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I Sassi di Matera

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I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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domenica 3 maggio 2026

 

PALAZZO DE LEONARDIS-PIRRETTI… 

E LA LEGGENDA DI ETTORE

Ubicato in C.so Vittorio Emanuele II, risalente al XIX secolo, a pianta rettangolare e tetto a padiglione, interno con volte a botte lunettate, scala interna aperta a pianta rettangolare, con tre rampe sostenute da volte in mattoni, muratura in pietra e mattoni, pavimenti in pietra piastrellati, portale in pietra con cornici, balconi sorretti da mensole in pietra.

Edificio ottocentesco a due piani, con piano ammezzato intermedio, ricco portale d’ingresso, sorretto da locali sottostanti adibiti a negozi e botteghe, a piate rettangolari allungati, coperti da volte a botte in mattoni a vista lunettate… ma anche in questo palazzo… esiste una leggenda…

Si racconta che il Palazzo De Leonardis-Pirretti, con le sue severe mura in pietra e i suoi balconi sorretti da antiche mensole, non fosse soltanto dimora di famiglie rispettabili, ma anche teatro di una presenza tanto singolare quanto sgradita.

Nella seconda metà dell’Ottocento vi abitò un certo Ettore Malaspina, uomo che amava definirsi “letterato”, ma che in verità non era altro che uno scribacchino di modesta levatura, trascorreva le giornate chino su fogli ingialliti, riempiendoli di versi pomposi e trattati mai richiesti da alcuno, convinto di essere destinato alla gloria.

Ettore pretendeva rispetto da chiunque incontrasse, passeggiava lungo il corso con il petto gonfio e il mento alto, salutando appena, o ignorando del tutto, i commercianti che lavoravano nei locali sottostanti al palazzo, guai a chi non lo chiamasse “dottore” o “maestro”, bastava uno sguardo distratto per scatenare una delle sue interminabili invettive sull’ignoranza altrui.

Eppure, dietro quella facciata arrogante, si nascondeva un uomo solo, incapace di farsi voler bene, i vicini evitavano di incrociarlo sulla scala interna, quella a tre rampe che riecheggiava dei suoi passi secchi e irritati, si dice che spesso, nelle sere d’inverno, lo si sentisse discutere animatamente… ma senza interlocutori.

Una notte, durante un violento temporale, Ettore scomparve, nessuno vide più il suo volto tirato né udì la sua voce acida, nella sua stanza furono trovati solo fogli sparsi, pieni di parole cancellate e frasi incompiute, come se perfino la sua presunta grandezza si fosse dissolta nell’inchiostro.

Da allora, gli abitanti del palazzo giurano che, nelle notti più silenziose, si possano ancora udire passi sulla scala e un borbottio indistinto, qualcuno sostiene di aver visto una figura affacciarsi dai balconi, con aria altezzosa, osservando il mondo sottostante con disprezzo… e se un passante si ferma troppo a lungo davanti al portale, capita talvolta che una voce sussurri, offesa… “Non sapete chi sono io…”, ma nessuno, ormai… lo ricorda davvero…

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