LE VICENDE DOMESTICHE DELLA CASA REALE
PER LA COSTRUZIONE DI
FERRANDINA…
Immagino i litigi e le discussioni tra il Re Federico
D’Aragona e la Regina Isabella del Balzo durante la costruzione della città di
Ferrandina, la chiamarono prima Troilia in onore della città distrutta
dell’Africa Minore, Troia, poi
convertita in Ferrandina con il titolo di “Civitas” e sullo stemma comunale la
scritta con 6 “F”… “Fridericus Ferranti
Filius Ferrandinam Fabbricare Fecit”.
La precisione femminile di Isabella contro la superficialità
e distrazione di Federico, che tra una battaglia e l’altra, nei ritagli di
tempo, progettava strade troppo strette e case troppo vicine, mentre Isabella
ideava la piazza centrale più grande della regione Lucania, insieme ad una
maestosa chiesa Madre.
Litigi e discussioni che si protraevano anche durante la
notte, motivo per cui, le molteplici escursioni notturne di Federico con la
scusa di dover controllare lo stato dei lavori.
E… nell’immaginario collettivo… questo è quanto succedeva
nella casa Reale…
Nelle cronache ufficiali, Federico d’Aragona appare come
sovrano deciso e stratega instancabile, Isabella del Balzo come consorte devota
e raffinata, ma tra le mura ancora grezze di Ferrandina, o Troilia, come lei
insisteva a chiamarla nei primi anni, la verità aveva il sapore più umano delle
discussioni domestiche.
Si racconta che una sera, mentre i muratori avevano appena
tracciato i confini della futura piazza, Isabella scese tra le impalcature con
una candela in mano, osservò in silenzio, poi chiamò Federico con quel tono che
non ammetteva repliche, «Maestà… questa piazza è indegna di una città che deve
nascere per durare», Federico, stanco, ancora con la polvere delle cavalcate
addosso, cercò di liquidare la questione con un gesto, «È sufficiente… la gente
ha bisogno di case, non di vuoti», «No,» ribatté lei, «la gente ha bisogno di
respiro, e una città senza respiro è già morta».
Quella notte, si dice, non dormirono, i servi udivano le
loro voci attraversare i corridoi, lui più impulsivo, lei ferma, precisa, quasi
architetta dell’anima oltre che delle pietre.
Alla fine, la piazza venne ampliata, non per concessione, ma
perché Federico, pur non ammettendolo, sapeva riconoscere quando Isabella aveva
ragione.
Le loro divergenze erano continue, ma mai banali, Federico
progettava con la mente del soldato, difesa, rapidità, utilità, strade strette
per controllare meglio i movimenti, edifici ravvicinati per protezione
reciproca, Isabella, invece, pensava alla memoria, «Non stiamo costruendo un
accampamento», diceva spesso, «ma una città che parlerà di noi quando saremo
polvere».
Una volta arrivò persino a far demolire, senza avvisarlo, una
fila di case appena completate perché «troppo soffocanti», Federico andò su
tutte le furie, e pare che per tre giorni non le rivolse parola.
Il quarto giorno, però, le fece trovare un dono, un piccolo
modellino in legno della città… con le modifiche suggerite da lei, non era una
scusa, era il suo modo di dire… scusa… ho capito.
Le “ispezioni notturne” di Federico divennero presto
leggenda, ufficialmente, controllava i lavori, in realtà, cercava tregua… cavalcava
tra i cantieri silenziosi, osservava le torce lontane, e forse, lontano dagli
occhi di Isabella, poteva permettersi di dubitare.
Una notte, però, lei lo seguì… e lo trovò fermo davanti alla
futura chiesa madre, ancora incompleta, Federico non la sentì arrivare… «Temi
che non basti?» chiese Isabella alle sue spalle, lui rimase in silenzio per un
momento, poi rispose con una sincerità rara… «Temo che tutto questo non basti a
rendermi degno», fu uno di quei momenti in cui il re scompariva e restava solo
l’uomo, Isabella non replicò subito, si avvicinò, guardò anche lei quella
costruzione incompiuta, «Allora costruiamola meglio,» disse infine, «Insieme».
Non mancavano, ovviamente, gesti più quotidiani, si narra
che Isabella controllasse personalmente le cucine, lamentandosi della scarsa
qualità del pane, mentre Federico, incurante, mangiava di gusto qualsiasi cosa
pur di tornare presto ai suoi impegni… «È per questo che sei sempre distratto»,
lo rimproverava lei, «Ti nutri come un soldato», «E tu come una regina,»
ribatteva lui sorridendo, «il che compensa entrambi».
Col tempo, Ferrandina divenne davvero una “Civitas”, e nello
stemma, con quelle sei “F” solenni, “Fridericus
Ferranti Filius Ferrandinam Fabbricare Fecit”, rimase inciso il segno di
Federico, ma tra le pietre, negli spazi ampi della piazza, nella proporzione
delle vie e nella dignità degli edifici, si percepisce ancora l’influenza
silenziosa di Isabella, perché se Federico costruì la città, Isabella le
insegnò a respirare, e forse il loro matrimonio fu proprio questo… un continuo
scontro tra impulso e misura, tra fretta e visione… che, invece di distruggere,
finì per creare qualcosa destinato a durare nel tempo…
Nessun commento:
Posta un commento