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I Sassi di Matera

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sabato 2 maggio 2026

 FONDO ANTICO

TESORO STORICO FERRANDINESE

E la leggenda tra gli “Incunaboli”

Il Fondo antico è costituito da incunaboli, cinquecentine, seicentine, da testi antichi fino al 1865.

Per quanto riguarda il nucleo bibliografico in oggetto, trattasi di testi cronologicamente collocati tra il 1417 e il 1865:

Testo non identificato del 1417

Operum Divi Aurelii 1551

D.T. de Vio: Caietani Cardinalis 1560

Manuale Confessariorum et poenitentium 1573

J. Chrofcziejoiosky: De morbis puerorum 1583

Fr. Joanne Germiniano: Summa de exemplis 1583

C.I. Episcopi: Historiam Evangelicam 1586

P.D. Cusitani: Conciones quadruplices 1589 Etc.

Lo stato di conservazione dei libri purtroppo non è ottimale, infatti molte delle opere necessitano di restauro poiché sono completamente spaginate cosa che rende possibile anche la totale perdita del patrimonio bibliografico antico appartenente al Comune di Ferrandina. Al tempo della soppressione, oltre 70 biblioteche conventuali si trovavano in Basilicata nei conventi dei vari ordini. Di queste ben tre erano a Ferrandina nei tre conventi di religiosi. L’inventario della biblioteca del convento di S. Domenico giunto a noi, appare molto provvisorio e disarticolato però mostra notizie essenziali del fondo libraio che appare abbastanza significativo e meritevole di valorizzazione. L’inventario originario, secondo alcuni studiosi locali, descrive non solo i libri ma anche reperti, quadri e altri oggetti preziosi conservati anch’essi presso la Biblioteca comunale. Sembrerebbe che la Biblioteca fosse a sfondo scolastico e serviva per lo studentato interno al convento. Si riscontrano le normali e classiche divisioni della teologia che vanno dalla S. Scrittura alla Teologia Dommatica, morale, sacramentaria. È necessario individuare cosa è rimasto ai posteri perché il suddetto patrimonio non rappresenta solamente il patrimonio di un convento ma costituisce parte della storia del popolo ferrandinese.

E su queste notizie, nasce una interessante leggenda… quella della visita dell’illustre viandante sconosciuto, passato casualmente dalla città Aragonese…

Nel cuore silenzioso del convento di San Domenico a Ferrandina, tra archi consumati dal tempo e un chiostro dove il vento sembrava sussurrare antiche preghiere, si custodiva un tesoro che pochi avevano davvero compreso… il Fondo Antico…

Si dice che, in un autunno del tardo Cinquecento, giunse al convento un viaggiatore illustre, alcuni lo identificarono con Torquato Tasso, altri sostennero fosse solo un dotto pellegrino, egli portava con sé non solo manoscritti, ma una fame insaziabile di conoscenza.

Fu accolto da Francesco, il custode bibliotecario, non era un uomo di grande fama, ma conosceva ogni volume come si conosce un volto amato, le sue mani, segnate dall’inchiostro e dal tempo, tremavano appena mentre apriva le porte della biblioteca… «Qui non custodiamo solo libri,» disse Francesco con voce bassa, «ma il respiro di chi ci ha preceduto».

Le scaffalature, alte e scure, custodivano incunaboli antichi, alcuni risalenti a epoche così remote da sembrare quasi irreali, il misterioso testo del 1417, privo di autore, giaceva avvolto in un panno consunto. Le opere del 1551, del 1560, del 1573… ogni volume raccontava una storia di mani, menti e anime, il visitatore rimase colpito non solo dalla quantità, ma dal silenzio… un silenzio vivo…

Passeggiando nel chiostro, tra colonne illuminate da una luce dorata, Francesco gli raccontò… «Un tempo, questa biblioteca era viva di giovani studenti, qui si studiava la Sacra Scrittura, la teologia morale, i misteri della fede… ma ora…» si fermò, indicando una finestra rotta «…ora il tempo si porta via ciò che resta», il viaggiatore, colpito, chiese di vedere i volumi più fragili, Francesco gli mostrò libri ormai spaginati, fogli sciolti come foglie d’autunno, «Se nessuno li salverà», disse il custode, «scompariranno… e con loro, la memoria di Ferrandina».

Quella notte, sotto il portico del chiostro, il visitatore scrisse a lungo, si racconta che compose parole accorate sulla fragilità del sapere e sull’urgenza di custodirlo, alcuni credono che quei pensieri abbiano viaggiato lontano, ispirando uomini e istituzioni, prima di partire, il forestiero si fermò davanti a Francesco, «Non sei solo un custode», disse, «sei un guardiano del tempo e della Cultura», Francesco sorrise appena, «Io posso solo custodire», rispose… «Ma qualcuno dovrà ricordare»…

E ancora oggi… nelle giornate di vento, tra i corridoi del vecchio convento, si dice che si possano udire pagine sfogliarsi da sole, e qualcuno giura che, tra le ombre del chiostro, due figure camminino ancora, un poeta e un custode… uniti dal silenzioso giuramento di non lasciare morire la memoria.



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