IL CASTELLO/FORTEZZA DI UGGIANO…
LA VECCHIA FERRANDINA
STORIA DI VITA URBANA
Il Castello di Uggiano o Obelano o Obelanum o Oblano, (la
vecchia Ferrandina) non era solo un semplice Castello, bensì una fortezza a
difesa di tutto il sud Italia dell’epoca, e oltre ad aver ospitato Re e Regina,
aveva nella sua corte un esercito di guerrieri e cavalieri, oltre a nobili di
ogni rango, servitù e saltimbanchi, mentre nel suo “Castrum”, all’interno della
fortezza, e tutto intorno, case per civili abitazioni, con artigiani e
commercianti per i fabbisogni di una intera comunità.
Nel grande piazzale del Castello di Uggiano, quando il sole
si alzava dietro le mura possenti e accendeva di oro le pietre antiche, la
giornata iniziava ben prima che i nobili si destassero.
Il primo suono era quello del ferro battuto, era mastro
Ruggiero, il fabbro, già al lavoro nella sua bottega aperta sul lato orientale
del piazzale, le scintille saltavano come lucciole mentre forgiava ferri di
cavallo e lame per i cavalieri, poco distante, una donna stendeva panni su una
corda tesa tra due colonne, mentre il profumo del pane appena sfornato si
diffondeva dalla piccola casa di pietra di Agnese, la fornaia.
I bambini erano i veri padroni del piazzale a quell’ora, correvano
scalzi, rincorrendosi tra i secchi d’acqua e le ceste di ortaggi appena portati
dentro le mura dai contadini, uno di loro, Pietro, si fermava sempre a guardare
i soldati allenarsi, lo affascinavano le armature lucenti e il ritmo cadenzato
delle spade che si incrociavano.
Al centro del piazzale, vicino al pozzo, si radunavano i
mercanti, tessuti colorati provenienti da terre lontane venivano srotolati su
tavole di legno, mentre spezie e erbe riempivano l’aria di odori intensi, le
voci si intrecciavano, contrattazioni, risate, richiami, un vecchio suonatore
ambulante pizzicava una cetra, accompagnato da un giovane saltimbanco che
attirava l’attenzione con capriole e numeri improvvisati.
Verso mezzogiorno, il ritmo cambiava, le guardie si
disponevano lungo i camminamenti delle torri di avvistamento, e un leggero
silenzio scendeva quando dal portone principale entrava un corteo, un cavaliere
di ritorno, forse, o un messaggero, gli sguardi si sollevavano, curiosi ma
rispettosi, il castello non era solo casa… era potere, difesa, ordine…
Dalle finestre alte, ornate di drappi, si intravedevano
figure eleganti, la corte osservava, distante ma presente, eppure, anche lì
sopra, tra nobili e dame, giungevano gli echi della vita del piazzale, il
rumore del martello, le risate dei bambini, il canto lontano del menestrello.
Nel pomeriggio, il sole batteva forte sulle pietre e le
attività rallentavano, alcuni si ritiravano all’ombra, altri continuavano il
lavoro con lentezza, le donne si fermavano a parlare, scambiando notizie e
piccoli segreti, i soldati, finito l’addestramento, si mescolavano alla gente,
togliendosi l’elmo, diventando uomini tra uomini.
E poi arrivava la sera…
Le torce venivano accese lungo le mura, e il piazzale si
trasformava, le fiamme danzanti illuminavano volti stanchi ma sereni, qualcuno
raccontava storie, qualcun altro cantava. I bambini, ormai assonnati, si
stringevano alle madri, il profumo della minestra calda si diffondeva nell’aria,
e sopra tutto, imponente e silenzioso, il Castello di Uggiano vegliava…
Non era solo pietra e difesa… era vita… era un cuore pulsante…
fatto di voci, mani, sogni e fatiche, una piccola città racchiusa tra mura
difensive, dove ogni giorno si intrecciavano destini diversi, ma uniti dallo stesso
spazio, dalla stessa terra… dalla stessa storia…
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