lucana.

MI PRESENTO

Enzo Scasciamacchia,
All'Anagrafe Eustachio Vincenzo Scasciamacchia.
Nato il 20 Maggio 1960 a Matera.
Attualmente residente a Ferrandina (MT)
Dove matura la passione per la scrittura dopo un passato professionale da Dirigente, nel tempo libero, tra i suoi Hobby, la lettura, la fotografia, la musica (suona il pianoforte), la Filatelia, la moto, l'elettronica in genere.
La sua carriera lavorativa si interrompe nel 2009 quando la sua Azienda chiude per bancarotta fraudolenta, da quel momento in poi solo incarichi provvisori, diventa un "Forneromartire" e resta in attesa del pensionamento pur avendo raggiunto il massimo del versamento contributivo.
In attesa si dedica alla scrittura con il suo primo manoscritto, maturato già da tempo, ma per mancanza di tempo libero, mai realizzato, il primo di una serie che seguirà a scadenze prefissate, e che andranno ad arricchire la cultura e lo spirito di chi avrà la pazienza e la curiosità di seguirlo come lettore.

A Voi il suo più grande ringraziamento.

E per non farmi mancare niente, dopo una proposta da parte di un facoltoso Giornalista, ho deciso di scrivere anche sul quotidiano ROMA Cronache Lucane.


La mia prima pubblicazione
Martedì 22/05/2018





Questo è il mio primo articolo pubblicato stamattina, seguirà una lunga serie di articoli tutti riguardanti Ferrandina, fino a tutto il 2019, anno in cui Matera sarà proclamata Capitale Europea della Cultura, non vi nascondo che la mia aspirazione sarebbe quella di stimolare l'interesse di qualcuno, per associare anche la Cultura Storica della provincia più Antica della Basilicata, e visto che la Storia Materana l'ha scoperta un Ferrandinese (Ridola) perché un Materano non dovrebbe valorizzare e divulgare quella Ferrandinese???

Questo l'articolo

Le radici di Ferrandina affondano nella Magna Grecia, attorno al 1000 a.C. Il suo nome era Troilia, mentre la sua acropoli-fortezza si chiamava Obelanon (Uggiano). Troilia fu costruita per ricordare e onorare la città distrutta dell'Asia Minore, Troia. Durante l'epoca romana Troilia e Obelanon furono centri importanti di cultura ellenica e sempre più lustro acquistarono in epoca bizantina. Con la caduta del dominio greco, Longobardi e Normanni si impossessarono della città.
Il nome Ferrandina si deve a Federico d'Aragona che nel 1494 la battezzò così in onore di suo padre, re Ferrante (o Ferrantino).
Nel 1507 Ferdinando il Cattolico le attribuì il titolo di "civitas".
Lo stemma comunale reca sei F: il significato è: 
Fridericus Ferranti Filius Ferrandinam Fabbricare Fecit.

