SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZO INVERNO
C’è un momento, dopo ogni tempesta, in cui il silenzio non è
vuoto ma colmo, è il respiro che torna regolare, il battito che si riallinea al
tempo delle cose, l’inverno, con la sua durezza, sembra il custode ideale di
questo passaggio, non promette fioriture immediate, ma verità nude.
La tempesta non chiede permesso, arriva, scuote, confonde, e
porta con sé domande scomode, paure che credevamo sopite, certezze che si
sgretolano come rami secchi sotto il vento, eppure, quando tutto sembra
perduto, accade qualcosa di impercettibile, il cielo si apre, non di colpo, non
con clamore, ma con una luce timida che filtra tra le nuvole stanche.
Il sereno dopo la tempesta non è euforia, è consapevolezza, è
guardarsi intorno e riconoscere ciò che è rimasto, ciò che ha resistito, è
scoprire che anche il freddo può essere limpido, che la notte può custodire
sogni anziché paure, in mezzo all’inverno, quando la terra sembra dormire,
nasce una quiete nuova, più profonda, più onesta.
Questo sogno di una notte di mezzo inverno non parla di
fughe, ma di ritorni, al centro di sé, alle cose essenziali, alla forza
silenziosa che ci permette di ricominciare, perché ogni tempesta lascia dietro
di sé un cielo diverso, e sta a noi imparare a riconoscerlo.
E forse è proprio questo il dono, capire che il sereno non
cancella ciò che è stato, ma lo trasforma in spazio, in luce, in possibilità.
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