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I Sassi di Matera

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I Sassi di Matera (Clicca per conoscere la sua storia)

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sabato 2 maggio 2026

 

LE VICENDE DOMESTICHE DELLA CASA REALE 

PER LA COSTRUZIONE DI FERRANDINA…

Immagino i litigi e le discussioni tra il Re Federico D’Aragona e la Regina Isabella del Balzo durante la costruzione della città di Ferrandina, la chiamarono prima Troilia in onore della città distrutta dell’Africa Minore,  Troia, poi convertita in Ferrandina con il titolo di “Civitas” e sullo stemma comunale la scritta con 6 “F”… “Fridericus Ferranti Filius Ferrandinam Fabbricare Fecit”.

La precisione femminile di Isabella contro la superficialità e distrazione di Federico, che tra una battaglia e l’altra, nei ritagli di tempo, progettava strade troppo strette e case troppo vicine, mentre Isabella ideava la piazza centrale più grande della regione Lucania, insieme ad una maestosa chiesa Madre.

Litigi e discussioni che si protraevano anche durante la notte, motivo per cui, le molteplici escursioni notturne di Federico con la scusa di dover controllare lo stato dei lavori.

E… nell’immaginario collettivo… questo è quanto succedeva nella casa Reale…

Nelle cronache ufficiali, Federico d’Aragona appare come sovrano deciso e stratega instancabile, Isabella del Balzo come consorte devota e raffinata, ma tra le mura ancora grezze di Ferrandina, o Troilia, come lei insisteva a chiamarla nei primi anni, la verità aveva il sapore più umano delle discussioni domestiche.

Si racconta che una sera, mentre i muratori avevano appena tracciato i confini della futura piazza, Isabella scese tra le impalcature con una candela in mano, osservò in silenzio, poi chiamò Federico con quel tono che non ammetteva repliche, «Maestà… questa piazza è indegna di una città che deve nascere per durare», Federico, stanco, ancora con la polvere delle cavalcate addosso, cercò di liquidare la questione con un gesto, «È sufficiente… la gente ha bisogno di case, non di vuoti», «No,» ribatté lei, «la gente ha bisogno di respiro, e una città senza respiro è già morta».

Quella notte, si dice, non dormirono, i servi udivano le loro voci attraversare i corridoi, lui più impulsivo, lei ferma, precisa, quasi architetta dell’anima oltre che delle pietre.

Alla fine, la piazza venne ampliata, non per concessione, ma perché Federico, pur non ammettendolo, sapeva riconoscere quando Isabella aveva ragione.

Le loro divergenze erano continue, ma mai banali, Federico progettava con la mente del soldato, difesa, rapidità, utilità, strade strette per controllare meglio i movimenti, edifici ravvicinati per protezione reciproca, Isabella, invece, pensava alla memoria, «Non stiamo costruendo un accampamento», diceva spesso, «ma una città che parlerà di noi quando saremo polvere».

Una volta arrivò persino a far demolire, senza avvisarlo, una fila di case appena completate perché «troppo soffocanti», Federico andò su tutte le furie, e pare che per tre giorni non le rivolse parola.

Il quarto giorno, però, le fece trovare un dono, un piccolo modellino in legno della città… con le modifiche suggerite da lei, non era una scusa, era il suo modo di dire… scusa… ho capito.

Le “ispezioni notturne” di Federico divennero presto leggenda, ufficialmente, controllava i lavori, in realtà, cercava tregua… cavalcava tra i cantieri silenziosi, osservava le torce lontane, e forse, lontano dagli occhi di Isabella, poteva permettersi di dubitare.

Una notte, però, lei lo seguì… e lo trovò fermo davanti alla futura chiesa madre, ancora incompleta, Federico non la sentì arrivare… «Temi che non basti?» chiese Isabella alle sue spalle, lui rimase in silenzio per un momento, poi rispose con una sincerità rara… «Temo che tutto questo non basti a rendermi degno», fu uno di quei momenti in cui il re scompariva e restava solo l’uomo, Isabella non replicò subito, si avvicinò, guardò anche lei quella costruzione incompiuta, «Allora costruiamola meglio,» disse infine, «Insieme».

Non mancavano, ovviamente, gesti più quotidiani, si narra che Isabella controllasse personalmente le cucine, lamentandosi della scarsa qualità del pane, mentre Federico, incurante, mangiava di gusto qualsiasi cosa pur di tornare presto ai suoi impegni… «È per questo che sei sempre distratto», lo rimproverava lei, «Ti nutri come un soldato», «E tu come una regina,» ribatteva lui sorridendo, «il che compensa entrambi».

Col tempo, Ferrandina divenne davvero una “Civitas”, e nello stemma, con quelle sei “F” solenni, “Fridericus Ferranti Filius Ferrandinam Fabbricare Fecit”, rimase inciso il segno di Federico, ma tra le pietre, negli spazi ampi della piazza, nella proporzione delle vie e nella dignità degli edifici, si percepisce ancora l’influenza silenziosa di Isabella, perché se Federico costruì la città, Isabella le insegnò a respirare, e forse il loro matrimonio fu proprio questo… un continuo scontro tra impulso e misura, tra fretta e visione… che, invece di distruggere, finì per creare qualcosa destinato a durare nel tempo…

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