LA VITA OLTRE LA VITA...
Cerco di immaginare come
potrebbe essere la mia vita dopo la dipartita... e ve lo racconto.
Non avevo mai avuto paura della
morte, non perché fossi coraggioso… tutt’altro… ma perché non ero mai riuscito
a immaginarlo davvero, mi sembrava sempre una parola troppo grande per stare
dentro la mia testa.
Poi, un giorno qualunque, uno di
quelli con il caffè bevuto in fretta e una lista di cose da fare mai
completata… successe… la cosa più strana fu che… non successe niente.
Nessun tunnel luminoso, nessun
coro angelico, solo silenzio… e poi una stanza, una stanza semplice, con una
sedia, un tavolo e una finestra, fuori, un paesaggio indefinito, non mare, non
montagna, non città, qualcosa che cambiava
leggermente ogni volta che lo guardavo, come se non riuscissi a decidermi,
“Ah,” dissi, sedendomi… “Quindi è così”.
Passarono minuti, o forse ore, o
forse niente, perché lì il tempo sembrava una convenzione un po’ superata, alla
fine comparve qualcuno, un tipo normale, in giacca, con un’aria leggermente
annoiata… “Enzo?”… “Sì”, “Benvenuto”, “Grazie… credo… è l’aldilà?”, “Più o meno,
dipende da come lo vuoi chiamare”… annuii, come se avessi capito… ma non aveva
capito niente… “E quindi adesso?”… “Adesso vivi”, aggrottai la fronte… “Scusa?”…
“Vivi… Qui”.
E in effetti iniziò così…
I giorni… se così si potevano
chiamare… si riempirono lentamente, libri che comparivano quando li desideravo,
passeggiate in luoghi che cambiavano a seconda dell’umore, conversazioni con
persone che sembravano sapere sempre esattamente cosa dire… o cosa non dire, era…
piacevole… forse troppo.
Dopo un po’, iniziai a notare
qualcosa, nessuno aveva fretta, nessuno sbagliava davvero, nessuno perdeva
niente, e, cosa più inquietante, nessuno desiderava veramente qualcosa…
Una sera, o quello che gli
somigliava, tornai dall’uomo in giacca… “Senti,” dissi, “è tutto… bello, ma
anche un po’ vuoto, no?”, l’uomo lo guardò senza sorpresa, “Succede”, “Succede?”,
“Sì, arriva sempre questo momento”, mi sedetti, “E allora?”, “Abbiamo delle
opzioni”, “Tipo?”, “Puoi restare qui, tranquillo, senza dolore, senza rischi”, “Oppure?”,
“Oppure puoi tornare”, rimasi in silenzio… “Tornare dove?”… “Indietro, alla
vita”, “Ma, per caso sono morto”, “Dettagli tecnici”, risi… una risata breve,
quasi incredula, “E perché qualcuno dovrebbe voler tornare?”, l’uomo fece
spallucce, “Perché lì le cose finiscono”, “E qui no?”, “No”,
Guardai fuori dalla finestra, il
paesaggio stava cambiando di nuovo, bello… sempre più bello… troppo bello, “E
se torno… ricorderò tutto questo?”… l’uomo sorrise appena, “No, ma qualcosa ti
resterà addosso, una specie di nostalgia senza nome”, mi alzai… “E se resto?”, “Resterai…
per sempre”, “Per sempre è lungo”, “Esattamente”.
Ci pensai… non molto, a dire il
vero, “Sai che ti dico?” dissi infine… “Riproviamo”.
L’uomo annuì, come se fosse la
scelta più comune del mondo, “Bene… allora vai”, la stanza svanì… aprii gli
occhi di colpo… il caffè era ancora caldo sul tavolo, il telefono vibrava, una
lista di cose da fare mi fissava dallo schermo… “Ah,” dissi, portandomi una
mano al petto… “Che sogno strano…”, mi alzai, un po’ scosso, ma con una
leggerezza nuova, non sapevo perché, ma tutto mi sembrava improvvisamente più
fragile, più… prezioso, sorrisi… poi mi fermai, e sul tavolo, accanto al caffè,
c’era un foglietto che non ricordavo di aver scritto… una frase sola, in una
grafia che sembrava la sua… “Hai già scelto una volta… non sprecarla…”.
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