PALAZZO NOBILIARE
FAM. BITONTO
E LA LEGGENDA DELLA
STREGA MALEFICA
Ubicato in Via Vittorio Veneto, risale al XIX secolo, a
pianta rettangolare, terrazzi piani e tetti doppia falda, scalinata esterna,
muratura in pietra e mattoni intonacata, balconi ad arco con modanatura alle
finestre.
Palazzotto ottocentesco a due piani, caratterizzati l’uno da
balconi incassati ad arco, e l’altro da finestre e portale con modanature e da
rampe di scale con struttura ad arco.
Questo Palazzotto nobiliare vanta una singolare leggenda,
riportata qui di seguito…
Nel cuore della Cittadella, quando il Palazzo dei Bitonto
ancora dominava silenzioso Via Vittorio Veneto, si raccontava di una presenza
oscura che abitava i locali sottostanti, anticamente adibiti a stalla e deposito,
con botole di accesso a sotterranei bui e umidi.
Si diceva che, molti anni prima, in quei sotterranei umidi e
scavati nella pietra, una donna conosciuta solo come… “La Nera” praticasse
magia nera, nessuno ricordava il suo vero nome, i pochi che avevano osato
descriverla parlavano di occhi come carbone spento e mani sempre macchiate,
come se la terra stessa le si aggrappasse addosso.
Era una strega, e non di quelle che si limitano a sussurrare
maledizioni al vento, la sua presenza portava disgrazia tangibile, raccolti che
marcivano prima del tempo, animali che nascevano deformi, bambini colpiti da
febbri inspiegabili.
Accanto a lei viveva suo marito, un contadino rozzo e
analfabeta, chiamato Pietro, era un uomo smagrito e curvo, con mani lucide e
curate, non era molto predisposto al lavoro, e uno sguardo sempre perso, come
se non comprendesse appieno il male che lo circondava, alcuni dicevano fosse
complice, altri, solo uno strumento manipolabile nelle mani della moglie, ma
una cosa era certa… insieme, non avevano mai portato nulla di buono.
Ogni notte, dai sotterranei dei locali sotto il palazzo, si
levavano rumori strani, raschiamenti, sussurri, a volte urla soffocate, e chi
passava troppo vicino giurava di sentire il terreno vibrare, come se qualcosa
sotto cercasse di emergere.
Per anni, gli abitanti della Cittadella sopportarono
pazientemente, ma quando una stagione intera di raccolti andò perduta e una
strana malattia iniziò a diffondersi tra la gente, la paura si trasformò in
rabbia.
Una notte senza luna, armati di torce e forconi, gli
abitanti si radunarono davanti al palazzo, non bussarono alla porta principale,
conoscevano la verità, il male non stava sopra, ma nei locali sotto… sfondarono
l’ingresso e si calarono nei sotterranei… lì trovarono La Nera intenta in un
rituale, circondata da simboli tracciati con terra e sangue, Pietro era accanto
a lei, tremante, come un animale in gabbia, non ci fu processo, né parole… solo
giustizia feroce…
Si racconta che li trascinarono fuori, ma non li portarono
lontano, la punizione doveva essere esemplare, scavarono una fossa proprio
sotto le fondamenta del palazzo e li seppellirono vivi, insieme, condannandoli
a restare per sempre nel luogo da cui avevano diffuso il male… ma la storia non
finisce lì… da allora, nelle notti più fredde, chi passa vicino al palazzo
giura di sentire ancora dei colpi sordi provenire dal sottosuolo, e c’è chi
dice che, nelle crepe più antiche dei muri, si intraveda qualcosa muoversi…
come dita di terra che cercano ancora di uscire… qualcuno, abbassando la voce e
sussurra… forse non sono mai davvero morti…
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