PALAZZO LIBONATI
E LO STUCCATORE IMPAZZITO…
Edificato in via G.B. Vico Del XIX Secolo, palazzo signorile
con lesene in mattoni e balconi con mensole in pietra, rettangolare con tetto a
doppia falda e muratura in pietra, decorazioni esterne con lesene in mattoni,
balconi con mensole in pietra.
Un palazzo ottocentesco che conserva tra le sue mura una
particolare leggenda… la leggenda dello stuccatore impazzito per la sua
maniacale precisione…
La leggenda dello stuccatore
impazzito
Nel cuore silenzioso di via G.B.
Vico, dove le ombre del passato sembrano allungarsi al calar del sole, sorge
ancora oggi il severo ed elegante Palazzo Libonati, le sue mura in pietra,
ornate da lesene in mattoni e balconi sorretti da solide mensole, raccontano
una storia che pochi osano ricordare ad alta voce.
Si narra che, durante la sua
costruzione nell’Ottocento, vi lavorasse uno stuccatore di straordinaria
abilità, il suo nome è andato perduto, ma la sua ossessione per la perfezione è
rimasta incisa tra quelle pareti, ogni fregio, ogni decorazione, ogni minimo
dettaglio doveva essere impeccabile, nessuna imperfezione era tollerata,
nessuna sbavatura concessa.
All’inizio, i committenti
ammiravano il suo talento, ,le decorazioni prendevano vita sotto le sue mani
come opere d’arte, ma col passare dei mesi, qualcosa cambiò.
L’uomo iniziò a lavorare anche
di notte, illuminato solo dalla tremolante luce delle candele, si dice che
parlasse da solo, discutendo con le pareti, come se queste gli rispondessero.
Una mattina, gli operai lo
trovarono ancora lì, immobile davanti a una cornice appena completata, aveva
passato la notte a rifinirla, raschiando e ricostruendo lo stesso dettaglio
decine di volte, quando qualcuno osò dirgli che era perfetta così com’era, lo
stuccatore ebbe uno scatto d’ira, urlò che la perfezione non era mai
abbastanza, che l’opera stessa gli chiedeva di essere migliorata.
Da quel giorno, il suo
comportamento divenne sempre più inquietante, si racconta che distruggesse
intere sezioni già finite solo per rifarle, convinto che un difetto invisibile
agli altri le rendesse indegne, i suoi occhi, un tempo attenti e precisi, si
fecero febbrili, consumati da una visione che nessun altro riusciva a
comprendere… finché, una notte, accadde qualcosa.
I vicini giurarono di aver udito
colpi violenti, come martellate furiose, seguiti da urla spezzate, poi,
improvvisamente, il silenzio, il mattino seguente, lo stuccatore era scomparso,
nessuna traccia, nessuna spiegazione, solo una parete incompleta, lasciata
grezza, come se il lavoro fosse stato interrotto nel mezzo di un gesto, e da
allora, quella porzione del palazzo non venne mai terminata.
E ancora oggi, chi attraversa la
via nelle notti più quiete giura di sentire un leggero raschiare provenire
dall’interno. Un suono ritmico, ossessivo. Come il lavoro di una cazzuola sulla
pietra.
C’è chi dice che lo stuccatore
non se ne sia mai andato… ma sia rimasto lì, intrappolato tra le sue stesse
creazioni, condannato a cercare una perfezione che non potrà mai raggiungere.
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