Alcune fonti riferiscono che il 15 e 30 dicembre del 1456 due forti scosse di terremoto distruggono Uggiano. Una popolazione di più di duemila abitanti (404 fuochi nel 127711) non può essere alloggiata nel castrum o sulle pendici inospitali della collinetta, ma - almeno in parte - sull’area della Ferrandina greca e romana. Con ciò viene meno la centenaria storia della distruzione di Uggiano per il forte terremoto, del trasferimento della popolazione (fecimo mettere quelli cittadini in altro loco due miglia da longe e più...), della fondazione di Ferrandina e di quella di Federico d’Aragona che nel 1494 costruisce la città dalle fondamenta...e la chiama Ferrandina. Un prezioso documento riferisce che “Uggiano aveva una fortissima rocca. Il predetto re Federico..., sotto il pretesto del terremoto, come quello per evitare i mali che temeva, pensò che la detta rocca fosse demolita...”. Inoltre, se si ammette la scarsa robustezza dei materiali impiegati nella costruzione dei castelli, riesce chiaro come anche il venir meno di una costante manutenzione possa essere sufficiente a deteriorarne l’efficienza difensiva, anche senza l’intervento di un terremoto o di una volontà distruttiva. L’abbandono di Uggiano a seguito di un sisma, per costruire Ferrandina, è una circostanza da ritenersi scarsamente probabile come anche una guerra o una regia volontà distruttiva da sole non sono mai sufficienti a provocare la scomparsa definitiva di un qualsiasi insediamento umano. Uggiano, posto sul colle di fronte a Ferrandina, testimonia per la sua posizione l’importanza strategica del luogo. Un primo riferimento cronologico certo è l’845, quando il territorio di Oblano (questa è la denominazione che più ricorre nei documenti) viene a far parte del Principato di Salerno, la presenza di un castello costruito su quest’altura, in un punto strategico di cerniera fra due valli, è certamente finalizzata ad affermare, con il proprio presidio militare dalla parte di Craco e della Salandrella, la supremazia militare ed amministrativa. Viene costruito, secondo alcune fonti, senz’altro prima dell’ XI secolo: nel 1068 Roberto il Guiscardo assale il caposaldo dell’Impero bizantino (cum paucis abiit Obbianum..), non essendo riuscito a prendere Irsina. Nel Catalogo dei Baroni mentre si fa menzione delle condizioni economiche e demografiche della Basilicata normanna, si cita un Rogerius de Ogiano. Si trovano ulteriori riferimenti al sito soltanto nel 1269 e nel 1275, quando Uggiano passa a Pietro de Beaumont e a Giovanni di Monteforte. Nel periodo normanno il luogo fortificato, i cui ambienti vengono riservati (in armonia con le ipotesi della Fasoli) soltanto al signore, castellanus, al suo seguito e all’apparato difensivo, viene sottoposto ad un intervento di rafforzamento e di completamento. Come nel resto del territorio di Ferrandina e nei limitrofi comuni di Craco e Pisticci, i consistenti rinvenimenti archeologici testimoniano la presenza greca e romana, un’auspicabile campagna di scavi sull’area di Uggiano potrebbe mettere in luce testimonianze del periodo ellenistico, o un insediamento anteriore al Mille e, solo successivamente consolidato, in età longobarda, con la costruzione di un castrum dotato di mura. V’è da dire infatti che i longobardi, prima, e i normanni, poi, si limitano al ruolo della committenza, demandando alle maestranze locali la realizzazione di opere edilizie secondo tradizioni, tecniche e forme. Lo comprova l’intervento di Jacopo di Stigliano, che innesta sui muri esterni una cortina merlata di forma regolare. I cementarii, maestri muratori di Uggiano, per gli spessori delle murature prendono come riferimento il periplando (44,62 cm) piccola variante di quello introdotto da Liutprando. Il nucleo bizantino caratterizza la parte bassa del muro di cinta dell’ala Nord e di quella Sud. Il muro a mezzogiorno, attualmente con la scarpa tutta a sbalzo priva del sostegno della terra erosa o franata, è senz’altro una costruzione pre-normanna, caratterizzata da rozza muraglia con ciottoli di fiume e pietre di cava a corsi irregolari legati con malta, senza pretese di natura formale, dato che le popolazioni si difendono “non in bello..sed munitiones costruentes”. A questa muraglia, in epoca successiva, sono stati aggiunti una scarpa contro il ribaltamento verso valle e i merli di sommità. La precisa individuazione della provenienza del materiale da costruzione può essere un utile strumento di lettura critica del centro scomparso, le cave hanno prevalentemente operato in definiti periodi storici e questo permette la datazione e l’uso dei materiali stessi. C’è da dire che nel caso di Uggiano l’uso della pietra è alquanto limitato, in quanto questa è poco presente in loco, in questo contesto la pietra assume forme semplici. Da quel poco che oggi è possibile riscontrare in sito, da quanto è maggiormente intuibile dalle fotografie di più di trent’anni or sono, si deve convenire che quanto è stato costruito sulla collinetta di Uggiano ha un suo lessico costruttivo e forme espressive alquanto evolute per la formazione delle maestranze, per gli apparati di cantiere e le tecniche costruttive. Basti pensare alla torre caduta di recente e all’arco a sesto acuto, che denota l’ingresso agli ambienti del castellanus, realizzato con conci di arenaria regolari e perfettamente squadrati. La tipologia decorativa del fregio all’imposta dell’arco con foglie stilizzate e bacche è un recupero dell’architettura normanna ascrivibile tra il XII e XIV secolo, come comprova l’iscrizione sul fianco dell’arco. Si tratta senz’altro di uno dei primi esempi nella nostra regione del cammino concettuale che ha definito questa nuova forma strutturale che è l’arco capace di incanalare flussi di forze sollecitando il materiale solo con sforzi di compressione anche se non uniformi, quegli sforzi più congegnali al materiale e all’intuizione storica e all’interpretazione dell’equilibrio degli antichi. L’arco di Uggiano costituisce da solo un’architettura compiuta e accompagna, per sette secoli, la storia di questo borgo fortificato. L’arco a sesto acuto permette anche agli architetti medievali della Basilicata di esplicitare meglio la loro nuova concezione costruttiva, l’arco, come dicevamo, incanala flussi di forze che tendono a ribaltare verso l’esterno i sostegni, che per resistere alla spinta devono avere un peso notevole. 



domenica 29 aprile 2018

La mia Quinta Pubblicazione







Vi presento, cari amici, la mia 5° Pubblicazione, la prima di una lunga collana che vedrà come protagonisti tutti i monumenti e le ricchezze storiche di Ferrandina, sarà distribuito dalla Feltrinelli e tutti potranno acquistarlo, il suo costo sarà ridotto al minimo per dare modo a tutti di poterlo acquistare ma soprattutto finalmente anche tutti i visitatori avranno la possibilità di informarsi sulla storia antica di ogni monumento ancora prima di raggiungere la città, ma non finisce qui, alcune copie del libro verrà anche donato al rispettivo monumento, per offrire ad ognuno la possibilità di esporlo sul posto e offrirlo come opuscolo per le visite di turisti.
Tutto questo per contribuire all'evento di Matera 2019 e non farsi trovare impreparati alle prossime occasioni di tour organizzati.
Naturalmente faccio fede a chiunque volesse contribuire alla sponsorizzazione del progetto, perchè fino a quando avrò forze economiche per poterlo fare da solo, non mi tirerò sicuramente indietro, sono sicuro che il 2019 anche per noi sarà un momento di gloria e di riscatto, saluti e grazie a tutti per l'attenzione prestata.

Il Contenuto


Questo libro è tratto dall'opera a quattro volumi di Padre Carlo Palestina "FERRANDINA" Vol. 1 "La terra di Oblano" 1995, descrive la storia antica della Chiesa Principale dell'antichissima e storica Città Aragonese, degna provincia della più famosa Città Capitale Europea della Cultura 2019, Matera la Città dei Sassi. Ferrandina, ritenuta una delle Città Lucane più antiche e ricche di monumenti, cimeli e archivi a testimonianza. Lo scopo di questa pubblicazione è proprio quello di divulgazione e informazione delle ricchezze storico/culturali della Città, prese singolarmente e descritte sin nei più piccoli particolari per dare modo a tutti quelli che decideranno di visitare e conoscere la storia antica di questa poco conosciuta Città Lucana.