LA VEGLIA DELLE CLARISSE DI FERRANDINA
Quando il convento di Santa Chiara chiuse le sue porte e le
suore furono costrette ad andarsene, Ferrandina non dormì più allo stesso modo.
Si dice che la prima notte, dopo la soppressione, nessuno
osò passare davanti al grande portone, il vento entrava dal chiostro e usciva
gemendo dalle finestre alte, come un respiro trattenuto troppo a lungo, un uomo
del paese, tornato tardi dai campi, giurò di aver visto una luce muoversi
lentamente sotto i portici, non come una fiamma, ma come un lume portato da
mani invisibili, la luce si fermò davanti alla chiesa, tremò, poi sparì.
Da quella notte, ogni vigilia di Santa Chiara, accadeva
qualcosa, le porte restavano chiuse, eppure si udivano passi leggeri, ordinati,
come di sandali sul pavimento… non correvano… non strisciavano, camminavano in
silenzio, come durante una processione.
Chi abitava vicino raccontava che, allo scoccare della
mezzanotte, le campane suonavano una sola volta, lente, profonde, anche quando
il campanile era vuoto, subito dopo, il convento sembrava illuminarsi
dall’interno, come se qualcuno avesse acceso tutte le candele rimaste.
Un anziano muratore, che aveva lavorato lì da giovane, disse
una cosa che nessuno dimenticò mai… “Le Clarisse nun se ne so’ mai jute… quann
le caccèrn, lassàrn ‘a preghier ddà ghindr”.
Secondo lui, le suore avevano promesso di vegliarlo per
sempre, quel luogo, non per spaventare, ma per custodire ciò che avevano amato.
C’è chi dice che una di loro non riuscì ad andarsene, rimasta
chiusa per errore in una cella durante il caos dell’abbandono, altri giurano
che non morì mai davvero, ma che si consumò pregando, finché il suo corpo
diventò silenzio e la sua anima luce.
Ancora oggi, nelle notti calme, chi si ferma davanti al
convento in silenzio, può sentire un canto bassissimo… quasi un soffio, non è
un lamento… è una preghiera.
E gli anziani di Ferrandina dicono sempre la stessa cosa… “Fign
a quann s sent cantà… Santa Chiara sta
angor llà”
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