PALAZZO CENTOLA 2… LA VENDETTA…
Ubicato in via dei Mille, risalente XVIII secolo, a pianta
rettangolare, tetto a padiglione con tegole, muratura in pietra, cornice di
coronamento superiore, portale in pietra.
Edificio in pietra e mattoni, portale e gradini d’accesso in
pietra, ricca cornice di coronamento superiore, la facciata principale si
presenta piuttosto sobria, è ornata da finestre e da una balconata con
ringhiera in ferro battuto retta da mensole in pietra.
A differenza dall’altro in Via Vittorio Veneto, veniva
utilizzato come seconda abitazione, un edificio non allo stesso livello storico
del precedente, ma comunque gentilizio e abbastanza ricco di storia e di
leggende, come quella che viene riportata di seguito…
Si racconta che il Palazzo Centola 2 di via dei Mille non
fosse soltanto una dimora secondaria, ma un luogo scelto con estrema attenzione
dalla famiglia Centola per un motivo che pochi conoscevano.
Mentre il palazzo principale in Via Vittorio Veneto era
simbolo di potere e rappresentanza, questo edificio più sobrio custodiva
qualcosa di più intimo… e più inquietante.
Nel XVIII secolo, il secondogenito della famiglia, escluso
dall’eredità maggiore, si ritirò proprio qui, uomo colto ma tormentato,
trascorreva le sue giornate tra manoscritti, specchi e strani strumenti che
attiravano curiosità e sospetti, si diceva che studiasse il tempo… non quello
che scorre, ma quello che si può piegare.
Secondo la leggenda, tra i due palazzi esisteva un legame invisibile,
nelle notti senza luna, una luce tremolante appariva contemporaneamente in una
finestra del palazzo principale e sulla balconata in ferro battuto di questo
edificio, gli abitanti del paese iniziarono a sussurrare che i due fratelli
comunicassero attraverso qualcosa che non apparteneva al mondo dei vivi.
Una notte, però, accadde qualcosa di diverso…
Dal palazzo in Via Vittorio Veneto si udì un grido,
improvviso e soffocato, nello stesso istante, la luce in via dei Mille si fece
accecante, poi si spense di colpo, il mattino seguente, il fratello maggiore fu
trovato senza vita nel suo letto… ma con un’espressione di puro terrore, nel
secondo palazzo, invece, non vi era traccia del secondogenito…
Le porte erano chiuse dall’interno, i gradini in pietra
intatti… nessun segno di fuga… solo una cosa era cambiata, sulla parete accanto
al portale in pietra, comparve una sottile crepa verticale, come se l’edificio
stesso si fosse aperto e poi richiuso, e chi giurò di avvicinarsi abbastanza
disse di aver sentito, provenire da quella fessura, un debole sussurro… come
una voce intrappolata tra due luoghi…
Da allora si dice che i due palazzi siano ancora collegati…
ma non più come prima, nel palazzo di Via Vittorio Veneto si percepisce una
presenza che osserva, immobile, in quello di via dei Mille, invece, qualcuno, o
qualcosa, sembra ancora cercare una via d’uscita.
E nelle notti più silenziose, c’è chi giura che la balconata
in ferro battuto scricchioli leggermente… come se qualcuno vi si affacciasse,
senza mai mostrarsi…
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