LA PROTESTA DEI CONTADINI
CONTRO I LATIFONDISTI FASCISTI
il 2 agosto del 1945
a Ferrandina i contadini diedero vita ad una sommossa, per chiedere
l'allontanamento dei latifondisti
fascisti e l'assegnazione delle terre incolte. Nel corso dei tumulti venne
assassinato Vincenzo Caputi, ritenuto il mandante dell'uccisione del sindaco e
consigliere provinciale socialista Nicola Montefinese.
Vincenzo Caputi fu podestà di Ferrandina dal 29 gennaio1944
al 16 giugno 1944
*Della morte di Nicola Montefinese “Il Giornale di
Basilicata” di tendenza governativa e il Presidente La Carpia diedero versioni
diverse.
“Il Giornale di Basilicata” scriveva: “la tragica morte del
sindaco di Ferrandina mentre vuol tirare sulla folla, rimane ucciso dal
moschetto”.
Il presidente La Carpia nella prima riunione del consiglio
comunale del 2 marzo 1921 diede, invece, la seguente versione dei fatti: “una
grave sciagura toccava il nostro sindaco Montefinese Nicola, che lasciava la
vita vittima della sua stessa arma, impugnata per legittima difesa, egli
rientrava da passeggio, in compagnia dell’avv. Alessandro Bruni e del sig.
Cucca Carmine, e tutti salivano sul Municipio, mentre in piazza si radunava
gente che emetteva grida ostili all’indirizzo dell’avv. Bruni. la folla si
ingrassava e minacciava di invadere il municipio, cosa che avvenne dopo. I tre
malcapitati si ripararono nel gabinetto sindacale, il sindaco nel maneggio
delle armi scivolava e cadeva riverso col moschetto che lo colpiva al costato
destro e lo uccideva”.
Il 1° agosto 1945, nella sede del partito comunista, fu
organizzata una riunione per preparare una sommossa che sarebbe dovuta
scoppiare il giorno successivo. Nel mirino vi erano Vincenzo Caputi e tutte le
persone che avevano gestito il potere negli anni del fascismo.
La mattina del 2 agosto 1945 picchetti di agitatori
bloccarono tutte le uscite di Ferrandina, non permettendo ai contadini di
andare a lavorare nei campi. Vincenzo Caputi, in tale clima, si barricò nella
sua casa, dove fu circondato. Tentò di scappare dall’uscita di via Olmi, ma fu
preso e mentre salivano alla piazza venne sparato vicino alla porta della
chiesa Madre al lato di via Venita.
L'ordine fu ristabilito con l'invio, da parte del governo
provvisorio di unità antifascista, di 100 carabinieri da Napoli, 250 alpini
della divisione Garibaldi e l'arrivo a Ferrandina, il 4 agosto, del ministro
Scelba.
Questa invece è la
versione di chi partecipò attivamente a queste vicende, si chiamava Rocco… un
povero contadino senza pane per sfamare la propria famiglia…
Nell’estate del 1945, a Ferrandina l’aria sapeva di polvere
e di attesa, la guerra era finita da pochi mesi, ma per i contadini nulla era
cambiato davvero, la terra restava nelle mani di pochi, e le mani dei molti
continuavano a sanguinare.
C’era chi si alzava prima dell’alba, come Rocco, che ogni
mattina legava le scarpe consumate con uno spago e lasciava un pezzo di pane
duro ai figli ancora addormentati… “Mangiate piano”, diceva sempre alla moglie,
“così vi sembra di più”.
E c’era Maria, che aveva perso due fratelli al fronte e ora
cuciva abiti rattoppati per i vicini, in cambio di un pugno di farina, e la
sera, seduti fuori dalle case fatte di pietre, si raccontavano che presto
qualcosa sarebbe cambiato… non sapevano come… ma lo sentivano.
Il 1° agosto, nella sede del partito comunista, si riunirono
uomini stanchi ma decisi, non erano rivoluzionari di professione, ma padri,
figli, braccianti, parlavano sottovoce, ma nei loro occhi c’era un fuoco
antico… la terra doveva essere di chi la lavorava.
La mattina del 2 agosto, Ferrandina si svegliò diversa, le
strade erano presidiate, i campi irraggiungibili, nessuno andò a lavorare, per
la prima volta, i contadini si fermarono, non per riposare, ma per farsi
sentire,
Il nome che correva di bocca in bocca era quello di Vincenzo
Caputi, per molti, rappresentava un passato che non volevano più sopportare,
nelle case, le donne stringevano i rosari, mentre gli uomini si univano alla
folla.
Caputi, chiuso nella sua casa, sentiva il rumore crescere
come un temporale, provò a fuggire, uscì da una via secondaria, sperando di
passare inosservato, ma la folla lo riconobbe… fu un attimo… un colpo… un
grido.
Vicino alla chiesa madre, tra pietre antiche e passi
concitati, la vita di un uomo si spense, mentre attorno la rabbia continuava a
bruciare, ma la sommossa non portò la pace, arrivarono i carabinieri, gli
alpini, e con loro il gelo dell’ordine ristabilito, le strade si svuotarono, i
canti si spensero, e le porte si richiusero piano, come dopo un lutto.
Rocco tornò a casa quella sera con le mani vuote, i figli
gli corsero incontro, ma lui non parlò, si sedette e guardò il pane rimasto sul
tavolo, Maria, invece, smise di cucire per qualche giorno, diceva che l’ago le
tremava troppo.
Qualcuno sussurrava che era stato inutile, altri dicevano
che era stato necessario, ma la verità, quella che restò, era negli occhi dei
contadini… avevano alzato la testa, per un giorno almeno, e anche se la terra
non era ancora loro, avevano capito che il silenzio non sarebbe più bastato.
Eppure, quella sera, Ferrandina pianse… pianse non solo per
i morti, ma per la speranza spezzata a metà, come un pane diviso troppo presto…
quando la fame è ancora tutta lì…
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