LETTERA AL MIO CORPO
Caro corpo,
scriverti è strano, perché a questo punto non siamo più in
simbiosi.
Viviamo insieme da una vita, ma ormai mi sembri più un
coinquilino passivo-aggressivo che un alleato.
All’inizio andavamo anche d’accordo.
Poi hai deciso che la noia era un problema serio e hai
iniziato a invitare specialisti a casa senza avvisarmi.
E allora hai cominciato con i luminari di Oncologia, così,
per rompere il ghiaccio, prima anamnesi… Tumore all’intestino, una roba
elegante, di peso, mica un semplice raffreddore, hai pensato… “Partiamo subito
col botto, così capisce il tono generale”.
Fortunatamente andato a buon fine, con mezzo metro di
intestino in meno si vive comunque, poi la chemioterapia di prevenzione,
grazie, corpo… davvero, un’esperienza che consiglio a chi vuole…
perdere lucidità e sensibilità,
perdere energie,
e scoprire che il gusto del cartone bagnato può avere delle
sfumature olfattive del tutto particolari, finita?
Macché… ora è il turno del “CUORE”, caro corpo, spiegami una
cosa… perché mandarmi il cuore in modalità jazz? Perché la fibrillazione
atriale? Che cos’è, un bisogno artistico represso? Il battito che fa freestyle,
l’ECG che sembra un impianto di montagne russe… e via di cardioversione…
La cardioversione, caro corpo, è quel momento magico in cui…
mi spengono, tu vieni resettato, e al risveglio speriamo tutti che tu abbia
capito la lezione… forse… e sappi che, a forza di entrare e uscire dalla sala
operatoria ormai potrei timbrare il cartellino… “Buongiorno”, “Bentornato”, “No
guardi, grazie, non mi fermo, è solo un reset veloce”.
Nel frattempo, senza alcuna tregua, subentra anche la
tiroide, ah, la tiroide… la stronza educata, quella che non fa casino, ma ti
rovina la giornata con un sorriso, ormoni a caso, umore a sorpresa, metabolismo
che lavora quando gli pare… un sabotaggio interno fatto bene… poco male…
pasticca di Eutirox ogni mattina e si va avanti.
Ma quando ormai pensavo di averle viste tutte… la notte di
Capodanno, poco prima della mezzanotte, si presenta un grave problema
Urologico… caro corpo, era necessario? Davvero mancava solo quello? Era una
questione di completezza? Tipo… “Facciamogli il giro completo, che poi si
lamenta”, altro intervento, altro ricovero, altro pigiama che non è mai quello
giusto.
A questo punto… caro corpo, aspetta un attimo… parliamone…
io non ti chiedo più “perché”, ti chiedo solo quanto dura e se posso almeno
bere un caffè prima, sai qual è il problema, caro corpo? che io non mi sento un
guerriero… non lo sono, mi sento uno che viene smontato e rimontato spesso, con
viti autofilettanti avanzate, ma rido… rido non perché sono forte… non lo sono…
rido perché se non rido ti prendo a male parole, e non servirebbe a niente,
quindi ascoltami bene… io continuo a portarti in giro, continuo a firmare
consensi informativi, continuo a entrare in sala operatoria come se fosse un
ascensore, ma tu, ogni tanto, fai il tuo lavoro… non chiedo miracoli, solo un
periodo di serenità… una tregua, una stagione senza nuovi colpi di scena… Con
affetto mal riposto… il tuo inquilino principale.
P.S.
Se stai già preparando i prossimi episodi, abbi almeno la
compiacenza di farmelo sapere in tempo reale, che il caricatore… alla pistola…
l’ho già pronto.
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