E RITORNAMMO A RIVEDER LE STELLE
Eravamo due persone tranquille, normali, moderatamente
funzionanti, con progetti semplici, cena leggera, passeggiata, lamentela sul
tempo, poi il destino ci ha guardati e ha detto… “Troppo sereni, alziamo il
volume”.
Tutto comincia con il braccio di mia moglie… una notte si
sveglia alle 02:00 e il braccio decide di fare il divo, non risponde,
formicola, protesta, sembra un telecomando con le pile scariche, io entro
subito in modalità panico nazionale, “Chiama qualcuno!”, “Sto chiamando!”,
“Chi?”, “Non lo so, ma qualcuno!”…
Lei invece calma, regale, tono da regina borbonica,
“Tranquillo… Non è niente, ma chiama qualcuno”, il braccio nel frattempo fa
sciopero generale.
Via di corsa con il 118 al pronto soccorso, sedie scomode,
aria tragica, gente che sospira come in una telenovela, io cammino avanti e
indietro come un parente nei film, mancava solo il violino…
Diagnosi… embolia ischemica al braccio… io annuisco serio
come se lo sapessi da sempre, dentro penso,
“Ischemia? Ma noi paghiamo pure la tassa per la
circolazione!”.
Lei affronta tutto con dignità, io con tre caffè e un
pacchetto di sigarette che non ricordo di aver mai comprato, quando finalmente
torniamo a casa penso, anche questa volta è andata bene, e invece no, perché la
tragedia, quando viene, porta pure il cugino…
Dopo pochi giorni tocca a me, cistoscopia di controllo per
un problema riscontrato dalla TAC di controllo Oncologico, parte bassa in
rivolta, fastidio feroce, cammino come uno che ha perso una scommessa, mi siedo
piano, mi alzo ancora più piano, faccio rumori quando mi muovo, tipo porta
antica, lei mi guarda con dolce vendetta, “Tranquillo, non è niente, ma chiama
qualcuno”, parole già sentite, già vissute recentemente, bevo tanta acqua ma il problema non si risolve,
visite, controlli, medicine, la casa diventa una farmacia, il divano, una lettiga, nasce la gara del dolore
coniugale, “Tu quanto stai male?”, “Abbastanza da lamentarmi”, “Io di più”, “No
io di più”, “Pareggio tecnico”.
Ogni pillola ha una storia… ogni bustina è un atto di fede,
ogni bugiardino è lungo come un romanzo russo ma con meno allegria, commentiamo
gli effetti come critici teatrali, “Questo mi ha steso”, “Questo mi ha
confuso”, “Questo non so che ha fatto ma ha fatto qualcosa”.
La sera ci guardiamo sul divano, due sopravvissuti, “Come
va?”, “Sono vivo,”, “Pure io… miracolo”, poi piano piano passa, migliora, si
respira, torniamo fuori, facciamo due passi, nessuno zoppica (troppo), nessuno
si lamenta (a voce alta), alziamo gli occhi al cielo, le stelle stanno lì,
tranquille, come se niente fosse successo… tipico.
E insieme, provati, drammatici, leggermente rumorosi nelle
articolazioni, “ritornammo a riveder le stelle”, e a controllare gli orari
delle medicine, perché l’amore vero è passione, poesia… sapere dove sta il
termometro quando serve, ma soprattutto sentirsi dire… “Tranquillo, non è
niente, ma chiama qualcuno…
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