PALAZZO GENTILIZIO TRASFORMATO IN EX STAZIONE DI POSTA
SCENARIO DI UN AMORE IMPOSSIBILE
Il complesso architettonico ubicato in agro di Ferrandina,
ha la struttura tipica del Palazzo ottocentesco, esso si sviluppa su due piani,
con tetto a padiglione in coppi e ripete nella composizione di facciata un
esempio abbastanza interessante dell’architettura di quel periodo. Il prospetto
principale è caratterizzato da una triplice serie di archi, elemento dominante
di entrambi i piani, inquadrati da paraste inferiormente lisce e superiormente
scanalate, le quali scandiscono ritmicamente la successione degli archi. Il
motivo architettonico descritto, individua uno spazio porticato al piano terra
ed uno superiore destinato a terrazza su cui prospettano gli ambienti più
rappresentativi. Le finestre, indifferentemente, presentano delle eleganti
cornici in stucco. Un motivo interessante è costituito dalle paraste di angolo
che sagomate in maniera molto originale evidenziano gli spigoli dell’edificio.
Una ricca trabeazione continua, particolarmente visibile sul prospetto
principale, ripete elementi classicheggianti quali metope e triglifi,
evidenziati in corrispondenza delle paraste. Dal portico, attraverso un portale
ben tessito che reca sul concio di chiave la scritta A.D. 1855, si accede al
cortile interno, sui cui lati si aprono quattro archi (il lato destro si
presenta continuo in quanto le aperture sono state chiuse), mentre di fronte si
apre un grosso arco che inquadra il pianerottolo intermedio. In corrispondenza
dell’androne d’ingresso vi è una scala di pregevole disegno, che conduce al
piano superiore. Da ricordare gli ambienti interni con pavimenti in cotto,
grosse volte a botte al piano terra e a crociera in quello superiore. La
costruzione inoltre denuncia nelle sue modalità costruttive elementi
tradizionali locali quali l’uso incondizionato del mattone per ogni esigenza
tecnologica e stilistica (camini, cornici e cornicioni, elementi strutturali
quali: paraste, volte ecc.).
Detto palazzo, per le sue decorazioni e struttura muraria,
dimostra in modo evidente, che nella metà dell’ottocento (1855), era un Palazzo
Gentilizio di campagna, sia per la sua struttura abitativa superiore, che di
quella inferiore, trattasi quest’ultima di locali adibiti a stalle e depositi
agricoli, e proprio per dette caratteristiche è oggetto di leggende misteriose
tipo quella che segue…
Nelle campagne silenziose attorno al Palazzo ex Stazione di Posta,
quando ancora le carrozze sostavano sotto gli archi e l’odore del fieno si
mescolava a quello della terra bagnata, si raccontava una storia che nessuno
osava dire ad alta voce dopo il tramonto.
Si dice che, poco dopo la costruzione del palazzo nel 1855,
vi abitasse una giovane donna, Filomena, figlia del proprietario, bella, colta,
ma prigioniera di quelle stanze eleganti affacciate sulla terrazza, al piano
inferiore, tra le stalle e i depositi, lavorava invece Michele, un contadino
forte e silenzioso, con le mani segnate dal lavoro e lo sguardo limpido come il
cielo d’estate.
I due si incontrarono per la prima volta nel cortile
interno, sotto il grande arco che incorniciava la scalinata, lei era scesa di
nascosto, incuriosita da quel mondo che le era proibito, lui stava portando
sacchi di grano in deposito, bastò uno sguardo, uno soltanto, perché qualcosa
cambiasse per sempre.
Da quel giorno, iniziarono a vedersi di nascosto, si
incontravano al tramonto, quando le ombre del porticato si allungavano e
nessuno faceva caso a una figura in più tra gli archi, parlavano poco, ma
bastava, Michele le raccontava della terra, dei raccolti, delle stagioni, Filomena
gli parlava di sogni che non avrebbe mai potuto vivere… l’amore tra loro crebbe
come il grano selvatico, forte, inevitabile… e destinato a essere falciato.
Il padre di Filomena, uomo severo e legato all’onore, scoprì
tutto, per lui, quell’amore era un affronto insopportabile, una figlia nobile
non poteva legarsi a un semplice contadino, Michele fu cacciato via dal palazzo
con violenza, e gli venne proibito di tornare, ma l’amore non obbedisce agli
ordini…
Una notte d’estate, sotto un cielo senza luna, Michele tornò,
Filomena lo attendeva nel cortile, tremante ma decisa, volevano fuggire
insieme, lasciare quelle mura, quella terra che li aveva uniti ma anche
condannati… ma non arrivarono mai oltre il portale…
Si racconta che il padre, avvisato da un servo, li colse di
sorpresa proprio sotto l’arco d’ingresso, ne seguì uno scontro violento,
Michele, disarmato, cercò solo di proteggere Filomena, ma la rabbia ebbe la
meglio… un colpo, poi un altro… e Michele cadde sul pavimento, macchiandolo di
rosso col suo sangue, Filomena gridò, si
gettò su di lui… e, secondo la leggenda, si tolse la vita lì accanto, incapace
di vivere senza di lui.
Da allora, nelle notti di vento, qualcuno giura di sentire
passi sotto il porticato, come di due amanti che cercano ancora una via di fuga,
mentre altri raccontano di una figura femminile sulla terrazza, immobile, che
guarda verso i campi…
E tra le stalle… quando l’aria è ferma e la terra profuma di
grano maturo… c’è chi dice di udire un sussurro… un amore che la terra non ha
mai voluto restituire.
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