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I Sassi di Matera

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I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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domenica 24 maggio 2026

 

EX FILANDA CON CIMINIERA SCORPIONE

Fondata verso la metà del secolo XIX da Antonio Scorpione, nato nell’omonimo palazzo nel 1835, ubicato nel centro storico, ed ivi deceduto nel 1900, discendente da una nobile famiglia, trasferitasi dal vicino casale di Uggiano nella nascente Ferrandina dopo il terremoto del 1456, l’immobile rappresenta una delle prime e più qualificate espressioni di archeologia industriale nella Basilicata. L’importanza storica deriva dall’essere stato, in ambito regionale, fra i primi insediamenti civili ad essere alimentato ad energia elettrica in un periodo sicuramente antecedente l’inaugurazione dell’impianto elettrico, realizzato dal medesimo Antonio Scorpione verso la fine dell’ottocento. Le molteplici attività produttive connesse alla lavorazione e trasformazione delle materie prime agricole, provenienti dal territorio, quali il grano, l’ulivo e la canapa, nei locali destinati a mulino, frantoio e filanda, vengono dimesse all’inizio degli anni ’60 dell’ultimo secolo. La nascita del polo produttivo, si collega in primo luogo ai progressi di agricoltura della coltivazione dell’ulivo, quindi del grano e della canapa, in base alla disponibilità di nuovi terreni a seguito dei processi di disboscamento del territorio ed avviene nel periodo caratterizzato dalla cosiddetta “rivoluzione industriale” che superando antiche e lente tecniche di lavorazione delle materie prime, imprime un’accelerata al processo produttivo di lavorazione mediante l’utilizzo di macchinari a vapore per generare energia elettrica. Il luogo prescelto a metà ‘800, sito in zona periferica all’allora centro urbano, collegato a questo da strada carrabile, si caratterizza morfologicamente da declivio collinare geologicamente composto da banchi di sabbia cementata di facile escavazione, dove molto probabilmente preesistevano cavità grottali artificiali (sgrottamenti) che vengono inglobate e quindi connesse alle aule del nuovo fabbricato, addossato al declivio naturale.

Distintasi nel mondo per la produzione del miglior filato presente nell’allora mercato tessile, chiamato “LA FELANDINA”, tanto richiesto e tanto commercializzato non solo a livello nazionale ma anche all’estero, prodotta da un impianto con caldaia a vapore, alimentata con i prodotti degli scarti della lavorazione delle materie prime (sansa ecc.) generando l’energia elettrica utile per il funzionamento dei macchinari dell’azienda, immettendo i fumi nell’atmosfera tramite alta ciminiera, che conferisce il toponimo al compendio strutturale.

E come ogni monumento che si ristetti, anche la ex Filanda Scorpione con la sua maestosa ciminiera, ha la sua misteriosa leggenda che ne amplifica l’importanza e la sua storia antica…

La leggenda della Filanda Scorpione e del filo pregiato

Nella seconda metà dell’Ottocento, alle porte di Ferrandina, sorgeva la maestosa filanda di Antonio Scorpione, la sua alta ciminiera dominava le colline come un faro di progresso, e di notte il bagliore dei macchinari a vapore sembrava il respiro stesso della nuova era industriale.

Si diceva che Antonio Scorpione non fosse solo un uomo di ingegno, ma anche di ambizione senza limiti, la sua filanda produceva un filato così fine e resistente che venne chiamato “La Felandina”, un tessuto quasi leggendario, richiesto dai mercanti di tutta Europa, ma dove c’era ricchezza, nascevano anche invidia e intrighi.

Un gruppo di mercanti rivali, provenienti da Napoli e Bari, iniziò a sospettare che il successo della filanda non fosse dovuto solo alla tecnica, voci sussurrate nelle taverne raccontavano che Scorpione avesse scoperto un antico segreto nascosto nelle grotte sotto l’edificio, una sorgente sotterranea capace di rendere la fibra più resistente.

Tra questi rivali c’era Don Ruggiero Valente, un commerciante senza scrupoli, che decise di impossessarsi del segreto con ogni mezzo, e una notte d’autunno, i suoi uomini si introdussero nella filanda attraverso le cavità scavate nella collina, ma ciò che trovarono non fu ciò che si aspettavano…

Non trovando alcuna sorgente miracolosa, scoprirono invece qualcosa di ancora più prezioso, i progetti dell’impianto elettrico di Scorpione, una tecnologia all’avanguardia per l’epoca, Don Ruggiero fece recapitare una lettera… “Consegnami il segreto della tua energia, o la tua filanda cadrà in rovina”, Scorpione, uomo fiero, non cedette, ma sapeva che lo scontro diretto avrebbe distrutto tutto ciò che aveva costruito.

A salvare la situazione fu Lucia, una giovane tessitrice della filanda, figlia di contadini, conosceva ogni angolo dell’edificio, comprese le antiche cavità sotterranee, Lucia propose un piano audace, fece credere agli uomini di Don Ruggiero che il segreto fosse davvero nascosto nelle grotte, guidandoli in un dedalo di cunicoli, lì, li condusse in una cavità instabile, dove un piccolo crollo, provocato ad arte, li intrappolò senza ferirli, ma impedendo loro di fuggire, nel frattempo, Scorpione avvisò le autorità, e la verità venne alla luce, Don Ruggiero fu arrestato e il suo tentativo di ricatto smascherato, la reputazione di Antonio Scorpione crebbe ancora di più, non solo industriale innovatore, ma uomo giusto, e quando gli chiesero quale fosse il vero segreto della “Felandina”, rispose… “Non è magia né mistero… è il lavoro, l’ingegno… e le mani di chi crede in ciò che fa”.

Lucia divenne caposala della filanda, e si racconta che fu proprio lei a migliorare ulteriormente la qualità del filato.

La filanda continuò a prosperare per decenni, e la sua ciminiera rimase simbolo di progresso e riscatto, e ancora oggi, gli anziani di Ferrandina raccontano che, nelle notti di vento, si può sentire un leggero sussurro provenire dalla collina… come il filo di un telaio invisibile… che continua a tessere la leggenda… della Felandina.

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