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I Sassi di Matera

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I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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domenica 24 maggio 2026

 

PALAZZO GENTILIZIO TRASFORMATO IN EX STAZIONE DI POSTA

SCENARIO DI UN AMORE IMPOSSIBILE

Il complesso architettonico ubicato in agro di Ferrandina, ha la struttura tipica del Palazzo ottocentesco, esso si sviluppa su due piani, con tetto a padiglione in coppi e ripete nella composizione di facciata un esempio abbastanza interessante dell’architettura di quel periodo. Il prospetto principale è caratterizzato da una triplice serie di archi, elemento dominante di entrambi i piani, inquadrati da paraste inferiormente lisce e superiormente scanalate, le quali scandiscono ritmicamente la successione degli archi. Il motivo architettonico descritto, individua uno spazio porticato al piano terra ed uno superiore destinato a terrazza su cui prospettano gli ambienti più rappresentativi. Le finestre, indifferentemente, presentano delle eleganti cornici in stucco. Un motivo interessante è costituito dalle paraste di angolo che sagomate in maniera molto originale evidenziano gli spigoli dell’edificio. Una ricca trabeazione continua, particolarmente visibile sul prospetto principale, ripete elementi classicheggianti quali metope e triglifi, evidenziati in corrispondenza delle paraste. Dal portico, attraverso un portale ben tessito che reca sul concio di chiave la scritta A.D. 1855, si accede al cortile interno, sui cui lati si aprono quattro archi (il lato destro si presenta continuo in quanto le aperture sono state chiuse), mentre di fronte si apre un grosso arco che inquadra il pianerottolo intermedio. In corrispondenza dell’androne d’ingresso vi è una scala di pregevole disegno, che conduce al piano superiore. Da ricordare gli ambienti interni con pavimenti in cotto, grosse volte a botte al piano terra e a crociera in quello superiore. La costruzione inoltre denuncia nelle sue modalità costruttive elementi tradizionali locali quali l’uso incondizionato del mattone per ogni esigenza tecnologica e stilistica (camini, cornici e cornicioni, elementi strutturali quali: paraste, volte ecc.).

Detto palazzo, per le sue decorazioni e struttura muraria, dimostra in modo evidente, che nella metà dell’ottocento (1855), era un Palazzo Gentilizio di campagna, sia per la sua struttura abitativa superiore, che di quella inferiore, trattasi quest’ultima di locali adibiti a stalle e depositi agricoli, e proprio per dette caratteristiche è oggetto di leggende misteriose tipo quella che segue…

Nelle campagne silenziose attorno al Palazzo ex Stazione di Posta, quando ancora le carrozze sostavano sotto gli archi e l’odore del fieno si mescolava a quello della terra bagnata, si raccontava una storia che nessuno osava dire ad alta voce dopo il tramonto.

Si dice che, poco dopo la costruzione del palazzo nel 1855, vi abitasse una giovane donna, Filomena, figlia del proprietario, bella, colta, ma prigioniera di quelle stanze eleganti affacciate sulla terrazza, al piano inferiore, tra le stalle e i depositi, lavorava invece Michele, un contadino forte e silenzioso, con le mani segnate dal lavoro e lo sguardo limpido come il cielo d’estate.

I due si incontrarono per la prima volta nel cortile interno, sotto il grande arco che incorniciava la scalinata, lei era scesa di nascosto, incuriosita da quel mondo che le era proibito, lui stava portando sacchi di grano in deposito, bastò uno sguardo, uno soltanto, perché qualcosa cambiasse per sempre.

Da quel giorno, iniziarono a vedersi di nascosto, si incontravano al tramonto, quando le ombre del porticato si allungavano e nessuno faceva caso a una figura in più tra gli archi, parlavano poco, ma bastava, Michele le raccontava della terra, dei raccolti, delle stagioni, Filomena gli parlava di sogni che non avrebbe mai potuto vivere… l’amore tra loro crebbe come il grano selvatico, forte, inevitabile… e destinato a essere falciato.

Il padre di Filomena, uomo severo e legato all’onore, scoprì tutto, per lui, quell’amore era un affronto insopportabile, una figlia nobile non poteva legarsi a un semplice contadino, Michele fu cacciato via dal palazzo con violenza, e gli venne proibito di tornare, ma l’amore non obbedisce agli ordini…

Una notte d’estate, sotto un cielo senza luna, Michele tornò, Filomena lo attendeva nel cortile, tremante ma decisa, volevano fuggire insieme, lasciare quelle mura, quella terra che li aveva uniti ma anche condannati… ma non arrivarono mai oltre il portale…

Si racconta che il padre, avvisato da un servo, li colse di sorpresa proprio sotto l’arco d’ingresso, ne seguì uno scontro violento, Michele, disarmato, cercò solo di proteggere Filomena, ma la rabbia ebbe la meglio… un colpo, poi un altro… e Michele cadde sul pavimento, macchiandolo di rosso col suo sangue, Filomena  gridò, si gettò su di lui… e, secondo la leggenda, si tolse la vita lì accanto, incapace di vivere senza di lui.

Da allora, nelle notti di vento, qualcuno giura di sentire passi sotto il porticato, come di due amanti che cercano ancora una via di fuga, mentre altri raccontano di una figura femminile sulla terrazza, immobile, che guarda verso i campi…

E tra le stalle… quando l’aria è ferma e la terra profuma di grano maturo… c’è chi dice di udire un sussurro… un amore che la terra non ha mai voluto restituire.

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