IL FUTURO BRILLANTE DI DUE SORELLE
DAL PASSATO MODESTO
In via Francesco Nullo a Ferrandina, nel caratteristico
rione “Purgatorio”, dove le case disposte a schiera sembrano incollate l’una
all’altra, sui due lati di una interminabile viuzza che scorre a mo’ di
montagne russe, attraversarla tutta sembra di cavalcare onde di un oceano
d’asfalto.
La via è dedicata al noto patriota Garibaldino, uno dei
mille, protagonista di tante battaglie, perito all’età di 37 anni in Polonia,
dove era riverito e rispettato da tutti.
All’inizio di detta via, esiste una modesta casa grotta, con
solaio a botte, interamente fatto di mattoni antichissimi, un tempo sicuramente
utilizzata come cantina o stalla per cavalli di famiglia nobile, ed è proprio
qui che ha vissuto, nel XIX secolo, una modesta famiglia di modesti lavoratori
dei campi.
Lui ex guardia reale ritiratosi a vita privata, stanco di
combattimenti sanguinari, per curare i propri raccolti, lei dama di compagnia
di nobildonne di alto lignaggio, genitori di due splendide bimbe dalla folta
capigliatura riccia corvina e dai lineamenti gentili e piacevoli, di una
simpatia disarmante, tanto da non passare inosservate ovunque andavano, ma
ignare del futuro roseo e brillante che le attendeva…
Le due sorelle, che tutti nel rione chiamavano
affettuosamente Rita e Lella, crebbero tra il profumo acre della terra lavorata
e il tepore della piccola casa grotta, dove l’inverno sembrava meno rigido
grazie al respiro caldo delle pietre antiche, nonostante la modestia delle loro
condizioni, vi era in loro una grazia naturale che pareva ereditata da un
destino più grande di quanto chiunque potesse immaginare.
Il padre, uomo di poche parole ma di grande dignità, insegnò
loro il valore della disciplina e dell’onore, la madre, invece, trasmise
un’eleganza discreta, fatta di piccoli gesti e modi gentili che avevano appreso
nei salotti nobiliari, così, tra un giorno nei campi e una sera illuminata da
una tremolante lucerna, le due ragazze crebbero coltivando sogni silenziosi.
Un’estate, durante la festa patronale, giunsero in paese
alcuni ospiti illustri, una famiglia nobile in viaggio verso le loro proprietà,
tra loro vi era la marchesa Eleonora, donna colta e attenta, che rimase colpita
dall’educazione e dalla naturale raffinatezza delle due sorelle, bastarono
pochi scambi di parole perché intravedesse in loro qualcosa di raro.
Fu così che, con il consenso dei genitori e non senza
qualche timore, Rita e Lella lasciarono per la prima volta Ferrandina per
trasferirsi al seguito della marchesa, il mondo che si aprì davanti ai loro
occhi era fatto di sale affrescate, giardini profumati e conversazioni colte,
ma ciò che più stupiva era come, nonostante tutto, esse riuscissero a rimanere
fedeli a sé stesse.
Lella, la minore, mostrò subito un talento naturale per la
musica, il suo canto, limpido e profondo, incantava chiunque l’ascoltasse,
Rita, invece, si distinse per la sua intelligenza vivace e la capacità di
intrattenere con spirito e grazia, ben presto, entrambe divennero presenze
amate e rispettate.
Il destino, tuttavia, aveva in serbo sorprese ancora più
grandi per loro…
Durante un ricevimento d’autunno nel maestoso castello di
Obelanum, Lella fu invitata a cantare davanti a una platea scelta, tra gli
ospiti vi era il giovane Conte Giacomo, della corte del Castello del
Malconsiglio, uomo di spirito nobile e animo sensibile, fu un incontro di
sguardi prima ancora che di parole, egli rimase profondamente colpito dalla
dolcezza e dalla forza che trasparivano dalla voce dell’adorabile cantante.
Rita, nel frattempo, attirò l’attenzione del Marchese
parente del Conte, Gianfelice, noto per la sua mente brillante e il carattere
curioso, tra discussioni su libri, cavalli e viaggi, nacque tra loro un’intesa
fatta di rispetto e ammirazione reciproca.
I mesi passarono, e ciò che era iniziato come un incontro
fortuito si trasformò in qualcosa di più profondo, le due sorelle, partite da
una viuzza che sembrava non finire mai, si trovarono improvvisamente al centro
di un destino che pareva scritto tra le stelle.
E così giunse il giorno tanto atteso…
Nella più bella sala reale del castello di Obelanum, tra
arazzi dorati e lampadari scintillanti, si celebrarono le nozze, Rita, vestita
di seta color avorio, avanzava con passo lieve accanto al Marchese Gianfelice,
Lella, radiosa in un abito color perla, stringeva il braccio del Conte Giacomo
con un sorriso colmo di vita.
Gli invitati, provenienti da ogni dove, mormoravano stupiti,
nessuno avrebbe mai immaginato che due ragazze di umili origini potessero
portare tanta luce e nobiltà d’animo in un luogo così solenne… eppure, nel
silenzio di quel momento, mentre le promesse venivano sussurrate, sembrava
chiaro a tutti che non era stata la fortuna a guidarle fin lì, ma qualcosa di
più profondo… la gentilezza… la dignità e quel misterioso filo invisibile che
unisce i sogni al coraggio, e nelle notti successive, quando il vento
accarezzava le torri del castello, qualcuno giurava di sentire, tra le sue
note, l’eco lontano di una viuzza ondulata, dove tutto ebbe inizio…
Nessun commento:
Posta un commento