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I Sassi di Matera

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I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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sabato 2 maggio 2026

 

IL CASTELLO/FORTEZZA DI UGGIANO… 

LA VECCHIA FERRANDINA

STORIA DI VITA URBANA

Il Castello di Uggiano o Obelano o Obelanum o Oblano, (la vecchia Ferrandina) non era solo un semplice Castello, bensì una fortezza a difesa di tutto il sud Italia dell’epoca, e oltre ad aver ospitato Re e Regina, aveva nella sua corte un esercito di guerrieri e cavalieri, oltre a nobili di ogni rango, servitù e saltimbanchi, mentre nel suo “Castrum”, all’interno della fortezza, e tutto intorno, case per civili abitazioni, con artigiani e commercianti per i fabbisogni di una intera comunità.

Nel grande piazzale del Castello di Uggiano, quando il sole si alzava dietro le mura possenti e accendeva di oro le pietre antiche, la giornata iniziava ben prima che i nobili si destassero.

Il primo suono era quello del ferro battuto, era mastro Ruggiero, il fabbro, già al lavoro nella sua bottega aperta sul lato orientale del piazzale, le scintille saltavano come lucciole mentre forgiava ferri di cavallo e lame per i cavalieri, poco distante, una donna stendeva panni su una corda tesa tra due colonne, mentre il profumo del pane appena sfornato si diffondeva dalla piccola casa di pietra di Agnese, la fornaia.

I bambini erano i veri padroni del piazzale a quell’ora, correvano scalzi, rincorrendosi tra i secchi d’acqua e le ceste di ortaggi appena portati dentro le mura dai contadini, uno di loro, Pietro, si fermava sempre a guardare i soldati allenarsi, lo affascinavano le armature lucenti e il ritmo cadenzato delle spade che si incrociavano.

Al centro del piazzale, vicino al pozzo, si radunavano i mercanti, tessuti colorati provenienti da terre lontane venivano srotolati su tavole di legno, mentre spezie e erbe riempivano l’aria di odori intensi, le voci si intrecciavano, contrattazioni, risate, richiami, un vecchio suonatore ambulante pizzicava una cetra, accompagnato da un giovane saltimbanco che attirava l’attenzione con capriole e numeri improvvisati.

Verso mezzogiorno, il ritmo cambiava, le guardie si disponevano lungo i camminamenti delle torri di avvistamento, e un leggero silenzio scendeva quando dal portone principale entrava un corteo, un cavaliere di ritorno, forse, o un messaggero, gli sguardi si sollevavano, curiosi ma rispettosi, il castello non era solo casa… era potere, difesa, ordine…

Dalle finestre alte, ornate di drappi, si intravedevano figure eleganti, la corte osservava, distante ma presente, eppure, anche lì sopra, tra nobili e dame, giungevano gli echi della vita del piazzale, il rumore del martello, le risate dei bambini, il canto lontano del menestrello.

Nel pomeriggio, il sole batteva forte sulle pietre e le attività rallentavano, alcuni si ritiravano all’ombra, altri continuavano il lavoro con lentezza, le donne si fermavano a parlare, scambiando notizie e piccoli segreti, i soldati, finito l’addestramento, si mescolavano alla gente, togliendosi l’elmo, diventando uomini tra uomini.

E poi arrivava la sera…

Le torce venivano accese lungo le mura, e il piazzale si trasformava, le fiamme danzanti illuminavano volti stanchi ma sereni, qualcuno raccontava storie, qualcun altro cantava. I bambini, ormai assonnati, si stringevano alle madri, il profumo della minestra calda si diffondeva nell’aria, e sopra tutto, imponente e silenzioso, il Castello di Uggiano vegliava…

Non era solo pietra e difesa… era vita… era un cuore pulsante… fatto di voci, mani, sogni e fatiche, una piccola città racchiusa tra mura difensive, dove ogni giorno si intrecciavano destini diversi, ma uniti dallo stesso spazio, dalla stessa terra… dalla stessa storia…

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