LA LEGGENDA DEL TRICOLORE
Si racconta che, negli anni turbolenti del Risorgimento,
quando il Regno delle Due Sicilie stava crollando e le idee di libertà
arrivavano anche nei paesi della Basilicata, a Ferrandina vivesse un giovane
contadino di nome Michele, noto per il suo amore per la giustizia e per
l’Italia che ancora non esisteva.
Di notte, Michele si riuniva in segreto con altri
ferrandinesi nelle grotte lungo il Basento. Lì ascoltavano le storie di
Garibaldi e dei moti liberali, portate da viandanti e soldati sbandati. Una
donna del paese, Rosa la filatrice, cucì in segreto un piccolo tricolore,
usando pezzi di stoffa trovati qua e là: il verde di un grembiule, il bianco di
un lenzuolo, il rosso di un fazzoletto.
La leggenda narra che, nella notte in cui giunse la notizia
della caduta di Napoli, Michele salì sul punto più alto del paese e legò il
tricolore alla Torre di avvistamento del Convento delle Clarisse, (oggi
Convento di Santa Chiara), nel rione “La Cittadella”. All’alba, quando i soldati
borbonici la videro sventolare, il vento improvvisamente si alzò così forte da
rendere impossibile raggiungerla. Spaventati, interpretarono l’evento come un
segno del destino e lasciarono il paese senza combattere.
Michele scomparve poco dopo. Alcuni dicono che si unì ai
garibaldini, altri che fu vittima del brigantaggio. Ma ancora oggi, secondo la
leggenda, nelle notti ventose di marzo, chi passa vicino al vecchio centro
storico di Ferrandina può sentire il rumore di una bandiera che sbatte al
vento, anche se sulla torre non c’è più nulla, ma tutti sanno che è il
tricolore della libertà, che continua a vegliare sul paese, rievocando la
memoria del suo patriota “Michele”… pace all’anima sua.
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