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I Sassi di Matera

I Sassi di Matera
I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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domenica 3 maggio 2026

 

E RITORNAMMO A RIVEDER LE STELLE

Eravamo due persone tranquille, normali, moderatamente funzionanti, con progetti semplici, cena leggera, passeggiata, lamentela sul tempo, poi il destino ci ha guardati e ha detto… “Troppo sereni, alziamo il volume”.

Tutto comincia con il braccio di mia moglie… una notte si sveglia alle 02:00 e il braccio decide di fare il divo, non risponde, formicola, protesta, sembra un telecomando con le pile scariche, io entro subito in modalità panico nazionale, “Chiama qualcuno!”, “Sto chiamando!”, “Chi?”, “Non lo so, ma qualcuno!”…

Lei invece calma, regale, tono da regina borbonica, “Tranquillo… Non è niente, ma chiama qualcuno”, il braccio nel frattempo fa sciopero generale.

Via di corsa con il 118 al pronto soccorso, sedie scomode, aria tragica, gente che sospira come in una telenovela, io cammino avanti e indietro come un parente nei film, mancava solo il violino…

Diagnosi… embolia ischemica al braccio… io annuisco serio come se lo sapessi da sempre, dentro penso,

“Ischemia? Ma noi paghiamo pure la tassa per la circolazione!”.

Lei affronta tutto con dignità, io con tre caffè e un pacchetto di sigarette che non ricordo di aver mai comprato, quando finalmente torniamo a casa penso, anche questa volta è andata bene, e invece no, perché la tragedia, quando viene, porta pure il cugino…

Dopo pochi giorni tocca a me, cistoscopia di controllo per un problema riscontrato dalla TAC di controllo Oncologico, parte bassa in rivolta, fastidio feroce, cammino come uno che ha perso una scommessa, mi siedo piano, mi alzo ancora più piano, faccio rumori quando mi muovo, tipo porta antica, lei mi guarda con dolce vendetta, “Tranquillo, non è niente, ma chiama qualcuno”, parole già sentite, già vissute recentemente, bevo  tanta acqua ma il problema non si risolve, visite, controlli, medicine, la casa diventa una farmacia, il  divano, una lettiga, nasce la gara del dolore coniugale, “Tu quanto stai male?”, “Abbastanza da lamentarmi”, “Io di più”, “No io di più”, “Pareggio tecnico”.

Ogni pillola ha una storia… ogni bustina è un atto di fede, ogni bugiardino è lungo come un romanzo russo ma con meno allegria, commentiamo gli effetti come critici teatrali, “Questo mi ha steso”, “Questo mi ha confuso”, “Questo non so che ha fatto ma ha fatto qualcosa”.

La sera ci guardiamo sul divano, due sopravvissuti, “Come va?”, “Sono vivo,”, “Pure io… miracolo”, poi piano piano passa, migliora, si respira, torniamo fuori, facciamo due passi, nessuno zoppica (troppo), nessuno si lamenta (a voce alta), alziamo gli occhi al cielo, le stelle stanno lì, tranquille, come se niente fosse successo… tipico.

E insieme, provati, drammatici, leggermente rumorosi nelle articolazioni, “ritornammo a riveder le stelle”, e a controllare gli orari delle medicine, perché l’amore vero è passione, poesia… sapere dove sta il termometro quando serve, ma soprattutto sentirsi dire… “Tranquillo, non è niente, ma chiama qualcuno…

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