PALAZZO DE LEONARDIS-PIRRETTI…
E LA LEGGENDA DI ETTORE
Ubicato in C.so Vittorio Emanuele II,
risalente al XIX secolo, a pianta rettangolare e tetto a padiglione, interno
con volte a botte lunettate, scala interna aperta a pianta rettangolare, con
tre rampe sostenute da volte in mattoni, muratura in pietra e mattoni, pavimenti
in pietra piastrellati, portale in pietra con cornici, balconi sorretti da
mensole in pietra.
Edificio ottocentesco a due piani, con piano
ammezzato intermedio, ricco portale d’ingresso, sorretto da locali sottostanti
adibiti a negozi e botteghe, a piate rettangolari allungati, coperti da volte a
botte in mattoni a vista lunettate… ma anche in questo palazzo… esiste una
leggenda…
Si racconta che il Palazzo De
Leonardis-Pirretti, con le sue severe mura in pietra e i suoi balconi sorretti
da antiche mensole, non fosse soltanto dimora di famiglie rispettabili, ma
anche teatro di una presenza tanto singolare quanto sgradita.
Nella seconda metà dell’Ottocento vi abitò
un certo Ettore Malaspina, uomo che amava definirsi “letterato”, ma che in
verità non era altro che uno scribacchino di modesta levatura, trascorreva le
giornate chino su fogli ingialliti, riempiendoli di versi pomposi e trattati
mai richiesti da alcuno, convinto di essere destinato alla gloria.
Ettore pretendeva rispetto da chiunque incontrasse,
passeggiava lungo il corso con il petto gonfio e il mento alto, salutando
appena, o ignorando del tutto, i commercianti che lavoravano nei locali
sottostanti al palazzo, guai a chi non lo chiamasse “dottore” o “maestro”,
bastava uno sguardo distratto per scatenare una delle sue interminabili
invettive sull’ignoranza altrui.
Eppure, dietro quella facciata arrogante, si
nascondeva un uomo solo, incapace di farsi voler bene, i vicini evitavano di
incrociarlo sulla scala interna, quella a tre rampe che riecheggiava dei suoi
passi secchi e irritati, si dice che spesso, nelle sere d’inverno, lo si
sentisse discutere animatamente… ma senza interlocutori.
Una notte, durante un violento temporale,
Ettore scomparve, nessuno vide più il suo volto tirato né udì la sua voce
acida, nella sua stanza furono trovati solo fogli sparsi, pieni di parole
cancellate e frasi incompiute, come se perfino la sua presunta grandezza si
fosse dissolta nell’inchiostro.
Da allora, gli abitanti del palazzo giurano
che, nelle notti più silenziose, si possano ancora udire passi sulla scala e un
borbottio indistinto, qualcuno sostiene di aver visto una figura affacciarsi
dai balconi, con aria altezzosa, osservando il mondo sottostante con disprezzo…
e se un passante si ferma troppo a lungo davanti al portale, capita talvolta
che una voce sussurri, offesa… “Non sapete chi sono io…”, ma nessuno, ormai… lo
ricorda davvero…
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